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Recensione – Cari Mostri di Stefano Benni

“Sì, forse la vita è questo. Si procede tra normalità è paura, e si aspetta ogni volta di tornare alla nostra dimora, al nostro rifugio. Magari salendo le scale verremo presi dall’angoscia, avvertendo che il dolore ci ha seguito fin lì. Comunque sia, è un inferno che conosci. Ed è meglio di quella nebbia spietata, meglio che non vedere nulla, meglio della solitudine dei nostri passi.”

Cari Mostri - Lande Incantate

Titolo: Cari Mostri
Autore: Stefano Benni
Editore: Feltrinelli
Pagine: 247
Prezzo: brossura 17,00€ – ebook 9,99€
Reperibilità: Online e in libreria

Caldo, stanchezza, nausea, e un piccolo spiraglio di sogno… sarà tutto così il futuro?

DAL WEB

Stefano Benni sfida il racconto di genere e apre la porta dell’orrore. Lo fa con ironia, lo fa attingendo al grottesco, lo fa tuffandosi nel comico, lo fa tastando l’angoscia, lo fa, in omaggio ai suoi maestri, rammentandoci di cosa è fatta la paura. E finisce con il consegnarci una galleria di memorabili mostri. E allora ecco gli adolescenti senza prospettiva o speranza, ecco il Wenge, una creatura misteriosa che semina panico e morte, ecco il plutocrate russo che vuole sbarazzarsi di un albero secolare, ecco una Madonna che invece di piangere ride, dolcemente sfrontata, ecco il manager che vuole ridimensionare un museo egizio sfidando una mummia vendicativa. Stefano Benni scende negli anfratti del Male per mettere disordine e promettere il brivido più cupo e la risata liberatoria. E in entrambi i casi per accendere l’immaginazione intorno ai mostri che sono i nostri falsi amici, i nostri veleni, le nostre menzogne.

Ogni volta è così – sospirò il signore. – Ma possibile che una valigia di ricordi faccia tanta paura?

Ho adocchiato questo libro appena è uscito, attratta dalla copertina. Poi ho visto il prezzo e sono fuggita.

Per il numero di pagine e l’edizione in brossura semplice, il prezzo era davvero troppo alto.
Ed io ammetto di preferire sempre due libri usati ad un libro nuovo. Quindi, sono tornata nel mio covo e ho pazientemente aspettato.
Un anno dopo, bazzicando una libreria, ho fiutato da lontano l’offerta della Feltrinelli “2 libri a 9,90€”.

Io quando vedo degli sconti in libreria

Ho subito arraffato questo libro insieme ad uno di Bukowski e, dopo aver pagato, sono fuggita di nuovo.

TRAMA

Questo libro è formato da 25 racconti che, in misure differenti, hanno come argomento il tema del “Mostro” e tutte le sfumature di questo concetto.
Alcuni possono sembrare un po’ giudicanti, ma riconosco che il messaggio è sempre positivo.
Si tratta di racconti brevi, ma sono comunque tanti, quindi vi parlerò solo di quelli che mi hanno maggiormente colpito, con una mia libera e del tutto personale interpretazione.

Cosa sei?

Subito mi colpì l’odore. Un miasma di bestia, di giungla, di sangue, di acqua marcia. Così, pensai, era l’odore del modo al suo inizio, quando l’uomo ancora non lo abitava.

Un uomo scopre un negozio di animali particolari e finisce per portarsi a casa un Wenge, misterioso e raro animale. Da quel momento, nella sua vita iniziano ad accadere fatti sempre più strani e violenti.

Spoiler

Diamo sempre la colpa a loro, ma in realtà i veri mostri siamo noi. Questo racconto dimostra come il mostro spesso sia solo uno spauracchio dietro cui nascondersi.

(Adoro la parola spauracchio)

Numeri

Mondo falso! Solo voci, mai un volto, mai una faccia, una persona vera su cui sfogare l’ira. Solo scritte, musiche, attese, voci dolci e spietate.

Un uomo si alza una mattina e scopre che tutti i suoi account sono spariti, i codici pin non sono più validi, i telefoni e i computer non funzionano più… Tutto il suo mondo tecnologico è stato scollegato.

Spoiler

Siamo così abituati alla tecnologia, che se ce la tolgono cessiamo di esistere. Abbiamo svuotato tutto ciò che siamo in essa, e dentro di noi non è rimasto nulla.

 

Sonia e Sara

E poiché, because, erano tutti esauriti, sold out, da mesi, quella era l’ultima occasione, last chance, e migliaia di gnome si erano radunate nella piazza, per l’agognato lasciapassare verso la porta del paradiso. Erano stanche, molte avevano intrapreso un lungo viaggio, da sole, a gruppi, qualcuna con i genitori. Ma una radiosa speranza accendeva i loro volti, trasfigurava l’acne snelliva i polpacciotti e le rendeva tutte adorabili e dementi.

Unica tappa italiana per il concerto dei Plastic Boys. Migliaia di adolescenti sono accampate fuori, in attesa che apra il negozio in possesso degli ultimi biglietti, e sono pronte a tutto.

Spoiler

È un racconto quasi grottesco, che mostra dove può spingersi l’umanità per qualcosa in cui crede e la fa stare bene. Ancora una volta, i mostri siamo noi.

Hansel@Gretel.com

Seguirono il rumore. E…prodigio, stupore e meraviglia!
In mezzo ad una radura c’era la casa più bella e moderna che avessero mai visto. Tutta legno e vetrate, di classe energetica A+. Sul tetto coibentato c’erano almeno tre parabole. E sotto il porticato di abete bianco era visibile un computer Mac da ventidue pollici con router wi-fi e almeno sei o sette cellulari di modelli diversi.

Hansel e Gretel non è più una favola attuale per i bambini di oggi, quindi l’autore ha pensato a “qualche” modifica.

Spoiler

I desideri dei bambini sono cambiati al punto che anche le favole ne vengono influenzate, creando dei nuovi mostri come Alienazione e Superficialità.

 

Il mercante

If you don’t like the effects
Don’t produce the cause.

PARLIAMENT-FUNKADELIC

Il commendator Boutbout, il più grande mercante d’armi del mondo, entrò nel suo ufficio al tredicesimo piano del grattacielo Iwa a Kuala Lumpur. Aprì il finestrone e vide solo nuvole, e un’autostrada lontana.
Si mise in maniche di camicia, accese un sigaro, prese le sue numerose pastiglie e notò sul tavolo il “Rapporto annuale sul bilancio aziendale dell’Iwa, International Weapon Association”
Aprì, lesse due pagine e gli andarono di traverso l’acqua, l’ultima pastiglia e un pezzo di sigaro.

La citazione parla da sé. È una critica mirata ai mostri che fanno più vittime in assoluto: le aziende che producono armi. E con un finale disilluso, ci mostra l’unica possibile soluzione.

Spoiler

Voodoo Child

Decine e decine di cigni di vetro sul pavimento, vasi cinesi preziosissimi vicino a cavallucci di legno, bambolotti e giganteschi pupazzi da luna park. Era la camera di un Napoleone rinfanciullito, o del figlio capriccioso di un faraone. O semplicemente, il regno di un miliardario moderno ossessionato dai giocattoli.

Già leggendo questo pezzo, si può intuire chi sia il protagonista di questo racconto. L’autore ha deciso di rendere più surreale e fantasy la morte di alcuni personaggi che lo hanno ispirato. Da amante del fantasy, credo sia uno cosa molto bella.

Reset

-Quando uno stregone evoca il Chey, se è abbastanza bravo ed esperto da portarlo a termine spazza via tutta la magia che è in gioco. Tutti i poteri dei duellanti vengono persi per sempre. Non importa se uno degli sciamani è più forte. Non potrà più fare nessun incantesimo o sortilegio, diventerà un uomo normale. E così Falco Bianco rinunciò a essere uno sciamano e sacrificò la sua magia, ma salvò sua moglie.
– Ho capito, adesso si direbbe che ha fatto reset. – disse Miguel. – Col reset si azzerano tutti i dati e si ricomincia da capo.

Due persone, messe davanti allo stesso destino, fanno scelte di vita completamente diverse. Il racconto parla di come, a volte, l’amore faccia la differenza tra il diventare un mostro oppure no.

Spoiler

Il finale è l’unico che mi ha davvero commosso. È sempre bello quando un personaggio ti sorprende e si rivela migliore, forse anche di te stesso.

Miracolo

– E allora cosa è accaduto?
– È accaduto che la Madonna… si è messa a fare… una cosa portentosa… la Madonna…
– Piange?
– No. Ride.

Il racconto è una “velata” critica alla Chiesa Cattolica che, nella sua semplicità, mi è piaciuto molto.

– Sai davvero poco di chiesa e dottrina, tu! – gridò iroso il parroco. – È nella tradizione religiosa che le madonne piangano. Lacrime, sangue, liquidi e sieri misteriosi. Piangono per i nostri peccati. E i fedeli vengono a testa bassa, pentiti e contriti, poiché hanno fatto piangere la Vergine Maria. Questo è giusto e cristiano. Ma ridere! Di cosa ride? Ride di noi?

Il lampay

– Tu credi a queste storie?
– La leggenda dice che il lampay appare a chi ci crede e a chi non ci crede – sussurrò l’amico. –
In questo momento, avrei tanto bisogno di crederci.

Due scalatori rimangono intrappolati, rischiando di morire. L’unica speranza, è affidarsi alle leggende.

Spoiler

Il messaggio di questo racconto è molto bello: Non tutti i mostri sono cattivi, e non tutti gli umani sono mostri.

L’ispettore Mitch

– Ha lasciato qualche messaggio? – chiese.
– Sì, – disse Pongo – una scritta sul terrazzo in graffiese.
(Il graffiese era la lingua dei felini più colti, mentre la maggior parte dei gatti del quartiere erano analfabeti.)
La scritta era
Graffiese

 

Che significava
Sono sordo, mezzo cieco e artrosico. Non riesco neanche più a leccarmi il buco del culo. Non è vita questa. Perdonatemi.

Qui il mio animo da gattara si è dato alla pazza gioia. Ho riso per tutto il tempo.
L’autore, con un’ironia sorprendente, racconta il mondo degli umani visto dagli occhi di un gatto investigatore, che sta cercando di risolvere un oMICIdio.

Mitch entrò con cautela nell’appartamento. Era un bell’attico col parquet, pieno di piante, tende da stracciare con le unghie, un pianoforte a coda su cui passeggiare svegliando tutti.
Roba di lusso.

Compagni di banco

Si he de vivir sin ti, que sea duro y cruento…

Se devo vivere senza di te, che sia difficile e sanguinoso…
JULIO CORTÁZAR

Racconto cinico e disilluso sui nuovi mostri della nostra società, nelle cui mani potrebbe essere un giorno il nostro Paese.

Non vedo nessun futuro per il mio paese. Credo che alcuni mostri incravattati lo stiano divorando e che presto verrà l’apocalisse, con le luci giuste e una dolce musica di sottofondo, ma pur sempre un’apocalisse, la resa dei conti della nostra avida insipienza.
Credevo che non sarei mai diventato cattivo. Ma quando si perde la fiducia che i malvagi possano cambiare, allora si diventa malvagi. Amavo i libri, amavo studiare, amavo le persone, amavo… Ma tutto è finito. Sono un piccolo mostro come gli altri. L’orgoglio, la solitudine, la delusione, non possono essere un alibi.

Il messaggio è molto amaro, ma lo condivido: Alcuni mostri ci feriscono talmente tanto, da renderci come loro.

Polpa

-Profeta, non possiamo andare avanti così. Non c’è schifezza, crudeltà o perversione che questi umani non abbiano imparato, ci stanno superando in tutto, ci sono demoni spaventati che mi hanno chiesto di cambiare incarico.
– Non dirlo a me – disse il Profeta. – Non puoi immaginare cosa si fa in nome del Bene.
Sentinelle, Testimoni e Sette segrete pronti a sequestrare feti, castrare gay, tagliare teste e sfregiare donne, non si riesce più a distinguere un virtuoso da un fanatico. Cosa sta succedendo?
[…] Cazzo, non riesco più neanche a mangiare, mi viene il vomito. Ai vecchi tempi si impalava e si seviziava, ma oggi inventano ogni giorno nuove tecniche di tortura e si sparano per un paio di scarpe o un iPhone, nessuno vuole più essere un simpatico omicida occasionale, tutti serial killer, qualsiasi ragazzetto può mettere un proclama sul web, armarsi e sterminare una scuola. Noi demoni ormai siamo come i Muppets, facciamo ridere.

Piccolo scorcio del mondo visto attraverso gli occhi di divinità e demoni, che si lamentano e si annoiano perché gli Umani li hanno superati, portando all’estremo ogni cosa. Credo che ogni commento sia superfluo.

– E io? Massacrato e sanguinante per fare incassare i film. Ieri ho visto in televisione un serial killer che aveva una croce tatuata in fronte e scriveva in aramaico col sangue delle vittime. Tutte le volte che qualcuno tira in ballo un qualsiasi Dio, ha il mitra in mano e un passamontagna.

LOTTO 165

– È un ottimo affare, ma presenta due inconvenienti. Primo: il lotto è in condizioni degradate. Secondo: il lotto è occupato.
– Cioè ci sono inquilini?
– Sì. Per la maggior parte sono innocui e non problematici. Ma c’è una minoranza di residenti che si ritengono proprietari esclusivi, e sono stupidi, avidi e distruttivi. Faranno storie, non ammetteranno mai di aver danneggiato e reso inagibile il lotto. Però sono deboli, e possono essere sloggiati con facilità.

Il genere umano ha talmente maltrattato il pianeta, che le altre razze aliene hanno deciso di espropriarlo e metterlo in vendita.

– Mi scusi, – chiese il dottor Kui, che rappresentava una multinazionale di palazzinari icosacefali – ma perché il lotto è stato messo in vendita?
– La Kommissione ha ritenuto non più valido il contratto d’affitto – disse il banditore d’asta. – Nelle condizioni attuali, questo lotto non ha più di dieci anni di vita. Lo hanno tenuto così male che gli edifici e gli spazi annessi stanno per collassare. Quindi chi lo compra dovrà ristrutturare.
– È sicuro che possiamo entrare senza problemi?
– La procedura di sfratto è stata richiesta dalla Kommissione già nel 1980 solare, e negli ultimi anni tutto è peggiorato, quindi è scattato il provvedimento di sgombero della specie dominante per incuria, contravvenzione al codice di civiltà e distruzione di bene demaniale universale.

L’autore critica l’inquinamento e lo sfruttamento incontrollato delle risorse, e come ha fatto per i trafficanti d’armi, trova l’unica soluzione possibile.

 

L’uomo dei quadri

-Non esistono piccole paure. La paura è una grande passione, se è vera deve essere smisurata e crescente. Di paura si deve morire. Il resto sono piccoli turbamenti, spaventi da salotto, schizzi di sangue da pulire con un fazzolettino. L’abisso non ha comodi gradini.

Anche qui, l’autore decide di rendere più spettacolare e fantasy la morte di un personaggio che lo ha ispirato. Mi ha colpito molto, perché il personaggio in questione per me ha significato davvero tanto, e mi è bastato leggere un nome per capire, e avere i brividi.
Come ho già detto, trovo quest’idea molto bella.

-[…] Ma lei piuttosto, che lavoro fa?
Reynolds accarezzò l’oggetto incartato sul tavolo, e rise nervosamente. Sembrava quasi emozionato di parlare. – Io… be’, non riuscirei a spiegarlo a un altro, ma a lei sì… lei ha usato parole come: originalità, bizzarria, disordine. Ma si potrebbe dire anche anomalia, follia, paura, caos. Diciamo che noi vediamo spesso cose che ci turbano e terrorizzano, e pensiamo che siano nate all’improvviso nella nostra mente… ma non è così… abbiamo paura perché le abbiamo viste prima, le conoscevamo già… C’era solo una porta da aprire, un libro maledetto da consultare, una grotta in cui entrare, verso lo sconfinato archivio del mistero… Ecco io, potrei dire, ho un magazzino di cose strane, so dov’è la porta segreta e in quale corridoio si trova il libro nero… e poi allevo mostri, come pacifiche galline, li faccio crescere… sto parlando per metafore… naturalmente…
– No. Lei non sta parlando per metafore – lo interruppe Eddie. – Non sta descrivendo un circo, sta descrivendo l’animo umano.

Spoiler

Questo era l’ultimo tra quelli che più mi sono piaciuti. C’era anche un racconto su Equitalia, sui Robot, su una Mummia maledetta e addirittura uno sui fantasmi. Ma io sto cercando di non fare recensioni troppo lunghe, fa caldo e magari voi volete correre in spiaggia, quindi provo a stringere.

Spauracchio. (Così, a caso)

L’IRONIA

Per i Plastic si gioca duro, – ringhia la rossetta – se non riesco a arrivare a quei biglietti mi ammazzo. I soldi li ho presi dal portafogli di mio fratello che ascolta solo Death Metal. Per i Plastic, si rischia la vita!
È proprio così – fanno eco una decina di vocette folli, versi di cerbiatte mannare.

L’autore ha un’ironia spesso evidente e a volte molto sottile. A tratti raggiunge il grottesco e non guarda in faccia a nessuno. Qui di seguito riporto ciò che mi è piaciuto di più.

– C’è un sito su internet dove ci sono le notizie sexy su tutte le boy-band. Dice che nelle boyband quelli che l’hanno più lungo sono Lorenzo e Jack dei Wrong Direction.
– Ma piantala, cretina – disse la Spilungona. – Non esiste un sito così, i Wrong sono roba per vecchie ventenni, e non si parla così dei Plastic Boys. Si amano tutti insieme, incondizionatamente. Io li scoperei tutti.

-Basta! Urlò Schultz, che era un uomo mite e buono ma beveva litri di Jägermeister e aveva un poster di Göring in camera da letto.

– E non cercate di scappare,- disse la strega – io non ci vedo molto bene, ma la casa è protetta da allarmi, telecamere e da un doberman ex Decima Mas. Attenti a voi!

Su una panchina davanti alla chiesa, illuminato dal sole stava il parroco don Tristano, grasso, roseo e arcigno. Intingeva un biscotto eretico in un caffelatte bollente.
Un gabbiano accattone si avvicinò e il parroco lo scacciò con un urlo.
La porta della chiesetta si spalancò e ne uscì trafelato il suo aiutante, il giovane prete Palmiro. Magro, cereo e brufoloso per i pensieri notturni accompagnati da qualche divagazione prensile.

Mitch si avviò per primo, col suo leggendario equilibrio. Dietro, Pongo procedeva prudente e terrorizzato, e mollò anche una puzza in alta quota. Un gabbiano precipitò.

– Ora possiamo dirlo, – disse Mitch – siamo in presenza di un serial killer.
– Evviva – disse Pongo che come spesso gli succedeva non aveva capito un cazzo.

In quanto a fra Temèno, anche se i suoi modi erano rozzi era un vero guerriero della fede. Come diceva il suo nome, menare era il suo modo preferito di riportare i fedeli sulla retta via. Se qualcuno si indemoniava, lo prendeva a ceffoni e randellate con tanto vigore che entro poco tempo il diavolo scappava, e se Temèno riusciva a prenderlo per la coda, gli faceva passare il quarto d’ora più infernale della sua vita.

– Non possiamo più sopportare tutto questo! – disse il Santo Padre, con voce squillante. – Vi ho chiamato qui, fedeli amici, per dirvi che siete il mio braccio armato. È ora di affrontare la battaglia finale, di spazzare via dalla Terra il nostro avversario, di impegnarci in ogni modo per ristabilire l’ordine. Siete i migliori del mondo, e se restiamo uniti accadrà qualcosa di storico. Insieme possiamo intonare una preghiera che sarà la Madre di Tutte le Preghiere, la bomba atomica degli esorcismi. Vincere! E vinceremo! –

PERSONAGGI

Con 25 racconti i personaggi sono innumerevoli, non avrebbe senso elencarli o prenderne alcuni singolarmente, perciò penso che la cosa migliore sia mostrare l’abilità dell’autore nel crearli e caratterizzarli.

– Stiamo arrivando, – disse Arkadij – è stato un viaggio di merda. Lo yacht ballava e beccheggiava, è mai possibile che uno compri una barca di trenta metri e debba soffrire il mal di mare? Di’ a quella testa di cazzo che me l’ha venduta che deve subito risolvere il problema, se no gli mando i ragazzi a bruciargli il cantiere. No, non sono sulla Rolls, sono su un cazzo di Mercedes, quale stradine sono strette e mi hanno detto che era meglio una macchina piccola. Sì, non è male questa Toscana, un po’ come nei quadri antichi che ho a Mosca. Ma la villa l’ho comprata solo perché voglio il vigneto e dare delle gran feste, in campagna ci sono nato e non me ne frega un cazzo di tornarci. Ho letto i dati del gas e del petrolio, sono in crescita, ma se qualcuno del governo esagera con le tangenti, digli che gli faccio fare la fine di chi sanno loro. E adesso non mi rompere i coglioni fino a stasera…

Una delle cose che più apprezzo di questo autore, è il fatto che limita al minimo l’uso del Raccontato.
Nel dialogo appena letto, l’autore ci ha mostrato tutto ciò che dobbiamo sapere di questo personaggio, senza che fosse il narratore a spiegarlo.

– Bene, signori – disse Arkadij con tono risoluto. – Leggo nei vostri occhi che mi considerate un fottuto arricchito arrogante, ma metto subito in chiaro una cosa: non fate gli schifiltosi, il vecchio padrone è morto suicida per debiti, e se io non avessi comprato questa villa, sareste disoccupati.
Dovrete obbedire ciecamente a me, alla mia signora, a Anatolij e al più sciocco dei miei gorilla.
Servitemi bene o fuori dai coglioni. Chiaro?

Fa lo stesso anche per quanto riguarda la caratterizzazione. In un paio di dialoghi ci ha mostrato ciò di cui il personaggio è consapevole.

Ma che razza di caricatura, pensò Arkadij. Questi italiani. Una volta venivano in Russia a fare i ricchi puttanieri, adesso li stiamo comprando pezzo per pezzo. E ci ossequiano. Ma attento signor Nicolai, so riconoscere subito chi mi odia.

STILE

Questo romanzo si può definire un dépliant di tutti gli stili e le abilità di cui è capace l’autore.
Ogni racconto ha uno stile diverso dall’altro. Al punto che sono davvero poche le caratteristiche che ci fanno riconoscere l’autore fra le righe.

Termini strani o complicati

Pensò di fare una passeggiata con annesso vettovagliamento, poiché quella sera aveva invitato a cena la fidanzata Ottavia.

L’autore adora inserire termini che stonano, si vede.
In un registro semplice, questi termini saltano subito all’occhio e credo sia fatto di proposito. Tuttavia, il problema rimane, perché se il compito principale dell’autore è farsi capire, questi termini di certo non aiutano.

Allora, pregiudizialmente munito di ombrello, uscì in strada e si diresse verso il bancomat,

Sara castana e occhicerulea, sopracciglia folte e scure, un po’ più in carne.

 

Mi ero perso nella parte più buia di Alp, dove impazzava una specie di funereo carnevale, e cercavo di fuggire ai coriandoli in bocca, alle bastonate scherzose ma non troppo, alle urla e alle sconcezze degli avvinazzati.

 

– Stronza – dice Sara, e si infila biotta in bagno. – Tu non ti lavi?

 

Dall’ultima scesero Anatolij, due metri di automedonte, poi Ljuba, uno e ottanta senza tacchi, e Arkadij, uno e sessantacinque con gli stivaletti e il rialzo.

 

Un Topolino con la faccia da killer, un Peter Pan sospeso al soffitto come un pipistrello, una Minnie che sembrava una puttanella da angiporto.

 

Era roseo, grassottello e satollo di autorità.

L’usta portava alla baracca vicino alla tana di Ramses.

Anche Floki è perplesso

E poi c’è la sua parola preferita, al punto che se dovessi sentirla in giro (cosa abbastanza improbabile) mi verrebbe in mente Stefano Benni:

L’amore è uno strano sentimento per gli umani, per i gatti e financo per le oloturie e i dugonghi.

– Sono tante – disse Kui scuotendo le teste. – Scarafaggi topi e insetti li conosco. Ma cosa sono i dugonghi e gli axolotl?

– Allora proceda – disse Konkifer. – Ah, sì… aspetti un momento.
– Dica?
– Risparmi i dugonghi.

Metafore

Alla reception sonnecchiava un portiere dalla faccia lunga, giallastra e placida, come un Urlo di Munch che avesse trovato pace.

Anche qui l’autore dà il meglio di sé, presentandoci metafore azzeccate e non banali.

Come uno Sherlock Holmes dell’accoglienza, indovinava censo, provenienza, età, motivo della vacanza e eventuali fastidi futuri. Ma con la signora proprio non seppe cosa pensare.

Le virgole

Il bivacco la fila, il ninfeo raduno il bandanato gregge, il delicato sabba era in corso perché un Megastore di Musica in fondo alla piazza distribuiva un cd comprando il quale, con annesso sovrapprezzo, si poteva avere un biglietto per il concerto dei Plastic Boys.

A parte i termini difficili, il vero problema è la punteggiatura.

Perché ogni volta un marinaio un nonno uno scrittore un viandante un cane parlante racconta una nuovorrenda vicenda?

Sembra un problema da poco, ma sono le virgole e i punti da dare senso alle frasi. Un minimo cambiamento della punteggiatura può compromettere l’intero significato.

CONCLUSIONE

È un romanzo breve, ma in grado di far riflettere senza scendere nella pesantezza o togliervi il sorriso. Se non avete paura di conoscere i veri mostri (e le virgole fantasma) ve lo consiglio.

Voto: 7,5/10

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Phèdre Banshee

Phèdre Banshee è un esserino fuori da ogni logica. Tutti i giorni attraversa il tempo e viaggia nei mondi per scrivere, sul suo grande libro, storie tragiche ma divertenti. Ha molte maschere, di cui ha la massima cura. Le guarda appese in ordine sulle pareti e ne sceglie una diversa ogni mattina, a volte anche più di una. Ne tiene una sul viso e l’altra in tasca, masticando Luoghi comuni. A chi? Non si sa. Il suo aspetto più frequente è quello di una vecchia gobba e sciatta che ondeggia tra la realtà e la pazzia, ma i denti sono sempre perfetti, perché su certe cose non scherza. Quando non è in giro a raccogliere storie, le piace leggere libri fantasy contemporanei e i vari sottogeneri; giocare ai videogame, in particolare i gdr; guardare film e serie tv per poi lamentarsi a voce alta con la tv quando i personaggi fanno qualcosa di stupido o sono troppo sdolcinati.

7 Comments

  1. avatar Fabio ha detto:

    Credo che lo leggerò. Il racconto che mi ha incuriosito maggiormente è l’ispettore Mitch (ok è perché i protagonisti sono dei gatti XD), ma da come hai descritto gli altri ogni racconto ha il suo perché e merita di essere letto.

  2. avatar Gioia Riccardi ha detto:

    Credo che Stefano Benni sia uno degli autori migliori e più incisivi nel panorama italiano. Pur non avendo ancora letto Cari Mostri, ha dato prova di saper scrivere racconti di genere nella raccolta Il Bar Sotto Il Mare con il racconto Oleron, stuzzicando la mia curiosità. Benni riesce nella “mission impossible” di scrivere racconti di genere senza cadere nella banalità della ricerca pedissequa dei canoni della letteratura anglosassone, madre del genere horror, ma evolve e lo “italianizza”.

    • avatar Phèdre Banshee ha detto:

      Sai che “Il Bar sotto il Mare” mi ha sempre incuriosito? La copertina della vecchia edizione mi è rimasta impressa. Me lo procurerò sicuramente, perché vorrei leggere altro di Benni. ^^

      • avatar Gioia Riccardi ha detto:

        Se ci fai caso nella vecchia copertina de Il Bar Sotto Il Mare, in mezzo a tutti i personaggi ce ne uno che ha le fattezze di Edgar Allan Poe, quello è il Conte di Oleron…

  3. avatar Federico ha detto:

    Ero curioso sin da quando l’ho visto in libreria, ora grazie alla recensione mi sento quasi in dovere di leggerlo, definitivamente nella lista 😀
    ed ecco un dugongo!
    http://memecrunch.com/meme/B9OOG/dugongo/image.png

  4. avatar Elena ha detto:

    Letto (e adorato) qualche tempo fa. Inutile dire che il mio racconto preferito era quello dell’ispettore Mitch, anche se Numeri e Sonia e sara mi hanno fatto venire i brividi XD
    Bello bello, e brava Lucre che si butta a recensire anche autori più noti! 😀 :*

  5. avatar erik ha detto:

    Ciao, lo sto leggendo in questi giorni.
    Posso anche darti ragione per biotta e automedonte ma per il resto no, dai, parole come angiporto e avvinazzato non possono passare come “troppo complicate”!

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