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Il Guardiano degli Innocenti di Andrzej Sapkowski

Oggi vi parlo di un libro abbastanza curioso. Curioso perché ho avuto molta difficoltà a dare un voto definitivo. Sto parlando de Il Guardiano degli Innocenti…

Il guardiano degli innocenti - Lande Incantate

Prima di passare alla recensione vera e propria, alcune premesse:

Cleffa È una raccolta di storie. La cosa non è accennata da nessuna parte! Non che mi dispiacciano i racconti brevi, sia chiaro. Ma mi piacerebbe essere quantomeno avvertito.

Cleffa  Manca la mappa. Io sono un fan sfegatato delle mappe. È la prima cosa che mi studio in un libro fantasy solitamente… Per fortuna c’è il web a sopperire. Ma mi scoccia non poter controllare dal libro stesso gli spostamenti del protagonista.

Mappa del mondo de Il guardiano degli innocenti - Lande Incantate

Cleffa Manca l’indice. Spero che nelle ristampe abbiano corretto ‘sta cosa.

Trama

La trama si potrebbe riassumere così: prima parte del racconto = dialoghi lunghissimi infodumposi; seconda parte del racconto = combattimento di Geralt con mostro random. Niente di eccezionale. Preferisco dilungarmi su altri punti.

Stile

Nota dolente. Lo stile di Sapkowski non mi piace per nulla. Uso massiccio di infodump, PoV gestito male e cliché come se piovesse. Ogni tanto compare qualche mostrato carino, come la guardia che si infila le dita nel naso.

Cleffa Pessima gestione del punto di vista

È qualcosa che odio in particolare. Per esempio, vi incollo questo pezzo dal primo racconto (il grassetto è mio).

Il mostro si rannicchiò, fuggì a zigzag, Geralt accorciò di nuovo le distanze, la lama che gli balenava in mano. I suoi occhi si accesero di un bagliore minaccioso, dai denti serrati fuoriuscì un grido roco.
La strige indietreggiò nuovamente, sopraffatta dalla forza dell’odio, della malvagità e della violenza emanati dal suo aggressore, che si abbatteva su di lei a ondate di intensità tale da penetrarle il cervello e le viscere. Spaventata da un sentimento fino ad allora sconosciuto al punto di provare un dolore fisico, emise un flebile grugnito sconvolto, fece una giravolta sul posto e si diede a una folle fuga nello scuro intrico dei corridoi del castello.

Il problema in altri casi non è il salto di PoV, quanto un problema nella focalizzazione. Il narratore descrive una scena dall’esterno, e poi riferisce particolari dall’interno del personaggio. Ad esempio:

Poi all’improvviso qualcuno gli piombò addosso e lo inchiodò a terra. E poi ci furono un lampo e un dolore lancinante alla nuca. E le tenebre.

No.

Cleffa Infodump becero

Come ho spiegato più volte, a me l’infodump non dispiace. Tuttavia…

“Viviamo davvero in tempi orribili. Si è moltiplicato ogni genere di feccia. Le montagne di Mahakam brulicano addirittura di bobolak. Un tempo, nei boschi sentivi al massimo ululare i lupi, adesso t’imbatti solo in fantasmi e in borowik, ovunque ti giri incontri un licantropo o un’altra diavoleria. Nelle campagne le ondine e le fate maligne rapiscono i bambini, ormai ne spariscono a centinaia. Spuntano malattie di cui una volta nessuno aveva mai sentito parlare, roba da far accapponare la pelle. E, per completare il quadro, ecco!”

Questo succede a pagina 15. Quindici. Della serie ‘si stava meglio quando si stava peggio’. Ma perché concepire tali banalità?
Non solo, tutti i dialoghi sono infodumposi. Geralt si reca in un posto e il sapientone di turno gli spiega la situazione o il problema, spesso partendo da un argomento lontanissimo. Alcuni suonano troppo finti e sono un chiaro segno di come l’autore voglia vomitare informazioni al lettore.

[…]”Ti ho detto che conosco le tue idee in fatto di religione, non mi hanno mai turbato più di tanto e certo non mi turberanno neanche in futuro. Non sono una fanatica. Hai il diritto di credere che siamo governati dalla Natura e dal Potere racchiuso in essa. Ti è concesso ritenere che gli dei, compresa la mia Melitele, siano solo una personificazione di tale forza inventata a uso dei sempliciotti, perché la capiscano più facilmente e ne accettino l’esistenza. Per te si tratta di una forza cieca. Secondo me invece, Geralt, la fede permette di aspettarsi dalla natura ciò che la mia dea personifica: l’ordine, la legge, il bene. E la speranza.”

Tina sbuffa

Solo a me questo passaggio suona orribile? Cioè fai spiegare a un altro personaggio la religione del protagonista come se fosse una conversazione normale? No, non ci siamo.

In un racconto Geralt parla addirittura con la sua giumenta. Che poi, non so perché, io leggevo giovenca, ed ero convinto parlasse con una mucca.

Cleffa Quando l’originalità non è il tuo punto forte #1

Carrellate di cliché. Non ci facciamo mancare niente: c’è pure la classica rissa nella taverna all’inizio, marchio di fabbrica del buon fèntasi.

Uno dei suoi amici sollevò il pugno per colpirlo. Lo straniero si dibatté, facendo perdere l’equilibrio al suo aggressore. La spada stridette nel fodero e balenò brevemente al bagliore delle lucerne. Scoppiò un tafferuglio. Un grido. Uno degli altri clienti si precipitò verso l’uscita. Una sedia cadde di schianto, le stoviglie di terracotta si sparsero sul pavimento con un rumore sordo.

Due piccioni con una fava. La scena viene prima descritta dall’esterno, poi spunta il raccontato (“Scoppiò un tafferruglio”), e poi un grido random, non si sa di chi, che merita addirittura una frase a sé.

Poi ci sono tantissime espressioni prese di forza dal nostro mondo: ad esempio “non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”, “La mia casa è la tua casa”(Mi casa es tu casa?), “prima il dovere, poi il piacere”.

Worldbuilding

Del mondo di Geralt si sa ben poco. Il protagonista si muove da una città all’altra in maniera apparentemente casuale; vengono citate monarchie, imperi, polizze assicurative (?), ma soprattutto mostri. Lunghi elenchi di mostri che conosciamo solo per nome. Lupi mannari, kikimora, wipper, lesny, vampiri, manticore, viverne, nebbior, aeshna, ilyocoris, chimere, ghul, graveir, gigascorpion, divoratrici, scolopendromorfi…  La maggior parte di queste creature non compariranno mai! Quindi non sono nemmeno informazioni utili, è semplicemente un bla bla per riempire buchi e anche un ingenuo (o disperato?) tentativo di creare un worldbuilding semplicemente citando cose a caso, per mettere in mostra la propria inventiva.

CleffaQuando l’originalità non è il tuo punto forte #2

In ogni storia c’è una citazione più o meno diretta dalle fiabe. Non mi dispiace quando viene fatta una rielaborazione delle stesse: per esempio il racconto di Renfri è gradevole. Tuttavia, alcune parti sono prese di peso, e mi sono risultate fastidiose, pur riconoscendo un intento ironico.

“[…] Come sai, gli Specchi di Nehalena servivano principalmente a profeti e oracoli, perché predicevano in modo infallibile, seppur confuso, il futuro. Aridea si rivolgeva piuttosto spesso allo Specchio…”
“Con la solita domanda, suppongo:’Chi è la più bella del reame?‘ So che tutti gli Specchi di Nehalena si dividono in gentili e rotti”, rispose Geralt.

Quel come sai è delizioso. Per il resto c’è di tutto di più: fanciulle che perdono le scarpe dopo il ballo, fanciulle prigioniere di torri che si salvano con la treccia, i 7 nani, principesse e rospi…

Cleffa Gli Strighi

“Un mago prezzolato. Un saltimbanco che si esibisce per un pugno di monete d’argento. Come ho già detto, un capriccio di natura. Un’offesa alle legge umane e divine. Individui così andrebbero bruciati”.

Tavik il mezzelfo pensa questo degli strighi. Il lavoro di Geralt viene descritto perfettamente da questo dialogo:

“Ma è evidente. La ucciderai.”
“Non sono un sicario, Stregobor.”
“Non sei un bandito, lo ammetto.”
“Uccido mostri per soldi. Bestie che minacciano la gente. Spauracchi evocati da incantesimi e formule magiche come quelli che usi tu. Non le persone.”

Geralt vaga di posto in posto, guadagnandosi da vivere uccidendo mostri.

Cleffa Qualcosa di buono c’è (?)

Due paroline infine su qualcosa che ho gradito. La casa del mago, per esempio. E il fatto che il tempio di Melitele smercia afrodisiaci ed è pieno di piante rare. Fine.

Personaggi

Il protagonista, Geralt di Rivia, è un Gary Stue che mi è piaciuto. Non è troppo presuntuoso o arrogante, fa il suo dovere senza lamentarsi o autocommiserarsi. Non manca l’autocelebrazione però, con frasi tipo:

Geralt, quando voleva, sapeva essere incredibilmente paziente.

Buffy bleah

In generale i personaggi si comportano tutti allo stesso modo nei suoi confronti: prima lo temono, lo minacciano o lo disprezzano; poi lo invitano a mangiare e gli spiegano il problema.
Nenneke è la classica donna che vuole fare la dura e dice continuamente di quanto non gli importi nulla di Geralt, e poi alla fine gli vuole bene. Ranuncolo mi è risultato indifferente, Yennefer una macchietta.

Conclusioni

Il Guardiano degli Innocenti è un libro così così. Non brilla di originalità, però si fa leggere facilmente. Raggiunge a stento la sufficienza. Onestamente non so manco se comprerei i seguiti.

6-/10

Note a margine di Alessandro Zuddas
Intervengo in questo articolo di comune accordo con Nymerios, non per portare un parere personale su quanto detto (per quello bastava inserire un commento), ma per evidenziare una diversa ed importante prospettiva per questo libro ed in generale per tutti quelli della Saga di Geralt di Rivia.

Premessa

Io sono un videogiocatore e quando si tratta di giochi di ruolo posso definirmi anche fissato. Dall’opera di Sapkowski sono stati tratti tre videogiochi di ruolo (intitolati The Witcher) ed il grande successo anche dell’opera letteraria è dovuta in gran parte alla diffusione di questi giochi. Molto spesso chi si avvicina a questi libri, lo fa proprio perché ha avuto modo di seguire le imprese di Geralt sulla propria console o al computer. Fermo restando che quello che ha evidenziato Nymerios nella recensione sia sicuramente corretto ed oggettivo, per tutti coloro che invece possiedono un background derivante dal campo videoludico, qualcosina potrebbe essere diversa.

Trama

I videogiochi sono ambientati DOPO tutte le vicende narrate dai libri, anche se non è sempre chiaro. Geralt ha perso la memoria e per 5 anni dopo gli eventi dell’ultimo libro ha vagato in giro per il continente. I giochi sono zeppi di riferimenti agli eventi narrati nei libri e principalmente a questo volume qui recensito. Leggere quindi il libro dopo aver giocato almeno al primo permette di vedere il racconto della strige in retrospettiva ed arricchirlo di molti più dettagli rendendolo di fatto il migliore di tutti. Per farla breve, nel videogame la maledizione della strige si ripresenta e Geralt dovrà ritornare sui suoi passi e ricostruire l’accaduto narrato nel primo racconto. Avendo perso la memoria riscoprirà ciò che lui stesso ha fatto e nuovi dettagli degli eventi che in questo libro sono taciuti. Io ho trovato abbastanza divertente ricomporre il puzzle mentre lo leggevo.

Worldbuilding

Come giustamente sottolineava Nymerios, leggendo solo il libro non si ha un’idea corretta della situazione politica del continente (che non ha nome, o almeno io non lo ricordo) dove si svolgono i fatti. Allo stesso modo l’elenco dei mostri ha poco significato e serve solamente per mostrare quanto Geralt sia esperto (o quanto l’autore sia fantasioso). Chi ha scelto di leggere il libro dopo aver giocato ai videogiochi invece non risentirà di questi due noiosi problemi. Ovviamente per “giocato” intendo “terminati in ogni loro parte”. Il motivo per cui troverà la strada spianata è semplice. Metà di quei mostri li avrà affrontati a colpi di spada d’argento e gamepad e quindi avrà un’immagine nitida di ognuno di loro. Per quelli che non ha dovuto smembrare per farne pozioni mutagene da strigo, avrà sicuramente trovato uno dei tanti libri in gioco che contengono istruzioni su ogni mostro, dall’aspetto ai punti deboli. Anche la situazione politica è più semplice da comprendere perché nei videogiochi si assiste spesso ad eventi diplomatici dove vengono spiegate alleanze e inimicizie. Per questo punto però si deve tenere presente che l’assetto politico che si vede nei videogiochi è posteriore a quello dei libri e quindi qualcosa è cambiato.

Personaggi

Questa maggiore conoscenza si trasmette in parte anche ai personaggi. L’esempio principale che mi viene in mente è quello di Re Foltest. Nel libro viene mostrato come un regnante che non ha paura di sporcarsi le mani in prima persona. Un lettore che non conosce altro del re potrebbe rimanere sorpreso oppure lasciar passare questo dettaglio in sordina. Chi invece ha giocato il secondo The Witcher ha visto Foltest sul campo di battaglia spiegare a Geralt come funziona una balista ed azionarla lui stesso per mandare all’altro mondo un suo oppositore politico arroccato in bastione durante un assedio. Nel leggere quindi la scena in cui Foltest “scende in campo” per incontrare Geralt l’effetto è totalmente diverso. Io personalmente ho sorriso e pensato con un po’ di malinconia “Caro vecchio Foltest”. (Sì, lo so che ora tutti vi starete chiedendo perché “malinconia”).

Lo stesso discorso ovviamente si applica a Geralt e su questo devo avvertirvi che potreste storcere il naso. Vuoi perché nei videogame è possibile plasmare lo strigo a piacere, facendogli compiere varie scelte morali, vuoi perché si tratta comunque di avventure future, qui nel romanzo troverete un Geralt appannato. Non sono riuscito a rintracciare il carisma che lo contraddistingue nell’incarnazione videoludica. Nel libro è più rassegnato e passivo e la traduzione italiana in cui tutti lo chiamano “signor strigo” non aiuta a rendergli giustizia. Intendiamoci non è molto diverso, ma almeno nei primi tre racconti sembra una copia sbiadita. Nel finale si riprende un po’, soprattutto nell’avventura di Renfri o in quella di Yennefer, ma è comunque un paio di toni più in basso rispetto al Geralt che dà una lezione al re della Caccia Selvaggia o che affronta Saesenthessis, il drago.

Stile

Per quanto riguarda lo stile non entro nel merito di quello che ha già detto Nymerios ma voglio solo spezzare una lancia nei confronti dell’autore perché, come specificato nella premessa dell’editore italiano, i nomi utilizzati non sempre rispettano quelli del più famoso videogioco. L’editore dice chiaramente di aver tradotto cercando di avvicinarsi il più possibile allo stile letterario dell’autore ed aver quindi usato termini che a volte nel videogame sono diversi. Il primo e più eclatante è proprio “strigo” che in inglese e nei videogame è “witcher”. Personalmente io trovo che l’editore, così facendo non abbia reso giustizia all’opera, ma solo creato confusione. Confusione che salta subito all’occhio quando lo strigo affronta la strige, che per assonanza sembrano maschile e femminile dello stesso soggetto, ma che in realtà sono cose molto diverse. Nella versione inglese ed in quella originale (polacco) i due nomi sono completamente diversi, come è giusto che sia. Spesso inoltre si incontrano termini di provenienza russa. L’unico che ricordo è il “voivoda” che è un comandante di una unità militare. Traducendolo dal polacco lo hanno lasciato inalterato, ma onestamente potevano anche chiamarlo “capitano” non si rovinava certo l’atmosfera, visto che in fondo il mondo di Geralt non è legato in alcun modo all’est Europa. Lo stesso accade per un termine che significa “capo villaggio”, ma ora non mi sovviene e non ho voglia di cercarlo, credo di aver reso bene l’idea.

Conclusione

In definita posso dire che chi conosce già i videogiochi ispirati alla saga letteraria potrà godersi molto meglio questo e gli altri libri. Il tutto è possibile perché aver completato i giochi fornisce una maggiore conoscenza sul mondo ma non intacca le trame che sono completamente diverse. Resta ovvio che, secondo me, la saga debba essere coerente e completa senza il supporto di altri media ma ritengo anche che per i lettori che sono anche appassionati videogiocatori, questo mio parere fin troppo lungo possa costituire una valida integrazione a tutto quello che ha giustamente evidenziato Nymerios.

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Ho indossato il Cappello Parlante insieme a Harry, Ron e Hermione; ho consultato l'aletiometro con Lyra; ho partecipato alla creazione di Ea e sono stato invisibile con Bilbo; ho viaggiato con Ged su migliaia di isole, tra diversi mondi con Pug, e su diversi piani con Sita Dulip; sono stato un reietto con Shevek e ho cavalcato draghi con Dany; ho sghignazzato con Bartimeus e cavalcato su Aslan; ho intrapreso viaggi interminabili con Frodo, Tasslehoff, Sutty, Drizzt, Phèdre, Morgon... E sono ancora qui.

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