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1. Il Portatore del Vasetto – Roberto Saguatti

Gran Margarinone, 125° anno della sesta era della terra di sopra.

Erroll gran signore degli elfi di Angoloacuto ha dovuto convocare un consiglio urgente per affrontare la minaccia del drago Smarg che insediato nelle profondità del picco tempestoso nella montagna solitaria oltre le pianure arsute ha aperto lo Scrigno degli Opposti. Il potente talismano magico ha portato scompiglio nelle terre di sopra, la magia spigionata dal manufatto magico porta ogni essere ad agire all’opposto di quella che è la sua natura. Ogni essere tranne il drago stesso per il semplice fatto che è un Drago.
«Questa volta il Drago Smarg ha esagerato!» gridò Elengil allargando le braccia esasperato ma stando ben attento a non versare una goccia della sua birra.
«Siamo tutti d’accordo!» replicò pacato Erroll le cui parole furono appena comprensibili a causa del pezzo di spuntatura di maiale che stava masticando.
«Dobbiamo intervenire» disse convinto Aldruin mentre vuotava la vescica dalla terrazza creando l’ennesima cascata della vista di Gran Margarinone.
«Vedo grandi cose» intervenne dama Galladrella mente sbirciava la patta di Aldruin «grandi pericoli lungo il viaggio che vi condurrà alla dimora del drago»
«Ma come lo convinceremo a richiudere lo Scrigno degli opposti?» chiese Gandar lo stregone marrone, così chiamato a causa dello sporco sulle vesti che non lavava da anni «sapete che lo scrigno non può essere distrutto ma solo richiuso da colui che l’ha aperto»
Elengil li guardò tutti negli occhi prima di emettere un sonoro rutto «sapete qual è la cosa che più brama il drago. Il gioiello più prezioso custodito delle segrete di Gran Margarinone.»
Erroll sgranò gli occhi «No! Il vasetto da cinque chili di Brutella, no! E’ un prezzo troppo alto anche per tutto questo» urlò aprendo la quinta botte di birra della mattinata.
«Gandar sai che nessuno di noi può resistere alla tentazione della Brutella, nemmeno io o te. Come pensi di riuscire a portarla fino alla dimora del Drago senza esserne consumato dal potere» Galadrella si era posata languida sulle ginocchia di Erroll con la scusa di offrire un altro cosciotto unto.
«Esiste qualcuno! Proprio qui a Gran Margarinone» replicò arguto lo stregone «lo Gnobbit!»
«Certo» disse Elengil «il figlio del mezz’uomo e della schiava Gnoma! Da piccolo è caduto nella tarina di mascarpone e da allora ha la nausea dei dolci! Geniale! Fatelo chiamare!» ordinò alle guardie mezze appisolate.
Lo Gnobbit era la raffigurazione del detto: si fa prima a saltarlo che a passare affianco. Non si capiva come potesse camminare. Aveva compensato la mancanza di dolci con qualsiasi altro cibo gli capitasse a tiro.
«Tordo, questo è il tuo nome vero ragazzo?» s’informò solenne Gandar.
«Sì, mio signore» disse il ragazzo dalla pelle purulenta e flaccida di colore verdastro.
«Tordo! Una grande maledizione grava su tutti noi e tu sei l’unico che può spezzarla. Dovrai portare il vasetto di Brutella alla dimora del drago Smarg perché in cambio chiuda lo Scrigno degli opposti. Tu sei l’unico in grado di resistere alla tentazione della Brutella, te la senti?»
Il ragazzo non era mai uscito dalla cucina in vita sua ma, vittima anche lui del potere dello scrigno, da qualche tempo sentiva un irresistibile bisogno di avventura e di movimento, cose che in vita sua non aveva mai provato. Quindi accettò con piacere l’incarico.
«Il ragazzo non è certo nelle condizioni camminare o cavalcare, è già sudato solo per lo sforzo di stare in piedi» obbiettò Erroll offrendo una salsiccia al ragazzo che però rifiutò, stranamente Tordo aveva voglia solo di insalata.
«Non possiamo portare il vasetto ma possiamo portare il portatore del vasetto!» esclamò euforico Gandar.
Fu il consiglio elfico più veloce della storia se si esclude la grande festa seguente in cui non un solo elfo rimase sobrio.
Così su grande carro carico di cibo e birra partì da Gran Margarinone la compagnia del Vasetto. Durante il viaggio Tordo ripensò più volte a dama Galadrella e al dono che gli fece prima della partenza “a te Tordo dono la Friesta una merendina che ti sarà di aiuto nei momenti più bui quando non ci vedrai più dalla fame”.
Per cinque giorni la compagnia viaggiò tranquilla respingendo solo qualche gregge di pecore assetate di sangue, gli elfi furono felici di riempire il carro di ottima carne di agnello. Ogni sera il fumo della griglia si alzava alto dall’accampamento e fiumi di alcool scorrevano rendendo tutti felici e spensierati. Tutti tranne Tordo che non aveva fame e soffriva dalla smania di fare: per realizzarsi camminava ogni giorno pezzi sempre più lunghi a fianco del carro fino a quando le gambe cedevano e in tre dovevano issarlo di forza sul carro. Non passò molto tempo prima che gli elfi e lo stregone iniziassero ad avvertire il richiamo della Brutella giungere lieve dal carro, ma era ancora un sussurro e facilmente ignorabile.
«Avverto il tuo turbamento» disse Erroll a un Gandar visibilmente preoccupato.
«Domani entreremo nel territorio dei Twilight, sai che avrei preferito girare al largo, ma non abbiamo tempo sento il richiamo della Brutella crescere ogni giorno. Dovremmo dormire di giorno, quando i twilight sono dentro le grotte e viaggiare di notte. Sarà molto pericoloso ma se procediamo veloci in due notti dovremmo uscire dal loro territorio» indicò col bastone la valle sotto di loro.
«Che effetto può avere avuto su di loro il potere dello Scrigno?» Elengil era così preoccupato che non bevve birra per dieci interi minuti.
La prima notte tutto passò tranquillo ma a metà della seconda la compagnia dovette fermarsi. Un grande numero di vampiri completamente nudi stava copulando in massa lungo l’unico sentiero. Il gruppo più vicino senza nessun pudore sulla loro perfetta nudità si avvicinò alla compagnia. Erano talmente diafani che la loro pelle rifletteva la luce lunare. Ben presto la faccenda fu di interesse generale e tutti si avvicinarono, in poco tempo il loro numero diventò soverchiante. Tordo da dentro il carro sentì le mutandine sporcarsi di una cosa simile alla Brutella.
«Indietro esseri immondi: sono un servitore del fuoco segreto e reggo il puntatore laser di Antor! Il potere oscuro non vi servirà a nulla! Fiamma di Udrun!» dal bastone di Gandar una grande fascio rosso illuminò la valle per alcuni secondi «Ritornate nell’ombra!»
Al ritorno della notte tutti si accorsero che i vampiri si erano limitati ad indossare occhiali da sole.
«Bel tentativo vecchietto. Ma noi temiamo solo la luce del sole. Se volete passare dovrete pagare un pedaggio» esclamò serio il capo vampiro in modo che tutti potessero udire «Tre di voi dovranno “concedersi” a noi per questa notte»
Guardando le splendide vampire Erroll, Aduin ed Elengil si ingrifarono come dei tori alla monta.
«Fermi» comandò Gandar «la decisione spetta al portatore del Vasetto»
Tordo uscì dall’interno del carro. Pensò di offrirsi volontario ma, vedendo la passione dei tre elfi e temendo ritorsioni, decise di lasciarli andare. Dal retro del gruppo del gruppo dei vampiri avanzarono felici tre grossi maschi che li presero per le mani e li trascinarono con loro nel bosco. Le grida durarono parecchio tempo e per tutto il giorno seguente gli elfi non poterono sedersi sul carro.
Giunsero infine in vista delle miniere di Gloria, le antiche dimore dei nani. Gandar era molto timoroso perché conscio di ciò che era celato all’interno. Il potere del Vasetto era cresciuto tanto da offuscare i sensi della compagnia e occupare i loro pensieri. Prima di giungere all’entrata della miniera vennero circondati da un intera tribù di Orchi che fattisi furbi li avevano aspettati nascosti.
Il capo degli orchi, a cavallo di un lupo, attirò la loro attenzione parlando in uno stridulo falsetto «Mettete via le spade siamo qui per aiutarvi! Conosciamo la vostra missione e faremo di tutto per aiutarvi!» guardò Gandar «vecchio, il potere dello Scrigno degli opposti ha risvegliato l’essere che dormiva nelle profondità della miniera».
«il Baldroc!» il mago era impaurito «ora la via è preclusa, è un demone antico fatto di fiamme, ombra e salsa al ketchup. Ci ucciderà tutti e terrà per se il Vasetto!»
«Peggio ancora Mago» rispose l’orco «il Baldrog si è risvegliato con una gran voglia di Musical e costringe tutti a replicare all’infinito Moulin Rouge. Vi assicuro che invochereste la morte dopo il primo atto»
Erroll era pensieroso «Non passare per Gloria significa allungare di una settimana il viaggio e affrontare le pianure della follia».
L’orco intervenne «Non potete, è giunta voce che il Cercatore, la confessatrice e il mago Zurzurellone siano sulle vostre tracce! Il potere dello scrigno li ha corrotti! Dei miei fratelli sono stati catturati e confessati! Hanno dovuto dire 20 Pater, 15 Ave e 30 Gloria prima di riuscire a fuggire! Se andrete verso la pianura non farete che cadere fra le loro braccia e passare i vostri giorni a recitare preghiere»
Aduin non sapeva quale pericolo fosse peggiore e si mise a piangere arricciando con un dito i lunghi capelli.
L’orco si avvicinò «Esiste una via … segreta e nota solo agli Orchi. Ma per accedervi per la prima volta nella storia gli elfi si dovranno fidare degli Orchi e seguirci bendati sopra i nostri lupi! Vi condurremmo direttamente alla grotta del Drago».
«Piuttosto preferisco cantare e ballare per tutta la vita» rispose Elengil. «Piuttosto recito la messa in latino» fece eco Aduin estraendo la spada.
«Fermi» urlò Tordo. Tutti osservarono lo Gnobbit che si era alzato a fatica da sopra il carro smanioso di cavalcare i lupi «Andrò io! Solo».
Nessuno osò commentare perché gli elfi sapevano essere l’unica soluzione. Tordo si rivolse agli elfi e al mago «Vi ringrazio ma siete giunti al limite. Avverto il potere del Vasetto, il desiderio che divora le vostre anime. Se mi accompagnereste prima o poi non potreste fare a meno di provare ad impossessarvene. Nessuno può resistere più a lungo» scese dal carro in qualche minuto con il Vasetto nello zaino sulle spalle. Era appena salito sul Lupo del capo Orco quando una fiammata magica colpì il gruppo degli orchi arrostendo i più vicini.
«Preparatevi a recitare il rosario!» minacciò una voce femminile.
«La confessatrice!» urlarono gli orchi con la paura sul viso.
«Voi andate» comandò Gandar «noi li tratterremo il più lungo possibile!» ingaggiò un duello magico con Zurzurellone «Fuggite schiocchi!».
I tre elfi si scagliarono contro il cercatore e la confessatrice. Gli orchi spronando i lupi alla massima velocità che il peso dello Gnobbit consentiva loro. Le bestie portarono Tordo fino all’enorme portale che segnava l’ingresso della città sotto alla montagna ora dimora del Drago. Gli diedero una pacca sulla spalla.
«In bocca al drago» augurarono mentre si allontanavano. Tordo si toccò le parti basse e alzò il dito medio in gesto di saluto. Come chiunque altro davanti a quel portale mastodontico si chiese perché mai i nani alti un metro e due puffi dovessero costruire portoni del genere da cui passava agilmente un drago adulto é proprio un andare a cercarseli i guai…
Si sentì in imbarazzo non sapeva se bussare alla porta o meno, vivere con gli elfi aveva sempre richiesto una grande educazione. Decise che non fosse il caso. Girò la maniglia ed entrò della porticina di passaggio che era aperta, non trovò la cosa strana: quando sei un drago non hai bisogno di chiudere la porta a chiave …
Tordo si addentrò nella magnifica ma spettrale città dei nani. Ad ogni passo sentiva il peso del Vasetto aumentare. Dovette fare molte pause nel suo viaggio verso il centro della montagna. Tordo era disperato, sentiva anche il potere dello Scrigno degli opposti aumentare man a mano che si avvicinava alla tana del drago: aveva voglia di correre e mangiare solo frullati energetici ma le gambe dolevano ed alzarsi era sempre più difficile ogni volta che cadeva . Aprì lo zaino e tenne la Brutella fra le mani pensieroso improvviso era cresciuto in lui il desiderio di dolce. Si addormentò in quella posizione mentre decideva se fosse il caso di fare un piccolo assaggio per riprendere le energie. Al suo risveglio la voglia di dolce era diventata irresistibile a causa del potere del vasetto ma all’imporvviso si ricordò del dono di dama Galadrella schiacciato nella tasca posteriore delle brache “a te Tordo dono la Friesta una merendina che ti sarà di aiuto nei momenti più bui quando non ci vedrai più dalla fame” la ingurgitò in un solo boccone recuperando tutte le energie.
Fu così che giunse al cospetto dell’imponente Drago.
«Ce ne hai messo di tempo» si lamentò questi.
«Se avevi fretta potevi anche venire all’ingresso !» lo rimbeccò Tordo che traeva il coraggio dallo Scrigno degli opposti a pochi metri da lui.
Si tolse lo zaino e porse a Smarg il vasetto.
«Potente drago, gli elfi ti omaggiano del Vasetto di Brutella. In cambio ti chiedono di chiudere lo Scrigno degli opposti con la promessa non aprirlo mai più» disse fiero lo Gnobbitt.
Il drago ponderò la richiesta ed essendo un essere furbo e terribilmente stronzo rispose.
«E chi mi impedisce di prendermelo e basta? Tu forse?» Tordo rimase spiazzato non avendo pensato a questa evenienza.
Ma sapeva dell’orgoglio dei draghi e giocò d’astuzia. «Ti sfido Smarg!» disse furbo.
«Tu e quale esercito?» replicò sarcastico il drago.
«Non fisicamente! Ti sfido ad una gara di indovinelli! Se vinco chiuderai lo scrigno per sempre, accetti o devo dedurre che hai paura di me?» non aveva mai usato prima di allora la parola dedurre, potenza della magia dello scrigno.
Il drago lanciò un urlo sputando fuoco.
«Va bene, ma se vinco io mangerò la Brutella e te subito dopo»
Tordo masticò amaro ma non aveva scelta quindi acconsentì.
«In una vasca ci sono sei pesci e tre affogano, quanti ne rimangono?» chiese Tordo.
Il drago attese un attimo poi rispose senza indugi: «I pesci non affogano» rise trionfante.
«Su un albero ci sono otto uccelli, quattro vengono abbattuti da un cacciatore, quanti ne rimangono?»
Tordo iniziò a contare con le dita e stava per rispondere quattro quando ebbe l’illuminazione «Nessuno scappano tutti!»
Il drago rimase sorpreso non avrebbe mai detto che lo Gnobbitt potesse essere tanto intelligente.
«Perchè uno scheletro non si butta dal trampolino?» lo incalzò Tordo. Fumo uscì dalle narici del drago pensante.
«Perché non ha fegato!» rispose soddisfatto pregustando la vittoria.
«Qual è la differenza tra uno specchio e uno stupido?»
Tordo pensò a lungo.
«Ti arrendi?» lo incalzò il drago.
« Lo specchio riflette senza parlare, lo stupido parla senza riflettere.» il drago rimase basito. Pensava di avere già vinto, come poteva quell’essere competere con la sua millenaria sapienza?
«Più è grande e meno si vede» Tordo era ringalluzzito dal fatto di tenere testa al drago, si sentiva invincibile.
Il drago era in difficoltà e iniziò a camminare nervosamente per la caverna. Tordo iniziò a battere il tempo con le mani su una cassa per innervosirlo.
«Stai buono!» sbottò il drago che incominciava a temere di perdere «così non riesco a concentrarmi!»
Tordo rise ma il sorriso gli si spezzò quando il drago diede la risposta esatta: «l’oscurità!». Il drago ballò dalla felicità ed ebbe un’intuizione, capì perché lo Gnobbitt fosse così sagace! Chiuse lo scrigno degli opposti e sicuro di vincere chiese al piccoletto:
«Tua madre ha tre figli: Andor, Luthor e …?»
Le cose all’improvviso tornarono alla normalità: lo scrigno era stato chiuso anche se al prezzo del Vasetto di Brutella. Tordo non tornò mai indietro ma fu il primo Gnobbitt ad avere una statua a Gran Margarinone.

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2. Una giornata tipo nel dungeon - Claus
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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

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