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Recensione Chiamami Legione di Carmine Caputo

Ama e capirai perché!
Ester, insegnante di matematica e Messaggera della Conchiglia

Chiamami Legione - Lande IncantateChiamami Legione è un romanzo fantasy di Carmine Caputo. È difficile inquadrare questo libro in poche parole. Quello che posso dire con certezza è che si tratta di un racconto comico. Fa ridere e lo fa a più livelli. Si va dalla risata amara di chi ha percepito una velata critica alla nostra società al sorriso malizioso di chi si trova davanti una battuta un po’ troppo spinta. Si ride anche per l’ingenuità di alcuni personaggi o per le situazioni surreali che si vengono a creare. Ma non è tutto ilarità e frivolezza. Nascosti qua e là troviamo argomenti seri ed impegnati che però non pesano sullo svolgimento del romanzo. Spaziamo da riferimenti alla politica, alla religione, al problema dell’inquinamento ambientale e, soprattutto all’indolenza del meridione d’Italia, che si lascia scorrere addosso tutto quello che succede accettando passivamente gli eventi.

Piccola digressione

Non si tratta di un romanzo perfetto. Non è esente da difettucci che poi spiegherò più giù, però in linea generale la mia valutazione è positiva. Chi cerca un racconto divertente e originale ed è disposto a soprassedere su alcuni dettagli rimarrà sicuramente soddisfatto. Se vi interessa lo trovate su Amazon

Trama

Due amiche bolognesi, Ester e Priscilla, si organizzano per una vacanza a Corfù. Vista la paura di volare di una delle due, decidono di fittare un’automobile e recarsi in Puglia così da imbarcarsi su un traghetto. Peccato per loro che non riusciranno mai a raggiungere la loro nave. A seguito di una potente magia si ritrovano catapultate ad Apul, un posto completamente diverso ma anche estremamente familiare.
Perdonatemi il piccolo spoiler senza il quale non potrei continuare a parlare di questo libro: la terra in cui si trovano le due ragazze non è cambiata. Sono ancora in Puglia, ma sono state catapultate avanti nel tempo di qualche migliaio di anni. Un disastro ecologico ha distrutto il mondo e le popolazioni che vivono in Apul sono l’involuzione degli esseri umani ed hanno un disperato bisogno d’aiuto. I nemici dal sud avanzano con un possente esercito e minacciano di spazzare via le razze pacifiche che con tanti sforzi sopravvivono in una terra non sempre ospitale.
Dall’altra parte del viaggio temporale, l’automobile delle due ragazze viene ritrovata dai Carabinieri ed il Maresciallo Zavaglia è costretto a seguire un’indagine surreale con i pochi mezzi a sua disposizione ed un brigadiere dalle dubbie competenze.

L’ambientazione

Sicuramente il punto forte del romanzo. Come ho detto nel paragrafo precedente, fatto salvo per la parte del Maresciallo Zavaglia che è ambientata tra Statte e Taranto ai giorni nostri, tutta l’avventura di Ester e Priscilla si svolge in Apul, la Puglia del futuro. Il “grande Bum” ha provocato l’estinzione di animali e piante, ma la natura ne ha creati di nuovi, ma quello che colpisce è il modo in cui l’autore si è immaginato l’evoluzione degli abitanti della Puglia nelle razze che popolano Apul. Abbiamo i pacifici e religiosi Sparatrapp, che Priscilla identificherà al volo come “gnomi” o “nanerottoli”, i più aitanti Berfatt, che ricordano gli elfi per la loro abilità con arco e frecce e vanità che li obbliga a portare sempre con sé un pettine per tenere i capelli in ordine, gli Gnurket, uomini dalla carnagione scura e poi ancora i VashVash, spietati mercanti e bucanieri, i Chiummi, giganti lenti di cervello ma con doti eccelse nell’agricoltura e pastorizia ed infine i tremendi Mucidi, simili ai Chiummi ma votati al male ed alla distruzione. Ogni razza ha la sua lingua, direttamente evoluta da un dialetto pugliese a seconda della loro provenienza. Anche la religione e gli usi di queste persone sono stati dettagliatamente descritti e non darò altre informazioni perché ruberei una buona parte del divertimento.

I personaggi

Ce ne sono un bel po’ e non li elencherò tutti per non rivelare troppo nella trama. un po’ tutti avranno il loro sviluppo, chi più chi meno. Ovviamente saranno le due protagoniste, Ester e Priscilla a subire i maggiori cambiamenti.
Ester. Insegnante precaria di matematica (ma anche altre materie impartite tramite ripetizioni private agli asini di buona famiglia). È una brava ragazza, tutta “casa e chiesa” nel vero senso della parola. Molto devota, viaggia con il Vangelo ed un libro di scienze in valigia. È fedele al suo fidanzato e si preoccupa sempre di fare la cosa giusta. Sarà la messaggera seria ed assennata che prenderà il ruolo nel modo più “professionale” possibile.
Priscilla. Segretaria d’azienda, sindacalista sfegatata e sempre pronta a menare le mani. È avvenente e sa sfruttare le armi di seduzione che la natura le ha concesso. Ovviamente atea è l’esatto opposto di Ester. Spesso avranno due idee completamente diverse su quale sia il modo migliore di agire, ma alla fine sarà sempre in grado di riconosce all’amica una maggiore capacità strategica.
Cool e Bighino. Due gnomi Sparatrapp, i più sapienti della razza. Il primo, particolarmente religioso è più o meno la guida di tutti gli gnomi. Sarebbe un ottimo scienziato se non fosse completamente assoggettato a tutti i tabù e pregiudizi indotti dalla loro particolare religione. Bighino invece è il suo opposto. È vicino alla figura dello scienziato ateo che farebbe di tutto per apprendere ogni possibile nuova nozione. I due, amici fin da bambini hanno avuto i loro problemi, ma saranno fondamentali per l’avanzamento tecnologico delle razze libere.
Vacandin. Principe degli elfi Berfatt. È un arciere fenomenale e nonostante un inizio sottotono, ritroverà tutto l’ardore ed il coraggio della sua gente. Si rivelerà determinante in più di un occasione
Maskloan e Mustazz. Due coraggiose gnome. Due guerriere così mascoline da sembrare uomini, ma particolarmente ingegnose, sensibili e risolute. Saranno protagoniste di un paio di momenti davvero intensi.
Turtigghiun. Re degli Gnurket. Dopo mesi, se non anni, passati a contenere l’avanzata dei Mucidi ed aver perduto la speranza, ritroverà se stesso e la forza di combattere grazie alle messaggere.
Capasone e C-pod. Due fratelli Chiummi. Come tutti i membri della loro specie parlano poco e sono abili agricoltori ed allevatori, ma saranno fondamentali anche in guerra, mostrando coraggio e capacità che si pensava avessero abbandonato il loro pacifico popolo.
Maresciallo Zavaglia. Il maresciallo dei Carabinieri che seguirà le indagini sulla scomparsa delle due ragazze. Sebbene sia rimasto nella Puglia dei giorni nostri, anche la sua storyline è interessante tra il barcamenarsi tra la burocrazia, colleghi incapaci ed il torpore serpeggiante di un meridione d’Italia poco incline alla collaborazione con le forze dell’ordine.

Lo stile

Come già detto nei paragrafi precedenti, lo stile del romanzo ruota tutto intorno a quella sensazione di umorismo che si viene naturalmente a creare intorno a due soggetti che vengono estratti dal loro ambiente naturale e piazzati in un mondo che si è evoluto da contesti regionali e già un po’ fuori dalla loro comprensione nel loro tempo. La presenza poi di situazioni al limite del surreale che si vengono a creare, alimenta la sensazione generale umoristica. Personalmente, mentre leggevo alcuni passaggi, sono arrivato a ridere ad alta voce e non solo “sotto i baffi”. Il tutto poi è abbastanza veloce e non ci sono punti morti troppo lunghi che possano annoiare i lettori più impazienti. Lo stile però non è esente da pecche. Più di volta ho trovato delle spiegazioni troppo invasive che finiscono direttamente nella definizione infodump e purtroppo, qualche volta anche alcune contraddizioni. Nulla di eccessivo, e qualcuno mi ha detto che le ho notate solo perché sono troppo attento, ma non potevo non farne menzione.
Il grande limite del romanzo, però, che paradossalmente è anche parte della sua originalità, è l’essere legato a doppio filo con la cultura del meridione d’Italia e della Puglia in particolare. Io personalmente ho abbastanza affinità con il dialetto pugliese e coi modi di dire e quindi non ho avuto problemi a comprendere situazioni e battute legate a questo aspetto. Per fare un esempio che non rovini troppo la sorpresa nel leggerlo, posso indicare proprio la già citata Maskloan. Magari a leggerlo così non sembra, ma il suo nome si pronuncia nello stesso modo della traduzione in dialetto di “Maschiaccio” ed è sottile l’ironia che leghi questo nome alla gnoma guerriera così virile e risoluta che viene scambiata per un maschio.
Perché dico che è un limite? Perché mi immedesimo in un lettore che della cultura e del dialetto Pugliese non ne sa nulla. Sicuramente apprezzerà tutte le situazioni “generaliste” ma si perderà una buona fetta del romanzo e potrebbe trovare addirittura pesante i dialoghi scritti in dialetto.

Conclusione

In conclusione Chiamami Legione è un buon libro. Non ha la pretesa di rivaleggiare coi grandi fantasy, ma sa il fatto suo ed è pieno di elementi carini ed originali. Chi cerca l’umorismo lo troverà sicuramente ed una decina di ore di svago sono assicurate. Resto un pochino perplesso per la profondità con cui si addentra nella cultura della Puglia che potrebbe tenere lontani coloro che non possiedono le conoscenze necessarie a comprendere situazioni e dialetti.

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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

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