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17. Nell’Iperspazio a bordo di lucciole – Trap

“Te lo ricordi ancora nonno‏ ‎Attecécemel,‭ ‬il nonno più incredibile di tutte le galassie dell’universo mondo‭?‬”
“Potrei non ricordarmelo‏? ‎Veniva da una stirpe di grandi lavoratori e ancor più grandi mangiatori:‭ ‬lavorava senza‭ ‬sosta‭ ‬per mesi e mesi,‭ ‬notte e giorno,‭ ‬giorno e notte.‭ ‬Una pausa‭ ‬ogni tanto per mangiare un bue allo spiedo,‭ ‬preparato dalla nonna con la sapienza dell‭’‬ ‘Era del barbecue‭’‬ o spiedoni di polli,‭ ‬oche,‭ ‬anatre,‭ ‬peperoni interi,‭ ‬cipolloni.‭ ‬Nonna‭ ‬Oregiadehsòj gli portava anche la polenta,‭ ‬preparata con una macchina tipo betoniera,‭ ‬per averla sempre pronta e nella quantità necessaria.‭”
“Nonno Attecécemel,‏ ‎per via della selezione naturale e artificiale,‭ ‬era un vero e proprio colosso anche rispetto alla media dei suoi contemporanei:‭ ‬alto oltre quattro metri,‭ ‬pesava quasi tre quintali di poderosi muscoli,‭ ‬solo sul davanti foderati da un morbido cuscinetto di grasso,‭ ‬del quale andava oltremodo fiero.‭”
“Le mani,‏ ‎ti ricordi le mani‭? ‬Noi bambini ci faceva sedere‭ ‬uno per mano‭; ‬ci diceva di attaccarci forte ai suoi polsi‭ ‬-‭ ‬grossi‭ ‬al pari di‭ ‬tronchi‭ – ‬e poi ci faceva salire e scendere come un condor che batta le ali per decollare.‭ ‬Una giostra in carne e ossa.‭”
“Quando non giocava con noi e non mangiava,‏ ‎produceva energia su scala planetaria:‭ ‬a cavallo di una bicicletta pachidermica,‭ ‬seduto sopra una sella mastodontica,‭ ‬pedalava‭ ‬pigiando su grossi pedali‭ ‬magnetici‭ ‬collegati a meccanismi che noi guardavamo senza capire.‭ ‬Il nonno parlava di un eccezionale moltiplicatore di potenza da lui inventato per caso,‭ ‬ma non ne seppi mai niente di più.‭ ‬Non volle mai svelarci il segreto,‭ ‬che qualcuno paragonò addirittura a quello della mitologica‭ ‬Coca-Cola.‭”‬
“Sì,‏ ‎pedalava per giorni e giorni come nemmeno quelli che millenni addietro si chiamavano‭ ‬recordman dell’ora.‭ ‬Anche le braccia intervenivano in questo processo creativo:‭ ‬spostavano‭ ‬ritmicamente avanti-indietro un grosso manubrio magnetico che svolgeva le stesse funzioni dei pedali.‭ ‬Per non annoiarsi guardava su un megaschermo vecchi film in bianco e nero,‭ ‬di quel genere che noi chiamiamo di archeo-fantascienza o di fantascienza a ritroso,‭ ‬che narrano quella che forse era un tempo la vita sul nostro pianeta.‭ ‬Nonno conosceva a memoria,‭ ‬perché ne andava matto,‭ ‬tutta la produzione di‭ ‬Ciccio e Franco,‭ ‬Alvaro Vitali,‭ ‬Bombolo,‭ ‬Er Monnezza,‭ ‬i‭ ‬Cinepanettoni‭ ‬e cose così.‭ ‬Diceva che gli davano una carica che neanche l’Ovomaltina,‭ ‬frase che ci è sempre rimasta misteriosa.
Riusciva a produrre tanta di quell’energia da bastare per i megaconcerti‭ ‬stellari‭ ‬ad alta tecnologia‭ ‬fotofonica‭ ‬dei Mink Freud.‭”
“Eh,‏ ‎che tempi‭… ‬Quelli,‭ ‬con i loro suoni a frequenze ultraultra e infrainfra demolivano interi‭ ‬quartieri durante le loro esibizioni,‭ ‬ma nessuno se ne rammaricava,‭ ‬perché erano‭ ‬abitati da‭ ‬galeotti in ogni caso condannati a morte per reati gravissimi.‭ ‬Tipo abuso di funzioni cerebrali e spaccio di documenti obsoleti e non più pertinenti‭ (‬vecchissimi libri,‭ ‬per lo più,‭ ‬ma anche film di Nanni Moretti,‭ ‬Bergman,‭ ‬Fassbinder e simili‭)‬.‭ ‬I loro concerti venivano trasmessi in galattovisione,‭ ‬su megaschermi‭ ‬al plasmon‭ ‬dalle dimensioni‭ ‬di campi di calcio,‭ ‬così che pure le astronavi di passaggio potessero goderne.‭ ‬A debita distanza.‭ ‬I ricostruttori di tutte le galassie venivano in tal modo informati che c’era lavoro per loro e sborsavano fior di pianeti e sistemi solari per aggiudicarsi quelle megacommesse.‭”
“Il nonno,‏ ‎con pochi soci in affari,‭ ‬faceva girare l’economia,‭ ‬come diceva la loro pubblicità‭ ‬(era un fine umorista,‭ ‬lui‭)‬,‭ ‬tanto che non di rado venivano convocati anche su altri sistemi‭ ‬solari.‭ ‬In poco tempo lui e la sua società,‭ ‬la‭ ‬Ultela‭ & ‬Pìrlela,‭ ‬divennero ricchi sfondati‭ – ‬sarà che lavoravano tanto da non aver tempo per spendere i guadagni realizzati.‭”
“Poi‏ – ‎ho ancora nelle orecchie,‭ ‬io cucciolo assetato di racconti,‭ ‬la voce di nonno‭ ‬Attecécemel‭ ‬– accadde.‭ ‬Gli era sempre piaciuto lasciarsi andare a bisbocce,‭ ‬unico diversivo di una vita dedicata al lavoro e alla famiglia.‭ ‬Lui e i suoi fedeli compari‭ ‬Giròlem,‭ ‬Gaméla,‭ ‬Masnòt,‭ ‬Franghen,‭ ‬Cifòla‭ ‬e‭ ‬Talgià‭ ‬devastavano‭ – ‬in senso buono‭ ‬-‭ ‬ le dispense e le cantine dei ristoranti dove capitavano.‭ ‬Uomini all’antica,‭ ‬disdegnavano i moderni,‭ ‬ultraveloci distributori di cibo sintetico premetabolizzato,‭ ‬frequentando le vestigia del passato,‭ ‬quelle selezionate e segnalate‭ ‬dalla celeberrima rivista‭ ‬Majàabelàse.‭ ‬Nonna‭ ‬Oregiadehsòj aveva il suo bel da fare per tenerlo in riga quando mangiava a casa,‭ ‬per cercare di bilanciare le serate in trattoria.‭ ‬Una volta ficcate le gambe sotto il tavolo‭ – ‬le sue e quelle dei suoi degni compari‭ ‬– non c’era‭ ‬spettro di nonna che tenesse.‭ ‬Quella sera,‭ ‬quella fatidica sera,‭ ‬in particolare festeggiavano una megacommessa‭ ‬che li avrebbe resi proprietari di interi sistemi solari‭ (‬forse mi sono scordato di dire che i loro compensi erano così elevati che venivano liquidati con pianeti o interi sistemi solari‭)‬:‭ ‬avrebbero fornito energia alla tournée intergalattica dei Mink Freud.‭ ‬Impegno massacrante che sarebbe durato alcuni anni,‭ ‬ma al termine del quale si sarebbero potuti ritirare definitivamente dall’attività.‭”
“Mangiarono e bevvero‏ – ‎ricordi,‭ ‬quel racconto quasi epico‭? ‬-‭ ‬questo‭ ‬mondo e quell’altro,‭ ‬incuranti dei sensori che segnalavano ad ognuno di loro che aveva superato qualsiasi livello di guardia.‭ ‬Il microlaboratorio di auto-analisi che avevano incorporato‭ ‬nel polso faceva lampeggiare e singhiozzare tutti gli allarmi.‭ ‬Le voci preregistrate delle rispettive mogli perforavano i timpani per quanti decibel raggiungevano.‭ ‬Ma loro erano ormai ciechi e sordi ad ogni sollecitazione che non fosse quella delle loro papille gustative.‭ ‬Nonno‭ ‬Attecécemel aveva bevuto una damigiana più del solito,‭ ‬tanto che,‭ ‬al momento del brindisi finale,‭ ‬per sottolineare il suo entusiasmo,‭ ‬calò‭ ‬sulla tavola uno dei suoi pugni-maglio e la fracassò come fosse una sottile lastra di ghiaccio.‭ ‬Questa volta il segnale fu raccolto:‭ ‬era il momento di uscire all’aria aperta per spegnere almeno un po‭’ ‬i ribollenti spiriti.‭ ‬Prima di lasciarsi trasportare a casa‭…‬”
“… dalle loro vetture magnetiche.‏ ‎Non belle ma funzionali,‭ ‬si basavano sul principio della calamita:‭ ‬il garage di casa fungeva da magnete e le auto venivano riportate ad esso come‭ ‬semplici pezzi di ferro,‭ ‬lungo percorsi prestabiliti e servoassistiti,‭ ‬ognuna tarata su una frequenza propria.‭ ‬Comode,‭ ‬molto comode,‭ ‬specie in frangenti come quello di cui si‭ ‬narra.‭ ‬Rintracciare la tua vettura era facile,‭ ‬perché emetteva segnali captati da un rilevatore che si portava come un anello.‭ ‬Poi dovevi solo infilare il tuo corpaccione nell’abitacolo,‭ ‬premere un tasto e‭…‬ potevi pure cadere in letargo:‭ ‬l’irresistibile attrazione domestica ti riconduceva all’ovile.‭ ‬Era stato messo a punto proprio per evitare le cosiddette stragi del sabato sera.
Uscirono,‭ ‬i soci di bisboccia,‭ ‬in aperta campagna:‭ ‬ne erano state conservate chiazze sparse,‭ ‬perché non ci si scordasse del passato,‭ ‬delle tradizioni.‭ ‬Quale luogo migliore per piazzare‭ ‬quelle vestigia del passato‭ ‬eno-gastronomico‭?‬ Stelle non se ne vedevano più da secoli,‭ ‬per via del multiforme inquinamento.‭ ‬Però,‭ ‬la notte,‭ ‬l’immenso involucro protettivo trasparente,‭ ‬impalpabile,‭ ‬che avvolgeva la Terra‭ ‬si trasformava in quello che un tempo si chiamava planetario.‭ ‬Per gli innamorati e gli ubriachi era un‭’‬autentica volta celeste stellata,‭ ‬che ruotava intorno alla testa alla velocità di un frullatore.‭ ‬Con le medesime conseguenze.‭ ‬Reggendosi a fatica e ridendo come adolescenti nell’età della‭ ‬stupidéra,‭ ‬fecero quello che tutti gli ubriachi maschi fanno una volta all’aperto:‭”
“urinare senza ritegno.‏ ‎Urinare ubriachi ridendo sguaiatamente:‭ ‬forse questo il vero filo rosso che porta dal goffo uomo delle caverne ai mastodonti ipertecnologizzati dell‭’‬Era intergalattica.‭ ‬Nonno‭ ‬Attecécemel,‭ ‬rilassata la vescica,‭ ‬percepì davanti a sé una misteriosa nubecola luminosa intermittente.‭ ‬Subito pensò a un fastidio visivo provocato dall’eccesso di alcol che gongolava nel suo sangue.‭ ‬Lampyris noctilucae‭ ‬ne aveva viste mai,‭ ‬ne ignorava persino l’esistenza:‭ ‬solo da poco era in corso un esperimento di reinserimento‭ ‬delle volgarmente dette lucciole‭ ‬nell’ambiente agreste.‭ ‬Sempre allo scopo di rilanciare le tradizioni,‭ ‬di far rivivere scampoli di quel passato che tanto affascinava.‭ ‬Vecchia storia‭…‬”
“Eh sì,‏ ‎millenni addietro,‭ ‬raccontava zio‭ ‬Miaperlaquàl‭ ‬(l’intellettuale di famiglia‭)‬,‭ ‬ci fu una civiltà già molto evoluta,‭ ‬detta dell’Acciaio Inox,‭ ‬che,‭ ‬ricca e tecnologica,‭ ‬sentì esplodersi‭ ‬dentro un irrefrenabile bisogno identitario.‭ ‬Eh,‭ ‬così parlavano all’epoca,‭ ‬pare fossero tutti molto colti e raffinati.‭ ‬Eppure,‭ ‬e nonostante ci tenessero molto alla loro prestanza fisica,‭ ‬i virili maschi presero a girare con‭ ‬una specie di gonnella a riquadri:‭ ‬dicevano che fosse un emblema‭ ‬dei‭ ‬loro presunti antenati.‭ ‬In testa montavano elmi cornuti,‭ ‬parlavano di elfi,‭ ‬lanciavano tronchi e deturpavano l’etere con rutti ciclopici che sterilizzavano i moscerini nel raggio di un chilometro.‭ ‬Per non parlare della potenza di fuoco che esprimevano emulando con le chiappe le trombe del Giudizio.‭ ‬Pare riuscissero a sfruttare questa loro peculiarità anche nell’ambito dei continui conflitti che esplodevano sia tra di loro che con i confinanti extraidentitari.‭ ‬Finché un giorno la cosiddetta Convenzione di Ginevra condannò e mise al bando l’uso delle armi chimiche.‭ ‬Si limitarono allora ad usarle nelle lotte intestine.‭ ‬Quante belle cose conosceva lo zio,‭ ‬cose che quasi solo lui sapeva.
Però era successo che quelle fiere ma raffinate genti‭ ‬avevano sterminato‭…”
“… le lucciole,‏ ‎impedendo alle generazioni dei loro discendenti di sentirne anche solo parlare,‭ ‬oltre che di goderne lo splendore.‭ ‬Nonno‭ ‬Attecécemel‭ ‬agì d’istinto,‭ ‬sulle ali dell’estro etilico.‭ ‬Le sue mani,‭ ‬come possenti benne,‭ ‬dragavano l’aria intorno,‭ ‬facendo incetta di lucciole,‭ ‬scaricate a decine nelle fauci dell’orco‭ ‬‘Mbreagù.‭ ‬Giròlem,‭ ‬Gaméla,‭ ‬Masnòt,‭ ‬Franghen,‭ ‬Cifòla e Talgià,‭ ‬imbambolati,‭ ‬guardavano il nuovo gioco del loro capo:‭ ‬cosa cavolo erano quei microbi luminosi che adesso,‭ ‬terrorizzati,‭ ‬sciamavano in tutte le direzioni creando scie fosforescenti di grande effetto sulle loro menti supereccitate‭?‬”
“Poi accadde:‏ ‎nonno,‭ ‬in evidente stato di alterazione psicofisica,‭ ‬cominciò a sgomentare l’aria con peti in crescendo rossiniano‭ (‬lui stesso,‭ ‬secoli addietro,‭ ‬ci aveva regalato questa icastica espressione‭)‬.‭ ‬All’inizio erano peti,‭ ‬ma via via si andavano trasformando in scoregge degne di un tornado.‭ ‬Il resto della cricca,‭ ‬sulle ali dell’entusiasmo emulativo,‭ ‬diede vita ad una sinfonia dodecafonica che i demoni della notte‭ ‬adottarono‭ ‬subito‭ ‬come‭ ‬loro‭ ‬inno di battaglia.‭ ‬Giunsero echi perfino ai sofisticatissimi radiotelescopi del pianeta‭ ‬Coldezùf nella galassia detta‭ ‬dell’Apparato del Golgi.‭ ‬Un locale maestro concertatore,‭ ‬tal‭ ‬Umnnagumma,‭ ‬cultore di musica astropatafonica,‭ ‬ne trasse una memorabile‭ ‬suite dal titolo‭ ‘‬A suocerful of secrets‭’‬.‭”
Ma torniamo alla nostra banda di pachidermi debosciati.‭ ‬Pencolavano fra scoppi di risa e mefitiche esalazioni,‭ ‬quando videro il loro Capo,‭ ‬in un crepitio di gruvierica marmitta,‭ ‬emettere dal fondoschiena un incandescente fascio di luce e tosto‭…”
“… eclissarsi alla loro vista.‏ ‎Quattro metri per tre quintali dissolti nel nulla.‭ ‬Gli ci volle non poco,‭ ‬negli uffici della‭ ‬Galaxpol,‭ ‬per rendere almeno intellegibili i loro racconti.‭ ‬Erano arrivati stravolti,‭ ‬farneticanti‭;‬ sudavano‭ ‬alcol e il loro alito aveva indotto la schizofrenia nei cani‭ ‬antidroga.‭ ‬Berciavano tutti insieme,‭ ‬gesticolando come antichi mercanti arabi morsi dalla tarantola della contrattazione‭ (‬similitudine di‭ ‬zio‭ ‬Miaperlaquàl‭)‬.‭ ‬I‭ ‬galattopoliziotti,‭ ‬uomini e androidi rotti a ben altro,‭ ‬li sottoposero ad innovative terapie d’urto:‭ ‬prima,‭ ‬una violenta doccia gelata‭; ‬poi,‭ ‬un litro a testa di‭ ‬caffè espresso bollente e amaro.‭ ‬Rimasero leggermente sull’agitato ma almeno riuscirono a fornire un quadro dettagliato dell’accaduto‭ – ‬omettendo,‭ ‬per innata modestia,‭ ‬il numero di damigiane‭…”
“… rese disponibili per il riutilizzo.‏ ‎I‭ ‬galattopoliziotti,‭ ‬superato il primo,‭ ‬professionale,‭ ‬scetticismo,‭ ‬furono costretti a prendere atto della realtà:‭ ‬i racconti dei sei colossi,‭ ‬raccolti uno per uno separatamente,‭ ‬coincidevano in‭ ‬tutto‭; ‬inoltre,‭ ‬particolare non trascurabile ai fini dell’indagine,‭ ‬del nonno non c’era traccia.
Esclusa ogni ipotesi di rapimento‭ (‬l’esercito dei rapitori necessari non sarebbe sfuggito nemmeno ai più incalliti etilisti delle più degradate bettole d’Enotria‭); ‬scartata la fuga romantica o per debiti,‭ ‬non restava che ammettere di non sapere‭…”
“… che pesci pigliare.‏ “‎Brancolavano nel buio‭”‬,‭ ‬come disse con tono arcano la nonna,‭ ‬ricorrendo ancora una volta ad una delle fantasmagoriche espressioni tanto care al pur concreto nonno.‭ ‬Fu diramato un cybergramma a tutte le polizie di tutte le galassie,‭ ‬con un rapporto sull’accaduto‭ (‬omettendo per amor di sintesi ogni riferimento ai peti‭)‬; un ologramma‭ (‬compresso‭)‬ dello scomparso‭; ‬il codice DNA‭ ‬e il Ph cutaneo.‭ ‬Lo ritrovarono due settimane dopo,‭ ‬dalle parti della‭ ‬Galassia detta‭ ‬dell’Occhio Nero,‭ ‬nella costellazione della‭ ‬Chioma di Berenice.‭ ‬Dimagrito,‭ ‬affamato faceva l’astrostop.‭ ‬Me lo rivedo come fosse oggi‭…”
“..‏ ‎povero nonno‭ ‬Attecécemel:‭ ‬pareva il fantasma di se stesso,‭ ‬con quei poco più di due quintali che gli erano rimasti.‭ ‬Faticava a parlare.‭ ‬Anche riprendere a mangiare non fu per lui uno scherzo:‭ ‬nonna‭ ‬Oregiadehsòj‭ ‬gli‭ ‬preparò più e più bacili di‭ ‬zabaione e decine di uova d’oca‭ (‬sbattute,‭ ‬affogate,‭ ‬alla coque‭)‬.‭ ‬Appena si fu ripreso‭ (‬anche noi demmo il nostro contributo,‭ ‬leggendogli ad alta voce l‭’ ‘‬Odissea‭’‬ e‭ ‘‬La storia vera‭’ ‬di Luciano,‭ ‬in‭ ‬e-book‭) ‬sciorinò alla‭ ‬Galaxpol un racconto non meno fantastico di quelli che gli avevamo offerto noi.‭ ‬Dopo aver ingoiato‭ (‬quanti‭? ‬non l’avrebbe saputo dire‭)‬…”
“… un bel po‏’ ‎di quei minuscoli insetti luminosi,‭ ‬si era sentito i visceri come un vulcano quando sta per eruttare,‭ ‬salvo che la sua eruzione si sfogava verso il basso.‭ ‬Di pari passo vedeva il ventre dilatarsi e farsi luminescente‭; ‬poi,‭ ‬un’esplosione secca e la pancia si sgonfiò di botto‭ ‬e‭ ‬la luce sparì ma con la coda dell’occhio vide un lampo‭ ‬dietro le gambe.‭ ‬Uno strappo violento e si trovò proiettato nello spazio ad una velocità mostruosa,‭ ‬senza provare alcun dolore,‭ ‬se si‭ ‬prescinde da un fastidioso cerchio alla testa‭ ‬e da un‭ ‬deprimente senso di vuoto allo stomaco.‭ ‬Svenne.‭ ‬Riaprì gli occhi‭…”
“… e si vide‏ ‎sdraiato su‭ ‬uno squallido asteroide ricoperto di un morbido strato di polvere stellare‭ (‬rintracciatolo in seguito,‭ ‬si scoprì che aveva subito una decisa deviazione dal suo asse di rotazione‭)‬.‭ ‬Buio.‭ ‬Silenzio.‭ ‬Nessuno.‭ ‬Nulla da mangiare né da bere.‭ ‬Non funzionava il cybercell:‭ ‬non c’era campo.‭
Quant’era durato il viaggio‭? ‬Quant‭’‬era rimasto svenuto‭?‬ domande senza risposta.‭ ‬Memore di racconti di fantascienza della sua gioventù‭ (‬nessun è perfetto‭)‬,‭ ‬per sfuggire a quella situazione mortifera si indusse a tentare l’astrostop.‭ ‬Ma nella notte siderale lui era un neo nero su un nero fondale.‭ ‬E comunque non passava nessuno,‭ ‬porca paletta‭!‬” (quando era lontano dalla nonna,‭ ‬si lasciava andare spesso a espressioni colorite,‭ ‬il nonno,‭ ‬importate dai suoi numerosi viaggi interstellari‭)‬.‭ ‬Si era sentito progressivamente svuotare‭…”
“… di tutta la sua energia,‏ ‎che non era poca cosa.‭ ‬Buio,‭ ‬silenzio,‭ ‬digiuno,‭ ‬inattività totale lo resero però lucidissimo.‭ ‬Aveva riflettuto a lungo su quanto gli era successo:‭ ‬scartata l’ipotesi dell’intossicazione eno-gastronomica‭ (‬evento impossibile in un locale segnalato da‭ ‬Majàabelàse‭)‬,‭ ‬era giunto alla conclusione che l’elemento scatenante doveva essere stata l’ingestione di quei maledetti microbi luminosi.‭ “‬Lucciole,‭ ‬si chiamano lucciole,‭ ‬signor‭ ‬Attecécemel‭”‬.‭ ‬“Chiamatele come volete,‭ ‬quelle bestiacce mi hanno rovinato la digestione‭”‬.‭ ‬“E l’hanno sparata nello spazio interstellare‭? ‬sa dove si trovava quando la pattuglia robotica‭ ‬di‭ ‬Craggammore-on-the-Rocks‭ ‬l’ha individuata su quell’asteroide alla deriva‭? ‬Beta Comae Berenices‭ ‬…”
“… dista da noi ventisette anni luce:‏ ‎uno sputo,‭ ‬certo,‭ ‬per le nostre astrolance,‭ ‬ma lei ci sarebbe arrivato‭ ‬a piedi‭!‬ e in poco più di ventiquattr‭’‬ore‭! ‬se lo ricorda,‭ ‬vero,‭ ‬che un anno luce fanno‭ ‬9.460.800.000.000‭ ‬km‭? ‬Lei capisce,‭ ‬vero,‭ ‬che noi‭ ‬nutriamo qualche lieve perplessità su tutta la vicenda‭?”‬.‭ “‬Poco me ne cale‭ (‬il nonno a volte riesumava dalla sua poderosa memoria scampi di una lingua antica e musicale‭)‬.‭ ‬Quel che è successo io ve l’ho detto:‭ ‬il perché e il come,‭ ‬non sono in grado di dirvelo adesso.‭ ‬Ma giuro che‭ ‬lo scoprirò‭”‬.
La Galaxpol lo lasciò andare,‭ ‬non avendo contravvenzioni da elevargli:‭…”
“… nessun Codice prevedeva l’eccesso di velocità pedonale.
Tornato a casa,‭ ‬il nonno si chiuse nel suo studio e in se stesso per interminabili giorni,‭ ‬trascurando lavoro,‭ ‬cibo e nonna.‭ ‬Che però non cessava di alimentarlo come lei sapeva,‭ ‬senza dargliene l’impressione.‭ ‬Una calda‭ ‬notte egli ci chiese,‭ ‬a noi nipoti,‭ ‬di seguirlo:‭ ‬uscimmo recando un grosso contenitore di vetro,‭ ‬sull’imboccatura del quale aveva‭ ‬steso una fitta,‭ ‬sottile rete.‭ ‬Ci portò nel luogo dove era avvenuto il suo‭ ‬‘lancio spaziale‭’‬ e ci chiese di aiutarlo a catturare quante più lucciole potevamo.‭ ‬Non capivamo,‭ ‬ma la cosa era divertente e collaborammo con‭ ‬entusiasmo:‭ ‬per noi era libidine pura osservare le evoluzioni di quel minuscolo popolo lampeggiante.‭ ‬Tornammo a casa a notte fonda,‭ ‬con‭ ‬il vaso‭…”
“… fluorescente a intermittenza.‏ ‎Ma non era il godimento di quella luce che lo interessava:‭ ‬si chiuse‭ ‬di‭ ‬nuovo‭ ‬in camera,‭ ‬con le lucciole e ogni tanto chiedeva alla nonna di procurargli questo o quel cibo.‭ ‬Lei,‭ ‬contenta che al marito fossero tornati l’appetito e la voglia di variare,‭ ‬lo assecondava con entusiasmo.‭
Per tutti noi,‭ ‬famigliari e amici,‭ ‬il mistero si infittiva:‭ ‬per fortuna,‭ ‬concordavamo nell‭’‬escludere ogni forma di pazzia:‭ ‬il vecchio‭ ‬Attecécemel sembrava totalmente assorto in pensieri a lui solo noti,‭ ‬come un filosofo dei tempi antichi.
Quanto tempo trascorse così‭?‬ settimane‭…? ‬Non ricordo,‭ ‬ma una notte udimmo un calpestio che voleva essere discreto ma non lasciava dubbi sulla paternità dei piedi che lo‭ ‬producevano.‭ ‬A seguire,‭ ‬nel buio silenzio del prato‭ ‬antistante‭ ‬la nostra grande casa,‭ ‬si‭ ‬udirono‭ ‬una serie di scoppiettii,‭ ‬poi un sibilo,‭ ‬poi più nulla.‭ ‬Come‭ ‬un solo organismo,‭ ‬ci ritrovammo tutti‭ ‬contemporaneamente‭ ‬sul prato:‭ ‬il nonno non c’era,‭ ‬e non c’era nel suo studio e non c’era in camera sua e non c’era‭ ‬in‭ ‬bagno e non c’era‭ ‬in nessun altra parte della casa.‭ ‬Vo-la-ti-liz-za-to,‭ ‬di nuovo.‭ ‬Cademmo nel più tetro sconforto:‭ ‬se l’auto era nel garage,‭ ‬come si era allontanato‭ ‬così in fretta‭? ‬e perché‭?‬…”
“… e per dove‏? ‎Bastarono meno di ventiquattr’ore per avere risposta.‭ ‬E non fu la Galaxpol a darcela,‭ ‬questa volta,‭ ‬ma nonno‭ ‬Attecécemel in persona‭; ‬o meglio:‭ ‬la sua voce.‭ ‬Giunse proprio al mio apparato cyberpolisensor‭ ‬uno sbiadito messaggio scritto:‭ “‬Sto bene.‭ ‬Torno subito‭”‬.‭ ‬Seguiva la sua inconfondibile firma:‭ ‬un pedale circondato da saette.‭ ‬Nemmeno il tempo di esaurire gli stuporosi rallegramenti,‭ ‬che udimmo in giardino un sibilo e un tonfo sordo,‭ ‬che fece tremare la casa con magnitudo‭ ‬3.8.‭ ‬Ci precipitammo e‭… ‬da una nuvola di polvere emerse un astronauta impegnato a recuperare la verticalità.‭ ‬Prima ancora che si togliesse la tuta spaziale,‭ ‬abbracciammo il nonno con le lacrime agli occhi,‭ ‬chiedendogli tutti insieme dove fosse finito e come.‭ ‬Ne seguì un racconto che ci fece dubitare,‭ ‬in alternanza,‭ ‬della sanità mentale‭ ‬ora‭ ‬nostra‭…”
“… ora del nonno.‏ ‎Lui dichiarò in premessa di non essere uno scienziato,‭ ‬ma un empirico,‭ ‬un praticone,‭ ‬per dirla in parole povere.‭ ‬Proprio per questo non gli andava giù quello che era successo‭;‬ o meglio:‭ ‬non poteva tollerare che fosse‭ ‬successo senza che lui se ne‭ ‬rendesse conto e senza coglierne le modalità.‭ ‬Ma come:‭ ‬uno entra nella Storia dell’astrotrasporto,‭ ‬e manco è in grado di riproporre l’esperienza‭?‬ Aveva perciò raccolto tutti gli elementi in suo possesso‭; ‬li aveva suddivisi per categorie‭ (‬metodo da commerciante,‭ ‬ma sempre efficace‭)‬; li‭ ‬aveva analizzati uno per uno e poi connessi fra di loro,‭ ‬fino a sentirsi la testa pesante come un asteroide indigesto.‭ ‬Poi,‭ ‬non venendone a capo,‭ ‬buttò a mare logica e razionalità e si trasformò in quello che le vecchie‭ ‬leggende chiamavano Mago‭ (‘‬Alchimista‭’‬ suggerì‭ ‬zio‭ ‬Miaperlaquàl,‭ ‬che non amava le approssimazioni‭)‬.‭ ‬Ma torniamo a nonno‭ ‬Attecécemel:‭ ‬assunta la forma mentis del Mago,‭ ‬prese a combinare fra di loro elementi,‭ ‬cibi e bevande‭ ‬del tutto incongrui,‭ ‬pescandoli fra quelli presenti nella ormai fatidica cena dalla quale tutto ebbe origine.‭ ‬Poi se li mangiava,‭ ‬in proporzioni e porzioni variabili,‭ ‬appuntando il tutto con scrupolo notarile.‭ ‬Per sua fortuna i menù di quel tipo di trattoria venivano gelosamente conservati e contenevano anche l’indicazione degli alimenti base che venivano utilizzati per ogni singola preparazione.‭ ‬Aveva tutto a disposizione,‭ ‬ma non ne sortiva alcunché,‭ ‬se non a volte dei fastidiosi mal di pancia che poi deturpavano l’equilibrio dell’ecosistema.‭ ‬Una notte di prostrazione‭…”
“… ebbe quella che fu,‏ ‎anche alla lettera,‭ ‬una vera e propria illuminazione.‭ ‬Esaminando per l’ennesima volta tutta la sequenza della serata‭ (‬quel che ricordava‭…) ‬di colpo gli tornò in mente di aver ingoiato a fiotti quella specie di pulviscolo luminoso‭ ‬che poi apprese chiamarsi lucciole.‭ ‬Era contro ogni logica,‭ ‬totalmente insensato,‭ ‬ma ormai…‭ ‬Come sapevamo,‭ ‬organizzò la spedizione notturna per recuperarne una quantità adeguata‭; ‬quindi iniziò ad ingoiare anche quelle,‭ ‬in associazione con vari cibi.‭ ‬In altri tempi gli avrebbe fatto schifo anche solo l’idea,‭ ‬lui che era un così scrupoloso cultore della tradizione e odiava il modernismo in cucina,‭ ‬ma a quel punto‭…
Ce la fece breve:‭ ‬una notte,‭ ‬dopo l’ennesimo abbinamento infruttuoso,‭ ‬uscì in giardino,‭ ‬per godersi lo spettacolo del planetario.‭ ‬Da quando aveva indossato i panni del Mago,‭ ‬gli era tornata la nostalgia,‭ ‬la poesia dei cieli notturni stellati.‭ ‬E pazienza se li sapeva artificiali.
Distrattamente,‭ ‬portò con sé una scatola di fagioli borlotti,‭ ‬che,‭ ‬sopra pensiero,‭ ‬mangiucchiò mentre ripassava le costellazioni.‭ ‬Vecchi ricordi scolastici,‭ ‬da secoli lasciati a languire in uno scantinato della memoria.‭ ‬Nostalgia d’infanzia,‭ ‬di quando i genitori,‭ ‬per festeggiare i suoi due metri,‭ ‬gli regalarono il primo magneto-velocipede‭…
Piccoli punti luminosi intermittenti‭ ‬gli svolazzavano intorno,‭ ‬quasi beffardi.‭ ‬D’istinto aprì la manona e ne‭ ‬fece una retata senza pietà‭;‬ con gesto quasi stizzito,‭ ‬se li cacciò in bocca.‭ ‬Li‭ ‬aveva già scordati,‭ ‬quando il ventre gli si dilatò illuminandosi un poco.‭ ‬Poi,‭ ‬una serie di scoppiettii,‭ ‬un lampo alle spalle e‭…‬”
“… appiattitosi il ventre,‏ ‎si trovò steso a terra nel giardino del vicino.‭ ‬L’aria frizzante della notte lo convinse che non stava sognando.‭ ‬L’ARIA‭!!!‬ L’alchimista che ormai covava in lui aveva alfine scovato l’elemento mancante alla pozione magica,‭ ‬l’anello mancante della catena‭! ‬Nelle case da tempo abbiamo aria depurata e rigenerata:‭ ‬a quanto pareva,‭ ‬l‭’‬atmosfera inquinata‭ ‬unendosi alle lucciole e ai fagioli provocava quella miscela dal potenziale incalcolabile.‭ ‬ Nonno‭ ‬Attecécemel stentava a crederci,‭ ‬ma decise di ripetere l’esperimento:‭ ‬lì,‭ ‬senza indugi,‭ ‬e al diavolo la razionalità e la scienza.‭ ‬Funzionò‭!
Si sentiva in preda a un orgasmo senza fine,‭ ‬ma anche a un imbarazzo cosmico,‭ ‬lui uomo tecnologie,‭ ‬navigatore‭ ‬interstellare e produttore di propulsione altamente innovativa.‭ ‬Tenendosi dentro‭ ‬un esplosivo‭ ‬mix di‭ ‬gioia e soddisfazione,‭ ‬non disse niente a nessuno.‭…”
“… Riprese a studiare combinazioni e percentuali‏; ‎poi,‭ ‬pianificò l’esperimento decisivo.‭ ‬Procuratasi una tuta spaziale e un cybercell di ultimissima generazione,‭ ‬calibrò lucciole e fagioli e studiò,‭ ‬in base ai dati del primo viaggio,‭ ‬una zona più o meno‭ ‬nei medesimi paraggi.‭ ‬Portandosi al seguito un‭’‬adeguata scorta di‭… ‬propellente per il rientro‭ (‬compresa una fiasca sigillata di aria inquinata‭)‬,‭ ‬andò in giardino e‭…‬ partì‭!‬ Mancò il bersaglio di solo un paio di anni luce,‭ ‬ma per il resto andò tutto secondo previsioni.‭ ‬Il rientro fu più facile,‭ ‬perché‭…”
“… sapeva‏ ‎con esattezza dove‭ ‬voleva andare.‭ ‬Così disse il nonno.‭ “‬Quasi come il barone di‭ ‬Muccause‭” (‬o‭ ‬un nome simile‭)‬,‭ ‬così disse zio‭ ‬Miaperlaquàl,‭ ‬che,‭ ‬essendo l’intellettuale di famiglia,‭ ‬non mancava mai di riferimenti letterari.
A noi,‭ ‬sbalorditi e increduli ma felici,‭ ‬porse da ammirare la pietra,‭ ‬mai vista prima,‭ ‬che si era portata dall’asteroide dove era atterrato.‭ ‬Festeggiammo con un banchetto degno del trionfo di un imperatore romano o del ritorno a casa di Ulisse‭ (‬fonte:‭ ‬sempre la medesima‭)‬.‭ ‬Il nonno ci impose il silenzio più assoluto,‭ ‬con chiunque,‭ ‬finché non avesse perfezionato la sua‭ ‬scoperta-invenzione.‭ ‬Di fronte a un simile evento rivoluzionario,‭ ‬c’era il rischio che‭ ‬qualcuno si impadronisse del segreto per commercializzarlo.
Un mese dopo ne fece partecipi in galattovisione tutti i mondi‭ ‬noti‭; ‬non mancarono‭ ‬sorprese anche per noi.‭ ‬Zio‭ ‬Miaperlaquàl l’aveva convinto ad andare oltre sulla strada dell’anti-scienza.‭ ‬Gli aveva insegnato alcuni antichissimi esercizi di respirazione e meditazione:‭ ‬se fosse riuscito a‭ ‬concentrarsi a fondo su un corpo celeste,‭ ‬visualizzandolo,‭ ‬interiorizzandolo:‭…”
“… magari avrebbe trasformato‏ ‎il suo organismo‭ ‬in un potentissimo navigatore interstellare.‭ ‬Per aiutarlo,‭ ‬gli fece dono di un antichissimo libro‭ (‬quasi una novità,‭ ‬per il nonno,‭ ‬uomo d’azione‭) ‬con le tecniche segrete di certi Sufi‭ (‬boh‭…?)‬.‭
Funzionò‭!‬ e funzionò al punto tale che nonno‭ ‬Attecécemel‭ ‬poté trasformare in ulteriore impulso motore anche la‭ ‬sua energia mentale,‭ ‬il‭ ‬suo pensiero,‭ ‬sempre grazie alla preistoria del pensiero umano.‭ ‬Inventò il propellente foto-gastro-neuronico,‭ ‬brevettato‭ ‬e protetto nell’Universo intero.‭ ‬Con il pensiero,‭ ‬con la fantasia ci si trasferisce ovunque in un batter d’ali:‭ ‬lui,‭ ‬materializzava questi viaggi moltiplicando la velocità della luce per quella del pensiero.‭ ‬Non c’erano più limiti agli spostamenti‭!‬ Il nonno rifiutò qualsiasi stratosferica offerta per vendere la sua scoperta-invenzione:‭ ‬si limitò a perfezionarla‭…”
“… e a sperimentarla su e con i suoi‏ ‎soliti soci.‭ ‬Insegnò anche a loro la tecnica di concentrazione-visualizzazione dei‭ ‬Sufi.‭ ‬Quando l’ebbero ben assimilata,‭ ‬procedettero ad un clamoroso esperimento:‭ ‬scarrozzare negli spazi siderali un colossale astrocargo,‭ ‬sfruttando il propellente ormai detto‭ ‘‬di‭ ‬Attecécemel‭’‬.‭ (‬Si trasformarono,‭ ‬disse zio‭ ‬Miaperlaquàl,‭ ‬nelle renne di Babbo Natale in versione spaziale.‭ ‬Noi gli credemmo sulla parola,‭ ‬perché nulla sapevamo di quella faccenda‭)‬.
Funzionò.‭ ‬Il nonno diede vita ad una‭ ‬innovativa impresa di trasporti:‭ ‬rimorchiava galassie giovani,‭ ‬su indicazioni dell’Istituto Autonomo Galassie Periferiche,‭ ‬negli spazi lasciati vuoti da quelle‭ ‬collassate.‭ ‬Un successone,‭ ‬ma‭…‬ come spesso accade,‭ ‬fama e denaro gli diedero alla testa:‭ ‬lasciò nonna‭ ‬Oregiadehsòj‭ ‬e fuggì con una sgallettata del pianeta‭ ‬Mihsignù‭ ‬nella‭ ‬Galassia dei Ciciaòe.‭ ‬Non prima di aver rimorchiato‭ ‬e abbandonato‭ ‬la sua personale galassia‭ ‬in un angolo sperduto dell’Universo,‭ ‬Contrada Per-Das-Defogu.‭ ‬Con tutta la famiglia sopra,‭ ‬noi compresi.‭ ‬Non lo vedemmo più.‭”‬
“Come diceva sempre nostra madre‏ ‎ Ociocherìe:‭ ‬tutti bestie,‭ ‬i maschi terrestri.‭ ‬Fortuna che il babbo veniva dal pianeta‭ ‬Ahskehsmìa.‭ ‬E fortuna che quell’animale di nonno‭ ‬Attecécemel ci parcheggiò in zona disco,‭ ‬senza mai aggiornare l’ora.‭ ‬Così adesso,‭ ‬dopo due soli secoli di sosta vietata,‭ ‬vengono a portarci via con il galattocarroattrezzi.‭ ‬Guidato da‭ ‬Giròlem,‭ ‬Gaméla,‭ ‬Masnòt,‭ ‬Franghen,‭ ‬Cifòla e Talgià.‭ ‬Si torna a casa‭!‬”
Rehspurkìna‭ ‬e‭ ‬Sgiunfemmìa,‭ ‬sorelle gemelle,‭ ‬si rizzano sulla poderosa coda e sventolano‭ ‬le loro otto paia di arti superiori in‭ ‬direzione dei vecchi amici che‭ ‬vengono a recuperarle.‭ ‬Lasciandosi‭ ‬alle‭ ‬spalle‭ ‬una‭ ‬lunga‭ ‬scia di peti‭ ‬lampeggianti.

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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

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