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18. Fabula, Intreccio e Colpi di Scena

Dopo esserci occupati di quasi ogni altro aspetto di un romanzo, quest’oggi vorrei dedicarmi alla trama.
Qualcuno si starà chiedendo perché ho lasciato un argomento così importante per uno degli ultimi articoli della rubrica. La risposta è semplice: la trama è la diretta espressione della fantasia dell’autore e, per quanto se ne possa parlare, senza una buona dose di inventiva, non si va da nessuna parte.
Questo appuntamento non mira quindi a fornire consigli su come ideare una buona trama, quello sta alla base dell’originalità di ogni scrittore e non si può imparare, ma piuttosto voglio presentarvi alcuni suggerimenti sul modo di presentare la propria storia in maniera da renderla più interessante.
Per forza di cose, sarò più vago del solito, soprattutto perché vorrei tenere “segreti” i dettagli sulla storia degli alchimisti, per non rovinarne l’effetto quando la pubblicheremo in un’altra rubrica.

Fabula e intreccio

Molti di voi ricorderanno queste due parole dai tempi delle scuole in quanto le loro definizioni fanno parte del programma di lettere di tutte le scuole medie e superiori, ma tanto per rinfrescare la memoria ve le ripeto.
La fabula è l’insieme di tutti gli eventi della storia, presentati in ordine cronologico, mentre l’intreccio è il modo in cui l’autore riarrangia gli eventi della fabula, scegliendo di raccontarne alcuni prima di altri per rendere più interessante la vicenda.
Un ottimo esempio per esprimere quando l’intreccio possa discostarsi dalla fabula ci arriva dal campo cinematografico e nella fattispecie da uno dei capolavori di Quentin Tarantino: Kill Bill.
Tutta la storia di Beatrix Kiddo, è divisa in dieci capitoli, cinque per film, che vengono presentati praticamente alla rinfusa, rispetto al loro reale posizionamento cronologico.
Mi permetto di copiare da Wikipedia la tabella dei capitolo ed il relativo riposizionamento.

In ordine di apparizione

  • Capitolo 1: “2”
  • Capitolo 2: La sposa imbrattata di sangue
  • Capitolo 3: Le origini di O-Ren
  • Capitolo 4: L’uomo di Okinawa
  • Capitolo 5: Resa dei Conti alla Casa delle Foglie Blu
  • Capitolo 6: Massacro ai Due Pini
  • Capitolo 7: La tomba solitaria di Paula Schultz
  • Capitolo 8: I crudeli insegnamenti di Pai Mei
  • Capitolo 9: Elle e Io
  • Capitolo 10: Faccia a faccia

In ordine cronologico

  • Capitolo 3: Le origini di O-Ren
  • Capitolo 8: I crudeli insegnamenti di Pai Mei
  • Capitolo 6: Massacro ai Due Pini
  • Capitolo 2: La sposa imbrattata di sangue
  • Capitolo 4: L’uomo di Okinawa
  • Capitolo 5: Resa dei Conti alla Casa delle Foglie Blu
  • Capitolo 1: “2”
  • Capitolo 7: La tomba solitaria di Paula Schultz
  • Capitolo 9: Elle ed io
  • Capitolo 10: Faccia a faccia

Questo, come si può vedere, è un caso limite in cui un po’ per presentare lentamente le scene del passato della protagonista, un po’ creare suspance, il regista riarrangia tutta la storia e solo i due capitoli finali sono al loro posto.
È chiaro che per creare una struttura del genere si debba inventare una trama che si presti a tali riarrangiamenti e quindi tutto il romanzo debba essere organizzato nei minimi dettagli fin da subito, altrimenti si rischia solo di creare confusione e soprattutto frustrazione nei lettori.
È molto più semplice invece nascondere alcuni eventi e riproporli in seguito, oppure spostare solamente alcune scene, lasciando però la fabula per grandi parti inalterata. È ad esempio possibile infatti aprire la storia con una delle scene finali e poi presentare la storia tramite i ricordi del protagonista. Questo tipo di intreccio si presta molto bene in caso di narratore interno in prima persona, ma si deve comunque porre l’accento su una domanda fondamentale: perché vogliamo intrecciare la storia? Scegliere di presentare per prima una delle scene finali dovrebbe avere un motivo valido, come ad esempio quello di instillare idee sbagliate nel lettore.
Fare un esempio pratico è impossile, dovrei scrivere un racconto intero, quindi dovrete accontentarvi di un esempio fumoso.

Si può mostrare nella prima scena del romanzo, il nostro protagonista, facciamo un investigatore dell’occulto, che ha appena sparato e ucciso qualcuno, senza mostrare la vittima.
Facciamo quindi partire un enorme flashback che racconta tutta la storia e la disseminiamo di falsi indizi facendo credere che il nostro investigatore, nella prima scena, abbia ucciso il nemico a cui dava la caccia. Solo verso la fine del flaskback, e quindi del romanzo, gli eventi precipitano verso la verità e cioè che il protagonista ha ucciso invece il suo migliore amico, in un atto di misericordia in quanto egli, per salvargli la vita, si era fatto possedere dall’entità malvagia, antagonista della storia.

Mi rendo conto che non è l’esempio più originale del mondo, ma non vi aspettavate mica che vi rivelassi le mie idee più geniali? Questo basta come esempio di trama leggermente intrecciata allo scopo di far credere al lettore qualcosa che in realtà non è vera.
Intrecciare invece una storia senza motivo, solo per non raccontare i fatti in ordine, ma senza una reale intenzione da parte dello scrittore è solo controproducente. A quel punto è preferibile procedere cronologicamente e puntare tutto sull’originalità di quello che si racconta.

Un altro modo semplice per intrecciare la fabula di un racconto è quello di seguire il punto di vista di due personaggi che, vivendo scene diverse, molto probabilmente avranno momenti in cui le azioni narrate si svolgono in contemporanea, mentre in altri casi saremmo costretti a “tornare indietro nel tempo” per poter seguire cosa è accaduto all’altro.
L’estremo di questa situazione è rappresentato da due personaggi che nemmeno si conoscono, ma per qualche motivo, le azioni dell’uno influenzano l’altro. Altro esempio poco originale e vago.

Un archeologo, Bill, nel 2014 rimane bloccato in una piramide egizia e cerca un modo per uscirne vivo. Studiando i geroglifici scopre di aver attivato una maledizione che lo terrà bloccato lì per sempre, senza che lui invecchi. Dopo una serie di eventi scopre che nel 1930 un altro archelogo, Tom, aveva subito il suo stesso destino e si trova anch’egli bloccato nella piramide, in una dimensione parallela cercando di uscire.
Non possono interagire tra loro in quanto si trovano su due piani diversi, ma entrambi gli archeologi si rendono conto che alcuni oggetti cambiano di posto. Tom trova aperta una porta che fino a quel momento non era riuscito a sbloccare. Bill, non troverà un vaso nello stesso posto in cui l’ha lasciato. Alla fine capiranno che le modifiche apportare da Tom ad alcuni oggetti si ripercuotono nel limbo dove si trova Bill e viceversa e quindi, in maniera molto ingegnosa i due riescono a comunicare ed alla fine a spezzare la maledizione, e tornare nel loro tempo. Come colpo di scena finale possiamo anche far scoprire che i due sono in realtà nonno e nipote e che Tom, una volta tornato nel 1930 ha avuto la sua vita ed ha ispirato il nipote spingendolo a scegliere la sua stessa carriera di archeologo e permettergli, nel 2014 di perdersi nella stessa piramide e salvarlo. Solo dopo il ritorno di Bill nel suo tempo, l’anziano Tom, gli svelerà l’arcano dicendogli che per poter preservare la catena di eventi non ha mai potuto raccontargli quella storia.

Seguire i due punti di vista in maniera alternata permette all’autore di presentare gli eventi in maniera mescolata in quanto i segmenti temporali dei due protagonisti si accavallano e quindi le azioni di Bill, hanno effetto su qualcosa che Tom ha già fatto oppure viceversa si mostra Tom compiere un’azione possibile solo grazie a qualcosa che farà Bill ma che non abbiamo ancora fatto vedere.

L’ultimo esempio oltre che concludere con la fabula e l’intreccio, introduce l’altro argomento della giornata: i colpi di scena.

Colpi di scena

Un colpo di scena è un evento imprevisto che si verifica e sorprende il lettore. All’apparenza è facile predisporre un colpo di scena. Basta che all’improvviso si fa scoprire al protagonista qualcosa di sconvolgente, ma la realtà è molto lontana da questa semplicistica informazione.
Piazzare all’improvviso un evento completamente inatteso può essere particolarmente stupido e patetico.

Il nostro eroe aveva esaurito le forze, stava per soccombere, quando il suo nemico morì per un attacco cardiaco. Preso dal combattimento che era durato tre giorni, aveva dimenticato di assumere regolarmente le sue medicine per il cuore.

Sì, colpo di scena… era meglio un piede di porco nei denti.
Il colpo di scena va preparato con cura e prima di scatenarlo si deve aver almeno lasciato un indizio al lettore così da dargli un’occasione di capirlo o, meglio ancora, di ricevere un’illuminazione posteriore e pensare “dannazione, avrei dovuto capirlo”. Certo, fa il suo bell’effetto far morire un personaggio all’improvviso ed il classico “Luke, sono tuo padre” ha sempre il suo perché, ma io ritengo che i migliori colpi di scena di sempre sono quelli che un lettore molto attento avrebbe potuto scoprire ma, vuoi perché è stato tratto in inganno da indizi ambigui, vuoi perché non ha prestato abbastanza attenzione, si è fatto sfuggire rimanendoci letteralmente di sasso e con la consapevolezza di essere stato gabbato.
Vista in questa ottica il colpo di scena diventa una sfida tra l’autore ed il lettore. Il primo deve decidere quanto rivelare e quanto rendere ambiguo per fare in modo che il lettore ci caschi, per poi sorprenderlo. Rivelare troppo, rende la scena a sorpresa troppo prevedibile, facendole perdere fascino, mentre non rivelare proprio nulla fa in modo che il colpo di scena potrebbe apparire fuori luogo o addirittura senza senso.

Ed ora, per accontentare le nostre lettrici più affezionate, ve li ricordate Jim e Maria. Occhio che siamo nel paragrafo dei colpi di scena.

Maria poggiò con delicatezza il vassoio con la teiera e due tazze sul tavolino circolare del terrazzo, quello maiolicato che la suocera le aveva regalato anni prima.
– Vado a prendere i biscotti – disse con voce allegra e sparì dietro le tende della porta finestra, lasciando di nuovo da sola Hilde che estrasse dalla borsa uno specchietto e si ravviò i capelli biondissimi.
Maria tornò di li a poco con un sorrisone e degli invitanti frollini per il tea.
– Mi fa piacere averti incontrato e sono ancora più felice che tu abbia accettato il mio invito, è da quando ho smesso di lavorare per il dottor Anderson che non ci vediamo.
– Io ho smesso subito dopo di te e sono andata a Seattle. Sono tornata solo la settimana scorsa. – rispose la donna – E sono contenta anch’io di averti incrociata per caso. Ma parlami un po’ di te, stavi dicendo che sei sposata
– Sì! A fine mese saranno cinque anni! – guardò l’orologio che portava al polso – tra poco Jim dovrebbe ritornare, è andato a prendere Katy a scuola.
– Katy? Hai una figlia?
-Chi l’avrebbe mai detto, vero? Proprio io che parlavo solo di carriera e di uomini, adesso sono la mamma di una bellissima bambina.
Hilde sorrise e fece per rispondere qualcosa ma d’improvviso saltò dalla sedia. Volò per un paio di metri ed atterrò sul tavolino in malo modo fracassandolo.

– Ma no! July, che fai?
– Basta, sono stufa di giocare con le bambole
– Ma dobbiamo ancora presentarle Jim!
– Ad Hilde non interessa! Ed io voglio andare a giocare con Rufy in cortile, quindi ciao!
La bambina cose via dalla stanza.
– Aspettami! Se non mettiamo tutto a posto mamma ci sgriderà!
– Allora metti a posto tu!
La voce di July proveniva ormai dal piano di sotto e nulla l’avrebbe fermata dal rincorrere il suo cane Rufy in cortile.
Sbuffando Amy, raccolse i pezzi del tavolinetto e lo ricompose, poi estrasse un bauletto di legno brunito da sotto il letto e ripose con delicatezza Hilde, accanto a Jim che era già steso sul velluto rosso che foderava il contenitore. Infine prese Maria, le diede una sistemata al vestito e la guardò in volto.
– Mi dispiace, finirete il vostro tea la prossima volta! – le disse con dolcezza e poi guardò verso le altre due bambole che giacevano nel bauletto. Ci pensò un attimo spostando lo sguardo alternativamente tra Jim, Hilde e Maria, poi sorrise, tirò di nuovo fuori la bambola bionda ed al suo posto, accanto all’uomo, sistemò con estrema cura Maria. Prima di chiudere il contenitore, ripose di nuovo Hilde, un po’ più distante dagli altri due.
– Così va molto meglio, vero?

Maria e Jim si guardarono e sorrisero, mentre la bambina richiudeva il bauletto.

Per oggi finiamo qui. Ci ritroveremo al prossimo appuntamento per dedicarci ad alcune considerazioni finali.

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17. Componenti della scena
19. Volumi, Capitoli e Titoli
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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

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