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14. Scenografia e Location – Parte I

Dopo aver saltato l’appuntamento della settimana scorsa, durante il quale mi ha sostituito egregiamente la nostra Lissa con il suo escursus su come gestire le relazioni sentimentali e l’introduzione di altri personaggi nel nostro mondo degli Alchimisti, rieccomi qui con un nuovo argomento che toccherà un altro aspetto della nostra storia: le location.

Spesso vedo autori che, per timore delle delle descrizioni, lasciano i dettagli delle location al caso, sperando che il lettore riempia i vuoti con la sua fantasia. Come ho già detto ormai molte settimane fa nell’articolo che parla delle descrizioni, esse sono fondamentali per permettere a chi legge di calarsi nel mondo che stiamo presentando, ma sono anche potente sonnifero per tutti i lettori che preferiscono l’azione ed i dialoghi. Il compito dell’autore è quello di trovare il giusto equilibrio tra le parti movimentate e quelle più lente e la soluzione migliore, come dicevo sempre nello stesso articolo è quello di inserire la descrizione in un contesto dinamico, in modo che il flusso di informazioni che giunge al lettore sia comunque movimentato ma rappresenti in maniera precisa e puntuale ciò che vogliamo che il lettore veda.

Oggi ci focalizzeremo sulle location e dovrete sopportare qualche riferimento cinematografico, in quanto è più semplice spiegare utilizzando delle immagini.

Sensazioni trasmesse dalla location

Prima di iniziare a creare una location, è fondamentale capire lo scopo della stessa e quindi porsi le domande “A cosa serve questo posto? Perché lo stiamo descrivendo?”.
Il primo motivo che viene alla mente è quello di creare un luogo dove i nostri personaggi possano muoversi e compiere le proprie azioni e quindi se il nostro eroe dovrà impugnare una spada a casa sua probabilmente inseriremo tra gli “oggetti scenici” una rastrelliera per le armi oppure se deve accendere una candela avremo bisogno di un ripiano o un mobile nel quale essa è riposta.
A mio parere però, utilizzare l’ambiente in maniera solo funzionale e legata a quello che deve accadere è oltremodo riduttivo per non dire un vero spreco. La struttura della ambientazioni, infatti, può essere utilizzata da uno scrittore abile per poter trasmettere al lettore delle sensazioni senza dover far parlare i personaggi o peggio ancora il narratore stesso.
Se il nostro eroe sta ammirando un panorama stupefacente, sarebbe opportuno descriverlo in modo che anche il lettore si stupisca in modo che gli risulti più naturale capire i pensieri del personaggio. Se chi legge è il primo a pensare “Wow, che scena” automaticamente riterrà lecito associare lo stesso pensiero ai personaggi che stanno vivendo la stessa situazione.
In questo modo è possibile trasmettere ogni sorta di sentimento, dallo stupore all’inquietudine, dalla tranquillità alla curiosità e così via.

Tecniche descrittive

Descrivere un luogo è diverso dal descrivere una persona. Rendere dinamica la scena è più complesso e talvolta anche molto più lungo, per cui per evitare di tediare il lettore è opportuno evitare descrizioni in blocco, ma piuttosto inserire stralci descrittivi inframezzati da dialoghi o movimenti.
Per i luoghi poco spaziosi e chiusi il lavoro è più semplice. È possibile infatti far aggirare un personaggio nella stanza e fargli toccare qualche oggetto o scostarne altri oppure ancora farlo inciampare o urtare in qualcosa, mentre quando si parla di grandi spazi aperti la questione si complica. Non è possibile far muovere il personaggio che stiamo seguendo e quindi siamo costretti ad utilizzare altri movimenti per rendere viva la scena, così entrano in gioco animali, cascate, fronde sbattute dal vento, le onde del mare che si infrangono sulla costa, un uccello che vola o chissà che altro l’ambiente ci mette a disposizione.
Quest’ultima situazione è una di quelle dove un narratore onnisciente può fare la differenza, abbandonando il punto di vista di un personaggio specifico e spiccando il volo su un ampio panorama per cogliere quei dettagli che sono nascosti agli occhi di tutti. Cinematograficamente parlando nascono delle scene mozzafiato con la telecamera che letteralmente vola da un dettaglio all’altro abbracciando infine tutto l’ambiente, dal punto di vista letterario c’è bisogno di fare attenzione a non saltare troppo velocemente, altrimenti il tutto si riduce ad un susseguirsi di immagini slegate e poco gradevoli.

Da quella terrazza panoramica si poteva abbracciare con un solo sguardo tutto il porto. Una barchetta con due uomini stava tornando a riva con il suo carico di pesce e costeggiava la scogliera posta a protezione dei moli incedendo lentamente. Lo sciabordio delle onde del mare lievemente mosso la sballottolava leggermente ma i due marinai non se ne curavano. All’interno della barriera protettiva invece l’acqua era completamente piatta e tutte le imbarcazioni erano silenziosamente ordinate e legate al molo. Erano quasi tutte bianche e azzurre, ma di tanto in tanto se ne scorgeva una verde e persino un paio rosso fuoco. dalle porte aperte della rimessa del signor Travers si potevano intravedere gli operai al lavoro sul suo grande peschereccio che era stato tirato in secco per manutenzione mentre dalla parte opposta Jules ed altri due uomini si sbracciavano per facilitare l’approdo ad un’altra grossa imbarcazione di pescatori che stava già lanciando a terra le cime. Era stata una lunga notte fuori in mare, ma per i marinai il lavoro non era terminato. Il sole era sorto da meno di un’ora e avrebbero dovuto scaricare il pescato, per poi dividersi in due gruppi. Uno sarebbe rimasto a ripulire il peschereccio e prepararlo per la notte seguente, mentre altri avrebbero seguito Jules su per le ripide scale che conducevano al centro abitato per poter vendere il pesce

Cura dei dettagli

Il livello di dettaglio è fondamentale. Se si deve descrivere un luogo approssimativamente è meglio non farlo.

Andrea entrò nello studio del dottor Rossi accompagnato da sua madre. Era poco spazioso ma la disposizione del mobilio efficiente, un lettino per le visite, una scrivania ed libreria alle spalle di essa erano tutto quello che serviva al pediatra per svolgere il suo lavoro. Il medico aveva aggiunto una giraffa di peluche tra la finestra ed il lettino, per intrattenere i bambini.

Ci rendiamo conto da soli che non abbiamo detto nulla e questa descrizione si potrebbe tranquillamente tagliare visto che il lettore non si aspetta nulla di diverso da uno studio di un pediatra.

Andrea entrò nello studio del dottor Rossi accompagnato da sua madre. Da quando, l’anno prima aveva fatto il vaccino, non gli piaceva quel posto, così poco spazioso, con quella scrivania troppo alta per lui che riusciva a superare solo quando sua madre lo faceva sedere sulle sue gambe. La situazione non migliorava nemmeno così, l’enorme libreria dietro di essa incombeva con la sua monumentale presenza su di loro facendo sentire Andrea ancora più piccolo.
Mentre il dottor Rossi parlava con la madre, il bambino si avvicinò ad Eddy, la giraffa di peluche, e si chiese come facesse a sopportare quell’uomo cattivo tutto il giorno. Eddy era l’unica cosa buona di quello studio eppure stava lì ferma ad impolverarsi con un sorrisone stampato sul muso. Osservando meglio però Andrea capì, quel cordoncino legato al collo del pupazzo era un chiaro segnale: Eddy era prigioniero!

Questa descrizione dell’ambiente, per quanto poco dettagliata, mette in luce quello che un bambino spaventato percepisce ed i dettagli che gli interessano trasmettendo anche parte del suo stato d’animo.

L’eccesso di dettaglio è anch’esso deleterio se non dosato in maniera equilibrata.

Jim consegnò a Maria uno scatolino nero, dal coperchio a scatto tondeggiante, di velluto. Il righino argentato della chiusura scintillò riflettendo la luce tremolante che la candela posta a centro del tavolo proiettava tutto intorno. Lo sguardo della donna corse velocemente alla ricerca degli occhi dell’uomo e poi tornò a fissare la piccola scatola con le labbra semi aperte. Aveva capito cosa contenesse e non le sembrava vero.
Con gentilezza Jim allungò le mani, accarezzando quelle della donna e, dopo qualche secondo, fece scattare con un rumore sordo l’apertura sollevando lentamente il coperchio. Un anello d’argento era posizionato esattamente al centro, nell’apposita fessura e sfoggiava in bella mostra un brillante grosso come una nocciolina incastonato su di esso. Le mille sfaccettature del diamante sparpagliavano un arcobaleno di colori tutto intorno che danzavano ad ogni piccolo movimento. Una sottilissima linea percorreva tutta la fascia di argento dividendola in due parti uguali.

Ve li ricordate Jim e Maria? No? Andateli a cercare in uno dei primi articoli, subito!
Tornando all’esempio, stavolta i dettagli sono troppi, il lettore ha capito, come Maria, dove sta andando a parare la situazione e diventa impaziente a leggere troppe parole. Se proprio vogliamo descrivere l’anello, possiamo farlo in un secondo momento, magari quando la donna, tornata a casa, si ferma ad ammirarlo prima di andare a letto. In questa scena sarebbe più opportuno dedicarsi alle emozioni dei personaggi più che ai dettagli visivi, al lettore basterà sapere che si tratta di un anello con diamante, il resto verrà dopo.

Controllo del tempo e delle distanze

Questo argomento è un po’ più logico e vuole essere una raccomandazione. Non descrivete enormi praterie per poi farle percorrere in dieci minuti scarsi da un folletto a piedi, evitate ville di quattro piani da duecento metri quadri l’uno se poi descrivete solo due stanze e soprattutto fate attenzione ai tempi. Prima di inserire un lasso di tempo specifico come “tre minuti”, ma anche “pochi secondi”, accertatevi che le azioni che andrete a descrivere rientrino nei tempi indicati. Proprio ieri, in tv, ho assistito ad una scena in un telefilm poliziesco dove uno dei due protagonisti era legato ad una sedia in un soggiorno bello ampio ed il suo collega sfonda la porta per andarlo a salvare. Peccato che dietro alla porta era stata posizionata una granata in modo che si innescasse all’atto di apertura. Il collega è riuscito a sfondare la porta, guardarsi intorno alla ricerca dei cattivi, correre dal suo amico, togliergli il bavaglio, ascoltare l’avvertimento relativo alla granata, individuarla sul pavimento e trascinare la sedia dove era legato il poliziotto sul terrazzo, il tutto nei cinque o sei secondi che impiega una granata ad esplodere.
Stiamo parlando di finzione, ma sinceramente si tratta di una situazione poco verosimile ed è la stessa che può capitare allo scrittore che fa picchiettare le nocche di un personaggio sul tavolo per “alcuni minuti” o che fa svolgere una serie di dieci o quindici colpi di spada in “cinque secondi” oppure ancora che fa attraversare un salone “nel giro di un istante”.

Ci fermiamo qui per oggi. La prossima settimana scriveremo un paio di location per la storia di Rose e Vincent cercando di mettere in pratica tutto quello che ho detto in questo articolo.

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13. Romanticismo e rapporti sentimentali
15. Scenografia e Location - Parte II
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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

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