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Recensione – Il Dominio della Regina – L’Ombra della Profezia

Il quarto libro delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco è il più odiato dal fandom. I motivi sono facili da rinvenire: personaggi secondari/poco interessanti che si associano a trame noiose. Inoltre, tutti i difetti rilevati negli altri libri qui sono come potenziati: ancora più liste infinite di lord e lady, ancora più descrizioni di viaggio interminabili, ancora descrizioni di banchetti e vestiti. La recensione presenta qualche spoiler non segnalato sparso; nulla di eclatante, però è consigliato leggerla dopo aver letto il libro.

Titolo Il Dominio della Regina – L’ombra della profezia
Autore George R. R. Martin
Data 2005
Pubblicazione italiana 2006
Editore Mondadori
Traduttore Sergio Altieri e Michela Benuzzi
Titolo originale A Feast for Crows
Pagine 853
Reperibilità Reperibile online e in libreria

Trama

La storia segue i PoV di Cersei Lannister (10 capitoli),  Brienne di Tarth (8), Jaime Lannister (7), Samwell Tarly (5), Arya Stark (3), Sansa Stark (3), più una serie di capitoli con differenti punti di vista, che ci permettono di seguire le vicende dei Greyjoy e dei Dorniani. Detto molto sinceramente: senza Cersei e Jaime a ravvivare un po’ il tutto (e a Dorne, dove ci sono usanze e costumi differenti) il libro sarebbe stato decisamente noioso.

Stile

Lo stile è quello di sempre; facciamo qualche esempio di listone di lord…

Tra i vessilli nella sala, Asha distinse il pesce argenteo dei Botley, l’albero di pietra degli Stonetree, il leviatano nero dei Volmark, i nodi scorsoi dei Myre. Il resto erano falci, emblema degli Harlaw. Quella di Boremund era in campo azzurro pallido, quella di Hotho era contornata da bordi frastagliati, il Cavaliere aveva lo sfondo inquartato, con il pavone sgargiante della casata di sua madre. Perfino Sigfryd Capelli d’argento innalzava due falci, l’una di fronte all’altra su uno sfondo diviso in diagonale. Solamente lord Harlaw mostrava la falce argentea senza orpelli in campo nero come la notte, emblema immutato dall’alba dei giorni: Rodrik, detto il Lettore, lord di Dieci Torri, lord di Harlaw, Harlaw di Harlaw… lo zio favorito di Asha Greyjoy.

***

Lord Brax indossava un farsetto grigio chiaro sotto una tunica di tessuto d’argento, con un unicorno di ametista appuntato sul cuore. Lord Jast era in armatura di acciaio nero, con tre teste di leone dorate sulla corazza pettorale. Le voci sulla sua morte non erano troppo lontane dal vero: le ferite e la prigionia lo avevano ridotto all’ombra dell’uomo che era stato. Lord Banefort aveva superato la battaglia in modo migliore e sembrava pronto a tornare immediatamente a combattere. Plumm era in viola, Prester in ermellino, Moreland in rosso e verde, ma ognuno di loro portava una cappa di seta porpora, in onore dell’uomo che stavano scortando nell’ultimo viaggio.

***

Victarion vide uomini venuti da tutte le isole: Blacktyde, Tawney, Orkwood, Stonetree, Wynch e molte altre. I Buonfratello di Vecchia Wyk, quelli di Grande Wyk e quelli di Orkmont erano venuti tutti. C’erano i Codd, anche se le persone perbene li disprezzavano. I Weaver e i Netley si ritrovarono fianco a fianco con uomini appartenenti ad antichi e nobili casati; persino gli umili Humble, sangue degli schiavi e delle mogli di sale. Un Volmark diede una pacca sulla schiena a Victarion, due Sparr lo obbligarono a prendere un otre di vino. Victarion bevve a lungo, si asciugò la bocca e lasciò che lo guidassero ai loro bivacchi, per ascoltarli discutere di guerra, corone, razzie, della gloria e della libertà del suo regno.

***

Ser Tallad l’Alto cadde da cavallo quando il sacco di sabbia volteggiò dietro di lui e lo colpì alla testa. Cinghiale Selvaggio colpì lo scudo così forte da spezzarlo. Kennos di Kayce finì di distruggerlo. Lambert Turnberry colpì solamente di striscio, ma Jon Bettley il Glabro, Humfrey Swyft e Alyn Stackspear fecero tutti centro, e Ronnet Connington il Rosso spezzò in due la sua lancia. Poi montò in sella il Cavaliere di Fiori, che coprì tutti gli altri di vergogna.

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Personaggi

Cersei Lannister

Cersei mi ha divertito tantissimo. Vede nemici dappertutto, come sottolinea suo fratello Jaime. Non è granché come regina reggente, e finisce per rovinarsi con le sue stesse mani.

Adoro i suoi giudizi; è davvero impietosa e spietata. Vi propongo i più divertenti e/o fantasiosi.

Su Renly Baratheon

Mace Tyrell spergiurava che Margaery era ancora vergine, ma Cersei aveva i suoi dubbi. Joffrey era stato assassinato prima che potesse deflorarla, ma prima di lui c’era stato Renly Baratheon… “Un uomo può anche preferire il gusto del membro virile, ma dopo qualche boccale di birra cambierà idea abbastanza in fretta.”

Su Pycelle

“Quel vecchio è utile quanto dei capezzoli su un’armatura.”

Sulla Regina di Spine, quella odiosa nonna rugosa:

“Ti voglio vedere morta, vecchia maledetta” promise Cersei a se stessa […].

Su Lollys (in questo caso vale la pena leggere l’intera conversazione):

La regina era appena riuscita a liberarsi di quell’imbecille che si ritrovò tra le grinfie di lady Falyse di Stokeworth e di suo marito, ser Balman Byrch. «La lady mia madre ti porge le sue condoglianze, maestà» bofonchiò Falyse. «Lollys è costretta a letto a causa dei dolori per la gravidanza, e mia madre ha voluto restare con lei. Implora il tuo perdono, e mi ha incaricata di chiederti… mia madre ammirava il tuo defunto padre più di qualsiasi altro uomo. Dovesse mia sorella dare alla luce un maschio, è suo desiderio che venga chiamato Tywin, se… ti compiace.»
«Compiacermi?» Cersei la fissò stupefatta. «Quella mentecatta di tua sorella si fa fottere da metà della feccia di Approdo del Re, e Tanda pensa di onorare il suo bastardo dandogli il nome di mio padre? Che se lo scordi!»

cersei occhi al cielo

Jaime Lannister

Avevamo già conosciuto Jaime nel libro precedente tramite capitoli dedicati a lui; penso che Jaime sia uno dei personaggi più complessi creati da George Martin. Si trascina dietro un appellativo che lo segnerà per sempre: Sterminatore di Re. Nessuno si fida di lui, per quanto lui si sforzi; eppure non è così male. Vegliando il padre morto, pensa:

“L’intera faccenda è più assurda di una farsa da guitti, io che sono di veglia a un padre del cui assassinio mi sono reso complice, che mando uomini a catturare un fratello alla cui fuga ho contribuito…”

Dopo aver liberato il Folletto, questi gli dice di aver assassinato Joffrey. Cosa non vera! Povero Jaime… inoltre il suo pensiero va anche a Brienne, per cui si ritrova a pregare:

Ormai privi di pastoie, i suoi pensieri andarono a Brienne di Tarth. “Stupida, rozza donzella testarda.” Si chiese dove fosse in quel momento. “Padre, dalle la forza.” Quasi una preghiera, quella dello Sterminatore di Re… Forse era dio che stava invocando, il Padre di lassù, la cui effigie istoriata ammiccava al chiarore delle candele sul lato opposto del tempio? Oppure stava rivolgendosi al cadavere che giaceva davanti a lui? “Ha davvero importanza? Non ascoltano, nessuno dei due ascolta.”

Insieme a quelli di Cersei, i suoi sono i capitoli migliori.

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Brienne

Se Brienne fosse stata un uomo, lo avrebbero definito grosso. Per essere una donna, era gigantesca. “Aberrazione” era la parola che aveva sentito per tutta la sua vita. Brienne aveva spalle ampie e fianchi ancora più ampi. Il torace era più muscoli che seno. Le gambe erano lunghe, le braccia robuste. Mani grandi, piedi enormi. Inoltre, era anche brutta, con un viso lentigginoso e cavallino, e denti che sembravano troppo grandi per la sua bocca. Non aveva bisogno che tutto questo le venisse ricordato.

Purtroppo il PoV di Brienne è noioso. Incaricata di ritrovare Sansa Stark, Brienne girovaga senza una meta precisa, chiedendo informazioni in giro, affidandosi a gente dalla dubbia moralità. Cavalca qua, chiedi là, accampati qua… un vagare simile a quello di Arya. Inoltre il fatto che noi effettivamente sappiamo dove sia Sansa rende il tutto ancora più insensato e annulla la tensione.

brienne laughing

Samwell Tarly

I capitoli con Sam sono poco interessanti. Se Cersei e Jaime sono arguti e imbastiscono dialoghi interessanti, Samwell e Brienne sono goffi, balbettanti e… semplici. Sicuramente questo è un merito di Martin: ogni personaggio parla in modo diverso in base alla propria personalità e al suo background. Il risvolto della medaglia è che appunto i capitoli di Sam non siano molto accattivanti, né per cosa succede in sé, né per i dialoghi. In breve: Samwell è diretto a Vecchia Città per diventare maestro, portando con sé maestro Aemon e Gilly, la ragazza dei bruti, col figlioletto. Anche qui, viaggi… stavolta in mare. Però la scena di sesso mi è piaciuta:

Sam sentì il gusto del rum sulla lingua di Gilly, un momento dopo i suoi seni erano nudi e lui li stava toccando. “Ho pronunciato il giuramento” pensò di nuovo, ma uno dei capezzoli di Gilly trovò magicamente la strada fino alle sue labbra. Era rosa e duro, e quando Sam lo succhiò il sapore del latte si mescolò a quello aspro del rum. Samwell Tarly, guardiano della notte, non aveva mai assaggiato niente di così buono, dolce e piacevole. “Se vado avanti, non sarò meglio di Dareon” pensò Sam, ma era troppo bello per fermarsi. E di colpo il suo cazzo uscì fuori dalle brache come un turgido albero maestro rosa. Aveva un aspetto così insulso, che a Sam venne quasi da ridere. Ma Gilly lo spinse sulla sua cuccetta, sollevando le sottane fino alle cosce e calandosi su di lui con un lieve gemito. Fu meglio ancora del capezzolo. “È tutta bagnata!” pensava Sam. “Non avrei mai detto che una donna potesse bagnarsi così tanto lì.” Sam ansimava. «Adesso sono tua moglie» sussurrò Gilly, scivolando su di lui, avanti e indietro, avanti e indietro. Sam gemette. “Ho pronunciato il giuramento, ho pronunciato il giuramento” ma tutto quello che disse fu: «Sì».

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Isole di Ferro e Dorne

I capitoli sui Greyjoy possono essere sintetizzati facilmente: Euron sale sul Trono del Mare, chiede a Victarion di portargli Daenerys come moglie, solo che Victarion la vuole per sé. Ah, e ha trovato un corno che può domare i draghi (!?). Fine. I capitoli su Dorne sono vagamente più interessanti, ma il fatto che abbia scordato quasi tutto non è confortante (a parte che l’amante di Arianne Martell decide di farsi uccidere combattendo perché sì e Myrcella viene sfregiata in volto).

Conclusioni

Che dire di A Feast for Crows? Ha deluso molti fan, e posso capirne il perché. Vale la pena leggerlo? Penso di sì. Immaginatelo come un passo necessario per andare avanti con la saga; se non amate le descrizioni (inutili), questo libro vi mette a dura prova. Ma ne vale la pena per quello che c’è dopo (a dispetto delle critiche negative, ho apprezzato A Dance with Dragons). Alcuni capitoli sono davvero belli, altri davvero inutili… ma devo essere onesto: mi ha emozionato lo stesso. A Song of Ice and Fire ha sempre una grande attrattiva per me; se non per la storia, per i personaggi.

Voto: 7-/10.

Clicca qui per leggere la recensione del primo libro delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.
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Ho indossato il Cappello Parlante insieme a Harry, Ron e Hermione; ho consultato l'aletiometro con Lyra; ho partecipato alla creazione di Ea e sono stato invisibile con Bilbo; ho viaggiato con Ged su migliaia di isole, tra diversi mondi con Pug, e su diversi piani con Sita Dulip; sono stato un reietto con Shevek e ho cavalcato draghi con Dany; ho sghignazzato con Bartimeus e cavalcato su Aslan; ho intrapreso viaggi interminabili con Frodo, Tasslehoff, Sutty, Drizzt, Phèdre, Morgon... E sono ancora qui.

3 Comments

  1. avatar Calvinator2 ha detto:

    è il più noioso da leggere, indubbiamente, in certi punti l’ho portato avanti con fatica, per fortuna che ci sono i gemelli Lannister!

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