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Recensione – La Paura del Saggio di Patrick Rothfuss

La paura del saggio è un libro… meraviglioso. Davvero, è stupendo! Spero di non fare una recensione piena di aggettivi astratti di questo tipo, ma lo meriterebbe. La mole mi spaventava: oltre 1000 pagine. “E se lo inizio e non mi piace?”, mi chiedevo. Dubbi inutili. Questo libro è eccezionale, e tutti dovrebbero leggerlo.

Parlare de La paura del saggio senza fare spoiler è praticamente inutile, per tanto questa recensione è rivolta a chi già lo ha letto. Se per caso siete invece indecisi sul comprarlo o meno, fidatevi di me: compratelo. Non ve ne pentirete.

Titolo La Paura del Saggio
Autore Patrick Rothfuss
Data 2011
Pubblicazione italiana 2011
Editore Fanucci
Traduttore Gabriele Giorgi
Titolo originale The Wise Man’s Fear
Pagine 1140
Reperibilità Reperibile in ebook

Trama

Ci troviamo nel secondo giorno della narrazione di Kote: anche in questo caso, ho percepito la cornice come una pubblicità durante un bellissimo film. Non che la cornice non fornisca elementi interessanti, anzi: sono io che non vedevo l’ora di continuare con la storia di Kvothe. La mia esperienza di lettura è stata in qualche modo guidata dal mio amico Marco, che assillavo con domande, precisazioni, ipotesi e quant’altro. Mi ha messo al corrente anche dei molti indizi disseminati qua e là: alcuni sono indizi linguistici, che si perdono nella traduzione, altri sono indizi ricavati da dialoghi che, a prima impressione, non rivelano granché. E questa è la prima, fondamentale caratteristica dei libri di Rothfuss: la prima lettura, anche se non fai caso ai vari misteri, è godibile come storia in sé. Però esistono più livelli: sotto questo strato superficiale si scoprono sottotrame, riferimenti, storie interessanti che contribuiscono a comporre quell’immenso mosaico che sta costruendo l’autore. Non spetta a me svelarvi tutti i segreti di questo romanzo, però qualcosa insieme la vedremo.

Come dicevo, le oltre 1000 pagine non sono state un problema per me. Non c’è nessuna parte noiosa, o calante, o irrilevante: tutto ciò che c’è scritto è interessante o necessario per capire il suo sviluppo (forse la parte dei boschi può essere più noiosa rispetto al resto, ma contiene elementi interessanti e non scontati). La trama si può suddividere in quattro sezioni: Accademia, Vintas, Eld e Aderme, in riferimento alle avventure di Kvothe.

Worldbuilding

La paura del saggio rivela molte curiosità sul mondo creato da Rothfuss: il regno di Vintas, Ademre, il regno del Fae… vediamoli nel dettaglio.

Volcarona Vintas

A un certo punto della sua carriera all’Accademia, Kvothe viene sollecitato a interrompere gli studi per qualche tempo; allo stesso tempo, gli si presenta l’opportunità di trovare un mecenate a Vintas, presso il Maer Alveron, un uomo ricchissimo, discendente di una dinastia molto antica (che un tempo regnava a Vintas). Vediamo quindi da vicino le affascinanti usanze di questo regno, in particolare quella sugli anelli:

L’usanza a Vintas settentrionale era mandare avanti un servitore per richiedere un incontro. Il messaggero portava un anello con iscritto il nome del nobile. Si mandava un anello d’oro per richiedere un incontro con un nobile di rango superiore al proprio, argento per qualcuno che aveva più o meno lo stesso rango, e ferro per qualcuno di inferiore. Io non avevo nessun rango, ovviamente. Niente titolo, niente terre, niente famiglia e niente sangue. Ero di natali più umili possibile, ma nessuno qui lo sapeva. Tutti ritenevano che il misterioso uomo dai capelli rossi che trascorreva del tempo con Alveron fosse un qualche tipo di nobile, e le mie origini e la mia posizione erano un argomento molto dibattuto.

Bredon, un nobile che fa visita a Kvothe per giocare a Tak (un gioco che Rothfuss ha creato davvero!), spiega che, per tradizione, gli anelli si lasciano vicino all’ingresso, come segno di prestigio. Esistono anche altri anelli fatti di materiale diverso che vengono scoperti nel corso della storia.

Volcarona Felurian e il mondo dei Fae

I Fae non sono come noi. Questo è infinitamente facile da dimenticare, poiché molti di loro hanno il nostro stesso aspetto. Parlano la nostra lingua. Hanno due occhi. Hanno le mani e le loro bocche assumono forme familiari quando sorridono. Ma queste cose sono solo apparenze. Non siamo affatto simili. Ho sentito persone dire che gli uomini e i Fae sono differenti come cani e lupi. Per quanto questa sia una semplice analogia, è molto lontana dal vero. Lupi e cani sono separati solo da un retaggio lievemente diverso. Entrambi ululano di notte. Se picchiati, entrambi morderanno.
No. Il nostro popolo e il loro sono diversi come acqua e alcol. In bicchieri uguali, hanno lo stesso aspetto. Entrambi liquidi. Entrambi limpidi. Entrambi bagnati, in un certo senso. Ma uno brucerà, l’altro no. Questo non ha nulla a che fare con il temperamento o il tempismo. Queste due cose si comportano in modo diverso perché sono profondamente, intimamente differenti.
Lo stesso vale per gli umani e per i Fae. Ce ne dimentichiamo a nostro rischio e pericolo.

Il gruppetto nel bosco incappa in una creatura leggendaria: Felurian. Kvothe ne è inesorabilmente attratto e la insegue… e quello che succede è leggermente spoiler.

Mostra spoiler

kvthe e felurian

Volcarona Ademre

C’è tanto da dire su questo popolo che vive all’estremità dei Quattro Angoli della Civiltà. Gli ademici sono famosi per il loro modo di combattere, pertanto trovano lavoro all’estero come mercenari; Kvothe impara qualcosa di questa disciplina da un compagno di viaggio, Tempi, non arrivando però a risultati eccezionali. Parte della preparazione deriva dal Ketan, una sorta di riscaldamento che implica dei movimenti particolari.

Tempi prova a insegnargli anche il loro linguaggio gestuale:

Nelle ore che seguirono, imparai che il linguaggio gestuale ademico non rappresentava in realtà delle espressioni facciali. Non era nulla di così semplice. Per esempio, un sorriso può significare che sei divertito, felice, grato o soddisfatto. Puoi sorridere per consolare qualcuno. Puoi sorridere perché sei contento o perché sei innamorato. Una smorfia o un sogghigno sembrano simili a un sorriso, ma significano cose completamente diverse.
Immaginate di insegnare a qualcuno come sorridere. Immaginate di provare a descrivere cosa vogliono dire i diversi sorrisi e quando, precisamente, usarli in una conversazione. È più difficile di imparare a camminare.
All’improvviso così tante cose ebbero senso. Certo che Tempi non mi guardava negli occhi. Non si otteneva nulla a guardare in faccia la persona con cui si stava parlando. Ascoltavi la voce ma osservavi la mano.
Successivamente passai diverse ore tentando di apprendere le basi, ma era estremamente difficile. Le parole erano una cosa piuttosto semplice. Puoi indicare una pietra. Puoi inscenare una corsa o un salto. Ma avete mai provato a imitare la compiacenza? Il rispetto? Il sarcasmo? Dubito che perfino mio padre sarebbe riuscito a fare una cosa del genere.

Rothfuss riesce a spiegare in modo verosimile come interagiscono questi due mondi così differenti: dalle conversazioni tra Kvothe e Tempi impariamo alcune cose, a Haert, un villaggio ademico, scopriamo altre cose. Ad esempio il Lethani, una sorta di filosofia di vita in larga parte incomprensibile. Ma la cosa che mi è piaciuta di più… è che il sesso viene concepito in modo molto libero. Così libero Vashet, l’insegnante di Kvothe, gli chiede candidamente se ha voglia di fare sesso. Sembrerebbe che siano superficiali a riguardo, eppure Vashet spiega che il sesso è una cosa intima:

Tutto quello che porta due persone ad avvicinarsi è intimo. Una conversazione, un bacio, un sussurro. Perfino combattere è intimo. Ma noi non siamo strani riguardo al nostro sesso. Non proviamo vergogna per questo. Non lo riteniamo così importante da tenere il sesso di qualcun altro solo per noi, come un avaro che ammassa oro.” Scosse il capo. “Più di ogni altra cosa, questa stranezza nel vostro pensiero divide voi barbari da noi.”

Curiosamente, la procreazione non passa attraverso il sesso. A quanto pare gli uomini sono inutili per fare bambini, come scopre un po’ offeso Kvothe.

Personaggi

Kvothe

Vorrei dire qualcosina su Kvothe. Come ogni personaggio ben costruito, è fatto di luci e ombre. C’è una scena infatti in cui si dimostra particolarmente crudele (tutta la parte in cui smaschera i falsi Edema Ruh è agghiacciante); non ai livelli di Ramsay Snow, eppure… certo, per molti versi è buono e si dedica agli altri, per altri versi ha pensieri inquietanti. Meglio così in ogni caso. Ah, e devo ammettere che il suo rapporto con Denna migliora e si fa interessante: viene vissuto finalmente, senza quella carica di aspettative e di grandiosità palesate nel primo libro.

Lo Cthaeh

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“Non c’è nulla di peggio dello Cthaeh!” urlò Bast, calando di nuovo il suo pugno serrato sul tavolo.

Nel regno del Fae, Kvothe incappa in un albero enorme, simile a un salice. In realtà è una creatura, lo Cthaeh; una creatura che conosce e sa tutto, o almeno così pare (Kvothe lo definisce un oracolo). Le rivelazioni che fa a Kvothe sono dolorose, soprattutto quelle su Denna.

Conclusioni

Davvero un libro incredibile, leggetelo. Qui ho solo dato un’occhiata alle cose che mi hanno più colpito, ma ci sono tantissimi altri dettagli interessanti; ovviamente non posso metter tutto per motivi di spazio. Vi lascio con qualche domanda, a cui gli appassionati (dopo ricerche e intuizioni varie), hanno dato delle risposte (più o meno valide)… cosa c’è nello scrigno di Kote? Cosa c’è dietro le doppie porte della biblioteca? Chi è il patrono di Denna? Altre domande invece lasciano adito soltanto ad ipotesi: qual è lo scopo dei Chandrian? E degli Amyr? E di Denna? Che fine ha fatto Abenthy? Qual è il ruolo delle storie in questo mondo?

Voto: 9/10.

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Ho indossato il Cappello Parlante insieme a Harry, Ron e Hermione; ho consultato l'aletiometro con Lyra; ho partecipato alla creazione di Ea e sono stato invisibile con Bilbo; ho viaggiato con Ged su migliaia di isole, tra diversi mondi con Pug, e su diversi piani con Sita Dulip; sono stato un reietto con Shevek e ho cavalcato draghi con Dany; ho sghignazzato con Bartimeus e cavalcato su Aslan; ho intrapreso viaggi interminabili con Frodo, Tasslehoff, Sutty, Drizzt, Phèdre, Morgon... E sono ancora qui.

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