La Preda

“Emma, aiutami per favore.”
Emma guardò la sua migliore amica sollevando un sopracciglio.
“Questa volta qual è il problema? Vita o morte?”
Jenny sorrise.
“Naaa, devi assolutamente dirmi se piaccio a Phil!”
Emma ruotò gli occhi e sospirò.
“La devi smettere di utilizzarmi per queste fandonie. Avere un dono non è cosa su cui si può scherzare.”
“Ti prego. Ti prego. Ti prego.” Piagnucolò Jenny sbattendo le ciglia. Era consapevole che Emma non riusciva a resistere quando faceva in quel modo.
“E va bene!” disse infine, accompagnando la frase con un gesto plateale di disappunto “aspetta che prendo il necessario. Ma questa è l’ultima volta!”
“Prometto!” rispose Jenny incrociando le dita dietro la schiena pensando che Emma non la riuscisse a vedere.
Tornò dopo poco nella sua stanza, dove stavano cercando di studiare, e si inginocchiò sul morbido tappeto verde che stava proprio al centro. Moon entrò dopo poco, con il passo aggraziato proprio dei felini la pantera in miniatura si andò a posizionare accanto ad Emma, rivolgendole uno sguardo annoiato.
“Ben arrivata Moon” disse scherzosamente Jenny carezzandole la testolina ed avendo in cambio qualche fusa.
“Venduta” le borbottò Emma, mentre disponeva una ciotola nera piena d’acqua di fronte le sue gambe ripiegate.
“Ora fate silenzio tutt’e due.” Disse rivolta a Jenny e alla gatta.
Emma inspirò pian piano rilassandosi e poi espirò cercando di buttare fuori tutte le sue preoccupazioni, in modo da liberare la mente. Rilassò le spalle e continuò a respirare con calma fissando la ciotola intensamente. Sapeva cosa sarebbe successo e aspettò con ansia quella piacevole sensazione.
Un formicolante caldo l’avvolse e la riempì, mentre la sua mente si apriva. Emise involontariamente un sospiro. L’acqua nella ciotola nera era completamente immobile e rifletteva parte del soffitto e dell’armadio, ma pian piano quel riflesso sbiadì per lasciare il posto ad un vortice di colori. Emma fissò la sua attenzione sul ragazzo di cui Jenny le aveva chiesto e le immagini cominciarono a formarsi. Questo suo dono era intrigante, lo aveva scoperto sin da bambina, quando si fermava a fissare nelle pozzanghere o nella vasca da bagno. Ogni volta che utilizzava il suo dono le sembrava di rimanere bloccata dentro le visioni per ore, quando in realtà passavano al massimo pochi minuti. Quando terminò volse lo sguardo verso Jenny scuotendo la testa.
“Niente da fare. Non fa per te.”
“Che significa? Perché?”
“Sta frequentando altre due ragazze in questo momento, ed ad ognuna dice di essere quella giusta per lui.” Alzò gli occhi al cielo e Jenny sospirò.
“Peccato, mi piaceva.”
Emma alzò le spalle.
“Troverai quello giusto, ma senza il mio aiuto!” la rimproverò con gli occhi.
Jenny le sorrise mentre tornava alla scrivania e riprendeva il suo posto.
“Certo. Ora rimettiamoci a studiare, l’esame è tra due giorni”
“Ah, ora l’esame ha la precedenza, vero?” sospirò sedendosi alla scrivania con un mezzo sorriso e riprese a leggere da dove aveva interrotto.
Jenny era la sua migliore amica da oltre dieci anni, si erano conosciute alle superiori e le loro strade erano rimaste combacianti per tutto quel tempo. Lei era figlia di gente facoltosa e, come li definiva, massonici. Insisteva a raccontare ad Emma che i suoi genitori erano invischiati in cose di cui una persona normale non avrebbe voluto sapere nulla. Emma accoglieva questi racconti con il sorriso, pensando ai suoi di genitori, così all’antica, dove la cosa più stramba che avessero fatto era mangiare con lei in un MCDonalds.

La sera dopo l’esame avrebbero dovuto festeggiare in un pub. Erano riuscite a superarlo con successo e si meritavano un po’ di svago.
Emma stava camminando velocemente per attraversare i due isolati che la separavano dalla meta, quando il suo sesto senso la mise in allarme.
Una sensazione di panico le serpeggiò nel petto, mentre dei brividi freddi si facevano strada sulla sua nuca. Si fermò osservando intorno a lei, la strada era abbastanza trafficata, ma il marciapiede che stava percorrendo era vuoto. Alcuni vicoli bui e stretti si affacciavano su di esso e il suo sesto senso le suggerì di attraversare la strada. Stava per seguire il suo stesso consiglio, quando un furgoncino nero si fermò proprio davanti a lei. Con stupore vide la porta laterale scorrere e due forti mani afferrarle le spalle e tirarla dentro. La scena era talmente surreale che non riuscì a muovere un muscolo per difendersi. Dopo l’iniziale shock i neuroni si decisero a rimettersi in moto ed Emma cominciò a scalciare e a dimenarsi per sfuggire alla presa del rapitore, mentre una sensazione di caldo formicolio si faceva strada nelle sue mani.
“Lasciatemi! Aiuto!” urlò con quanto fiato aveva in gola, poco prima che un altro rapitore le mettesse la mano sulla bocca per impedirle di gridare.
Il furgoncino cominciò a muoversi, ed Emma vide con orrore che il portello chiudeva fuori la sua libertà. Guidata solo dall’istinto mise le mani sul torace del suo primo rapitore. Una scarica di energia la attraversò dandole una sensazione di tepore sfibrante. Il rapitore urlò e venne sbalzato lontano da lei lasciandola nelle mani del suo compare. Non aveva idea di cosa fosse successo, ma era sicuramente una cosa positiva. Mise le mani sul braccio dell’uomo che la teneva da dietro tappandole la bocca, mentre l’autista del mezzo urlava ordini.
“Idioti! E’ una strega! Sedatela!”
Ma l’avvertimento arrivò qualche secondo in ritardo, anche il secondo uomo urlò e la lasciò libera.
Senza pensarci due volte Emma aprì con uno strattone il portellone da cui era entrata.
La strada scorreva veloce, ed erano ancora nel suo quartiere. Pregò di non farsi troppo male e saltò giù, atterrando malamente e rotolando più volte sul selciato.
Aveva male dappertutto, ma si mise in piedi e cominciò a correre. A quanto pareva non si era rotta nulla, sicuramente l’indomani avrebbe avuto il corpo pieno di ematomi, ma prima ci doveva arrivare all’indomani. Viva possibilmente.
Corse con quanto fiato aveva in gola, balzando tra le auto e scavalcando le staccionate. Non aveva idea di dove fosse diretta, l’unica cosa che le importava era scappare da quelli. Proprio quando credeva di esserci riuscita sentì dei passi pesanti che la inseguivano, ed erano molto vicini.
Come un miracolo, davanti a lei apparve l’insegna luminosa del pub in cui doveva andare quella sera con Jenny e la sua amica era sulla porta ad aspettarla. Si precipitò verso di lei, afferrandola per un braccio e trascinandola tra varie proteste, all’interno del locale. Trovò un tavolo proprio al centro, ben illuminato e fece sedere Jenny con lei senza distogliere gli occhi terrorizzati dalla porta.
“Cosa sta succedendo? Mio Dio Emma, sei conciata male. Sanguini!”
“Shhhh abbassa la voce” disse mentre recuperava il fiato dopo la corsa “Hanno cercato di rapirmi, sono scappata, ma mi stanno inseguendo”
Jenny voltò lo sguardo verso l’ingresso del pub.
“Sono qui?”
“Non è entrato nessuno”
“Chiamo la polizia!”
Emma fece di si con la testa. Stava tremando ed era sfinita. Non sapeva se per colpa della corsa, dello shock o dell’uso della magia.
La magia. Era la prima volta che la utilizzava in quel modo, non sapeva di esserne capace. Era convinta di avere solo il dono della chiaroveggenza, ma questa era un’altra cosa.
Come avrebbe fatto a spiegare ai poliziotti quello che era successo? Decise di non fare accenno alla magia, voleva evitare che la internassero in qualche centro psichiatrico. Non era neanche sicura che ce ne fossero ancora.
Non distolse lo sguardo dalla porta fino a quando non vide entrare due poliziotti. A quel punto si rilassò.
“Sia ringraziato il cielo.” esclamò in un sospiro.
Jenny, che era stata nervosissima per tutto il tempo, si alzò come un giocattolo a molla per far cenno ai nuovi arrivati, che una volta notate le condizioni di Emma si affrettarono a scortarle in ospedale.
Era quasi l’alba quando finirono con le deposizioni e le medicazioni.
“Sarà il caso che torni a casa tua?” le chiese con un filo di voce Jenny.
“Non credo. Ma immagino che conoscano anche casa tua.” era demoralizzata e ben consapevole che la sua vita era cambiata in una notte.
“Forse è il caso di utilizzare quel tuo dono per una cosa seria, una volta tanto” le disse speranzosa Jenny.
Emma annuì.
“Prima troviamo un B&B che posso permettermi. Ti spiace restare con me?”
“Neanche per idea, io non mi staccherò da te neanche se mi pregherai!”
Emma le rivolse un sorriso grato.
Riuscirono a trovare un posto dove rintanarsi, era carino, ma non certo casa.
“Non puoi tornare dai tuoi?” le chiese Jenny stravaccata sul letto matrimoniale che occupava quasi tutta la stanza.
“E portare i casini da loro? No, grazie. Prima devo capire cosa sta succedendo.”
Riempì il lavandino con l’acqua e si mise in posizione, rallentando il respiro. Pochi minuti ed era immersa nelle visioni. Il suo cuore accelerò, mentre il panico ricominciò ad attanagliarle le membra.
Quando ebbe finito era stremata e terrorizzata, si sdraiò sul letto cercando di mettere in ordine i pensieri.
“Mi cercano. Sono appostati davanti casa mia e casa tua, ed anche casa dei miei. Pensano che io sia pericolosa”
Grosse lacrime cominciarono a rotolarle giù per il viso.
“Idioti! Come potrebbe mai essere? Non ti conoscono per niente.” le rispose Jenny con fervore.
“Continuano a chiamarmi Strega” disse con la voce spezzata “Sono dei fanatici. E se volessero bruciarmi?” chiese posando lo sguardo terrorizzato sull’amica.
“Non lo permetterei mai!” le rispose Jenny con fermezza “Idioti! E come tutti gli idioti hanno paura di ciò che non comprendono e vogliono distruggere ciò di cui hanno paura. La storia è piena di idioti!” parlava quasi ringhiando.
Emma chiuse gli occhi sconfitta, non sapeva cosa fare.
“Facciamo così” disse Jenny dopo qualche minuto di silenzio e con la voce addolcita “riposa. Ne hai bisogno. Io faccio qualche telefonata.”
“Non vorrai chiamare i tuoi?”
Jenny fece spallucce.
“A mali estremi, estremi rimedi”
“Ma li odi! Non farlo per me.”
Jenny sospirò.
“Non li odio, non li sopporto. Ma sono sempre le persone più invischiate in cose strane che abbia mai conosciuto. Se c’è un modo per tirarti fuori dai guai loro lo conoscono. Male che vada ti farò dare dati falsi e cambieremo stato” disse sorridendole.
“Sei pazza lo sai?” Emma era felice di averla accanto, Jenny riusciva sempre a farle tornare il sorriso.
“Certo! E’ per questo che sono tua amica, streghetta!” le rispose dandole una pacca sulla spalla.
Emma le sorrise, poi corrugò la fronte.
“Moon!”
Jenny alzò una mano.
“Ci penso io, tu riposa, vedrai che metteremo tutto a posto!”
Emma chiuse gli occhi sospirando.
“Mi fido di te, Jenny grazie, non so come farei senza di te!”
“Saresti già laureata e con un marito! Pessima cosa!” le rispose lei e risero insieme di quella battuta.
Emma si addormentò leggermente sollevata, se c’era una persona che poteva aiutarla a uscire dai guai quella era la sua migliore amica.

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Il Cacciatore
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Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
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