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15. Vacanze Reali – Valeria De Angelis

Avete mai provato a cimentarvi in uno di quei videogiochi che ci sono nei bar vicino al mare? Beh, io non so quante maledettissime volte ci ho provato, ma niente, mai una volta sono riuscita a battere i miei amici. Ci deve essere un trucco, un qualche metodo conosciuto solo ai più fortunati o ai più navigati di me… Uffa, però, mi piacerebbe almeno una volta, in fondo non è chiedere troppo, vero?
Vi racconto un po’ quello che mi è accaduto tre anni fa, beh, non so come ma mi sono ritrovata a vivere l’estate più assurda di tutta la mia vita. Non credo che potrà mai capitarmi ancora qualcosa di così illogico.
All’epoca io e i miei più cari amici, Francesca e Massimo, ci eravamo appena diplomati. Come regalo i nostri parenti avevano pensato di donarci una meravigliosa vacanza al mare nella parte orientale della penisola. Lì le spiagge erano e credo ancora siano molto pulite e tranquille. Sapete come sono fatti i genitori per loro la serenità è sempre al primo posto, ma comunque sempre meglio di nulla e poi mettere d’accordo i genitori di tre persone non è mica così semplice! La cosa divertente, però, alla fine è stata che, per quanto avessero cercato di mandarci in un posticino tranquillo, non avevano tenuto conto del fatto che i posti tranquilli non esistono affatto!
Tra un tuffo e l’altro passavamo il tempo chiacchierando con i nostri vicini di ombrellone oppure giocando a beach volley o ancora al bar dove mangiavano qualcosa quando ci riparavamo dal sole bollente di mezzogiorno e dove ovviamente ci sfidavamo ai diversi videogiochi o a calcio balilla. Ogni tanto quando prendevamo il sole arrivava un venditore ambulante, alcuni sembravano infastiditi, a noi invece faceva piacere acquistare qualche piccolo oggetto come ricordo di quelle giornate passate insieme.
Andare con Francesca al mare era davvero uno spasso, con lei era impossibile annoiarsi. Per fortuna con noi c’era un maschietto… con la scusa della galanteria gli facevamo fare le cose un po’ più faticose e stare dietro a tutto quello che si portava dietro Francesca nella sua pesantissima borsa era una fatica! Noi al massimo ci spalmavano qualche crema giusto per proteggerci dal sole, ma lei no, non era contenta così.
«Ilenia, vuoi provare questa crema miracolosa? Quest’olio? Questo profumo?»
Mi riempiva di ogni cosmetico possibile ed immaginabile il lettino dove in teoria mi sarei dovuta sdraiare per prendermi la tintarella! Massimo ci guardava divertite. Sono certa che pensava a quanto sciocchine molto spesso noi donne diventiamo. A me certe cose non mi erano mai piaciute. In fin dei conti neanche oggi se entro in una profumeria mi viene quell’istinto irrefrenabile di acquistare qualunque cosa anche perché non ne capisco assolutamente niente e per me un rossetto vale l’altro!
«Francesca, ecco, sì magari questo per i capelli che con la sabbia faccio fatica a pettinarli».
«Ilenia, fermati, no quello non è assolutamente per i capelli!»
«Ops, scusa mi devo essere confusa!»
Alla fine la mia solita figuraccia da persona ignorante non mancava mai. Ma come facevo a distinguere un prodotto dall’altro dal momento che erano tutti della stessa linea e con le confezioni identiche?
Massimo in questi miei straordinari momenti difficili invece di aiutarmi preferiva tuffarsi in mare. Beato lui che era così bravo a nuotare! Io sono sempre stata imbranatissima e di certo non posso mettermi il salvagente non avendo più l’età. Che invidia! Sono sempre stata una fifona, tipo che da piccola quando mi portavano in acqua con l’intento di farmi imparare a nuotare mi usciva fuori una vocina molto carina tipo quella della Callas quando si divertiva a emettere degli acuti. In fondo, gente, non c’è niente da fare quando uno è imbranato resta tale per tutta la vita, ma non preoccupatevi si sopravvive benissimo, o almeno credo… Insomma lasciatemi pensare che sia così, per favore, grazie!
Dal momento che c’erano alcuni appassionati di pesca che venivano quasi ogni mattina nella nostra stessa spiaggia per pescare con dei rastrelli le telline, io ne approfittavo per aiutarli e per fare quattro chiacchiere. Sinceramente l’idea di starmene lì spaparanzata al sole per fare la fine di una melanzana arrostita beh non mi è mai piaciuta. Molti lo fanno solo per farsi dire dai colleghi o dagli amici che sono fantastici con l’abbronzatura. Che pazienza! Voi ad esempio che tipo di bagnanti siete? Mica fate parte anche voi del gruppo “Tintarella per missione”? Non sentite caldo sotto quel sole bollente? Non vi annoiate ad ascoltare musica per tutto il tempo? Io ho sempre preferito fare qualcosa. L’idea di stare lì ad aspettare che le ore passino è lontanissima dalla mia indole.
Massimo se la cavava a cucinare perché era il primo di quattro fratelli, Francesca ed io, invece non eravamo proprio le reginette della cucina. Avete mai provato a cucinare un dolcetto? Sicuramente molti di voi lo avranno fatto e in realtà anche noi ci avevamo provato tante volte, ma il risultato era sempre stato lo stesso. Una massa informe cresceva nel forno per poi cadere miracolosamente verso il basso attratto dalla forza di gravità. Oltre alle torte ci eravamo magicamente addentrate anche nel meraviglioso mondo dei biscotti, ecco, qualcuno ci può spiegare come non farli diventare duri come le monete?
Il fatto è che se non ci fosse stato con noi Massimo di sicuro ogni sera nel nostro bungalow in affitto non avremmo fatto altro che mangiare panini farciti accompagnati da chissà quante buste di patatine fritte. Quindi grazie alla sua bravura coadiuvata dal mio recentissimo impegno nella pesca riuscivamo a mangiare degli ottimi spaghetti con le telline. Francesca ed io ci limitavamo a pulire un po’, a lavare i costumi da bagno, a non far sembrare il nostro alloggio simile ad un accampamento…
Dopo cena uno dei nostri passatempi preferiti era andare nel bungalow dei nostri vicini che erano anche nostri coetanei. Da lì decidevamo cosa fare durante la serata come ad esempio non uscire per sfidarci ad alcuni giochi di società oppure uscire e fare un giro nei locali per ballare oppure semplicemente per fare una passeggiata sul lungomare e per mangiare qualche buon gelato artigianale. Francesca è sempre stata una patita del ballo. Quando c’è lei in pista state certi che tutti gli altri scompaiono. In spiaggia, ad esempio, capita che vengano organizzati dei balli di gruppo per intrattenere i bagnanti. Inutile dirvi che lei appena avvistava un certo movimento in zona ballo era la prima ad abbandonare le amate creme solari e a buttarsi nella mischia. A me non è mai piaciuto ballare in spiaggia, un po’ perché dopo ogni balletto la mia faccia sotto a quel sole tendeva a somigliare più a quella di un cagnolino assetato che a quella di una ballerina carina e delicata. Detto fra noi poi non c’è cosa peggiore che avere qualcuno che ti dice quali passi fare. Il solo pensiero di avere un tizio che mi gridava se andare a destra o a sinistra mi faceva semplicemente girare la testa. La discoteca, invece, era il mio habitat naturale: lì potevo ballare nel modo in cui mi piaceva. Certo c’erano anche dei locali in cui accanto alle sale dedicate alla musica dance non mancavano quelle per i balli di gruppo. Ovviamente mi tenevo alla larga da quest’ultime con molta nonchalance.
Queste in poche parole erano le nostre giornate tipo al mare, una però fu davvero molto speciale. Bene allora vi racconto che cose assurde ci sono accadute, ma non subito. Insomma un po’ di suspense ci vuole. Siete contenti? No? Ok, quindi niente suspense. Che peccato!
Era una giornata che si preannunciava molto calda. Noi come al solito eravamo arrivati presto in spiaggia. Ci piaceva vedere la sabbia appena pulita dai trattori perché diventava piatta e sembrava così molto più estesa di quanto non lo fosse in realtà. La mattina presto inoltre non c’è molta gente ed è piacevole sentire solo il rumore delle onde del mare. Voi non lo trovate rilassante? Per noi lo era anche perché tipi particolari che facevano cose particolari ogni tanto capitavano. Non ci credete? Tipo famiglie che tiravano fuori all’ora di pranzo cosette molto leggere e molto facili a digerirsi… pasta e lenticchie! Lo so, molti di voi credono che queste siano usanze ormai sorpassate e invece no. Ma uno dopo aver mangiato così pesante poi dopo quante ore può di nuovo pensare di tuffarsi in acqua senza avere spiacevoli conseguenze? Tipo un po’ prima che il lido chiuda? Non so voi, ma io se devo farmi una scorpacciata non la faccio proprio il giorno in cui vado al mare. Vi ho già detto che sono una fifona? Beh, anche questo mio comportamento ne è la conseguenza. Ma qualcuno che sta a metà strada fra il digiuno ossessivo ed il mangiare compulsivo ci dovrà pur essere? Il cibo è un alleato, non un nemico da distruggere!
Quel giorno avevamo deciso di costruire un meraviglioso castello di sabbia, non certo magnifico come quelli che si vedono nelle competizioni, ma una piccola costruzione in sabbia che ci aiutasse a ripercorrere, anche soltanto per qualche istante, i ricordi della nostra infanzia, un’epoca della nostra vita che man mano si allontanava sempre di più.
Ognuno di noi lo aveva immaginato in un modo diverso e questo nel risultato finale si sarebbe visto chiaramente. Massimo voleva cercare in tutti i modi di creare un castello ricco di torri e con il ponte levatoio. Per lui la sicurezza veniva al primo posto, infatti, era sempre molto protettivo verso gli altri. Io cercavo di aiutarlo a scavare nella sabbia per arrivare in profondità fino a far uscire l’acqua del mare per rendere più credibile il ponte levatoio. Caratterialmente sono quel che si dice una ragazza scorbutica che però ama rendersi utile ed aiutare in modo concreto le persone. Francesca… devo dire che all’inizio non avevamo poi capito mica tanto che cosa stava combinando.
«Allora qui ci metto un tunnel…»
«Ma perché?»
«Beh, Massimo, il principe deve salvare la principessa imprigionata in un regno nemico e per farlo ha bisogno di crearsi un passaggio segreto».
«Quindi un castello con una storia movimentata…»
Non è semplicissimo realizzare una costruzione con la sabbia perché se non sei abbastanza bravo puoi fargli fare la stessa fine di un castello creato con le carte da gioco abbattuto da un leggero soffio di vento. C’è bisogno che vi dica quanto siamo stati maldestri e quante volte un pezzettino di esso faceva una pessima fine?
Voi siete bravi nei lavori manuali, il bricolage, intendo? Dai, in fondo lo so che ci avete provato tutti quanti a montare mobili facendovi aiutare da istruzioni ricche di disegni paragonabili all’arte astratta! Pollock non avrebbe potuto dipingere nulla di più complicato e contorto. Secondo voi quelli che realizzano tali istruzioni lo fanno di proposito per prenderci in giro? Per me sì e sono arrivata a questa conclusione perché ogni volta a fine montaggio resta sempre un pezzo in più fuori dalla costruzione. Non riesco a trovare una spiegazione diversa.
La costruzione del castello ci aveva portato via tutto il pomeriggio. La spiaggia era praticamente deserta. Quelli dello stabilimento avevano iniziato a mettere in ordine un po’ ovunque. In fondo ho sempre trovato il loro lavoro molto faticoso perché non deve essere molto semplice andare avanti e indietro con il caldo.
La luce del tramonto accompagnava i nostri gesti. Il cielo era diventato di un colore rosato molto romantico. Un vento estremamente forte iniziò a soffiare e noi fummo costretti a stringerci l’un l’altro per evitare che ci facesse volar via. Ci sentivamo come se ci trovassimo al centro di un ciclone. La cosa curiosa era, però, che il castello di sabbia continuava a restare fermamente saldo sulla spiaggia come se non ci fosse nulla intorno che lo disturbasse. Il vento divenne poi talmente potente che fummo costretti a chiudere gli occhi e quando poi riuscimmo a riaprirli ci trovammo inaspettatamente in un luogo a noi sconosciuto. Eravamo in un enorme salone, uno di quelli che si vedono nei film quando con vestiti di altri tempi le dame si dedicano al ballo. Sui mobili era possibile ammirare tutta una serie di candelabri che rendevano la stanza un luogo molto accogliente con la luce delle loro candele. Sulle pareti dei quadri molto particolari. In una parte della sala c’erano dipinti con dei paesaggi molto affascinati, nell’altra, invece, un volto di donna aristocratica era ripetuto in diverse situazioni. Una posa in particolare mi colpì molto. Beh, adesso vi aspetterete che vi descriva un quadro tristissimo con uno sguardo perso nel vuoto e invece non lo farò. La ragazza ritratta era di origini nobili, ma non era in una sala a ballare oppure su una carrozza per fare una passeggiata. Era in cucina insieme alla servitù per preparare qualche dolce. Si vede che in fondo essere nobili può diventare noioso e chissà il bisogno di evadere da un certo tipo di realtà può diventare necessario.
Il mio sguardo si posò sui miei amici e fu ricambiato. I nostri volti erano stupiti. Per quanto fossimo affascinati dall’incantevole cornice nella quale eravamo capitati, eravamo spaventati. Che cosa ci stava accadendo?
Massimo si avvicinò ad una sorta di portafinestra e il suo respiro per un attimo si spezzò.
«C’è acqua, acqua, acqua ovunque quaggiù! Ci sono delle torri, tante torri lassù!»
«E come faremo ad andare via?»
«Francesca, questo posto somiglia tanto a… ma non può essere…»
«Al nostro castello!»
Ebbene sì, il nostro castello si era trasformato in un posto reale collocato in un posto irreale!
Pensai, allora, che c’era un modo per fuggire e presto fatto…
«Tutte le mie creme sono state inutili! Ilenia, guarda, non potevi trovare una soluzione peggiore!»
«Non è colpa mia, ma tua!»
«Mia? Guarda che io avevo costruito il tunnel sotto la sabbia per far arrivare il principe dalla principessa!»
«E il principe avrebbe dovuto liberarla facendola passare qui, come vedi la tua storia si è avverata…»
«Il principe non avrebbe avuto bisogno di continuare ad allargare il passaggio o peggio di farlo allargare proprio alla principessa! Le mie manine un tempo tanto delicate e tanto carine…»
Come avete capito tutto il lunghissimo percorso nel tunnel, al buio come se non bastasse, lo abbiamo fatto parlando di argomenti molto profondi, ricchi di grande interesse culturale… Massimo in una situazione del genere non aveva potuto far altro che restarsene in un forzato silenzio.
Una volta usciti dal tunnel chilometrico, che eravamo stati costretti ad attraversare, riuscimmo finalmente a vedere il castello in tutta la sua magnificenza. Somigliava tantissimo a quelli che si trovano nei parchi di divertimento per bambini all’estero. Era di un colore rosato con qualche macchia di bianco che lo rendeva più luminoso. Nonostante le torri ed il ponte levatoio che avevamo provato ad abbassare senza fortuna alcuna, avevamo costruito un castello proprio niente male.
Avete presente quella strana sensazione che vi prende quando sentite che qualcuno sta posando il suo sguardo su di voi? Bene spesso non è soltanto una suggestione. Un gabbiano molto carino ci stava osservando. Aveva degli occhi verdi molto intensi.
«Sono stato io a portarvi qui!»
«Aiuto! Aiuto! Aiuto! Un gabbiano parlante!»
Nel giro di pochi secondi Francesca era svenuta. Poco male per una volta la fifona del gruppo non ero io. Contenti?
«Dopo aver visto il vostro castello ne sono rimasta affascinata e l’ho trasformato in un posto reale. Mi capita spesso di farlo, molto meno di mostrare i risultati alle persone che realizzano queste costruzioni in sabbia»
La situazione si stava facendo interessante ed io avevo voglia di saperne di più e così chiesi ulteriori spiegazioni.
«Questo è il mondo dei sogni, quello in cui viaggiano i bambini quando dormono. Il mio compito è quello di renderlo il più accogliente possibile».
Detto ciò, il gabbiano volò via. Il battito delle sue ali fece alzare un vento fortissimo. I miei amici ed io ci ritrovammo a vivere la situazione di poche ore prima e poco dopo approdammo sulla spiaggia dove avevamo costruito il nostro castello che ovviamente era scomparso.
Francesca pian piano riprese conoscenza. Questa esperienza in qualche modo aveva avuto il potere di cambiarla.
«Mai più castelli e mai più principi! I principi non esistono e se esistono sono degli sfaticati altrimenti non si spiega tutta la mia faticaccia per attraversare il tunnel! Ecco la mia borsa con le creme! Loro sì che sono più affidabili! Non vedo l’ora di tornarmene a casa…»
In fondo ero d’accordo con lei perché nessuno può aiutarti davvero completamente. Ognuno di noi deve imparare a prendersi cura di sé e a capire cosa vuole per poterlo poi realizzare.
Ehi a voi che vi capita di sognare ad occhi aperti castelli ed affini ricordatevi che la realtà è un’altra e che certe fiabe sono state create per salvare i bambini e per tenerli, almeno per qualche anno, lontano dalle difficoltà della vita.
Non perdete di vista quello che vi circonda davvero.
Bene… adesso che vi ho portato in vacanza con me, che vi ho fatto conoscere i miei amici, che vi ho lasciato sognare un po’, che vi ho riempito di consigli, posso congedarmi da voi.
Tenetevi strette le persone reali e dimenticate i reali dei sogni.

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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

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