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Frankenstein di Mary Shelley

Gli antichi maestri di questa scienza promisero l’impossibile e non giunsero a nulla. I moderni maestri promettono Frankenstein - Lande Incantatedavvero poco; sanno che i metalli non possono essere trasmutati e che l’elisir di lunga vita è una chimera. Ma questi filosofi, le cui mani sembrano fatte solo per frugare nel fango, i cui occhi sembrano fissarsi solo sul microscopio, o sul crogiuolo, hanno compiuto miracoli.

Frankenstein di Mary Shelley

 

 

Frankenstein, ossia  Il moderno Prometeo è un romanzo della scrittrice inglese Mary Shelley, pubblicato per la prima volta nel 1818.

TRAMA

Verso la fine del Settecento lo scienziato Victor Frankenstein, utilizzando le parti anatomiche di vari cadaveri, costruisce in laboratorio una creatura alla quale riesce a dare la vita. Tuttavia, di fronte all’aspetto ripugnante e terribile di ciò che la sua incoscienza ha prodotto, rinnega il mostro e lo abbandona al suo destino. Sola e spaurita in un mondo di cui nessuno le ha insegnato le regole, la creatura scopre ben presto la crudeltà degli uomini nei confronti di chi è diverso, e la sua natura, incline all’amore e alla bontà, subisce una radicale trasformazione.

Frankestein è diventato uno dei miti della letteratura perché affonda le radici nelle paure umane, la creatura, il mostro è espressione del timore per il progresso tecnologico molto diffuso nell’ 800. Da questo romanzo vengono fuori due figure iconiche, quella del  dottor Victor Frankenstein e della sua Creatura, usualmente ricordata come il mostro di Frankenstein, ma anche, in modo erroneo, con lo stesso nome del suo creatore.

Mary Shelley scrive Frankenstein a 21 anni creando un mito che è penetrato nell’immaginario collettivo che continua ancora oggi; al pari del Dracula, Frankenstein è uno dei più grandi capolavori della letteratura gotica. Considerato il primo racconto di fantascienza, segue la scia del romanzo gotico iniziata da Walpole ma in esso non sono presenti fanciulle perseguitate e malvagi persecutori, né la figura opprimente del castello; il romanzo della Shelley è carico di ansia di liberazione, passione, energia vitale incontenibile e mistero.

Dopo la pubblicazione Frankenstein è entrato nell’immaginario collettivo, in ambito letterario, cinematografico e televisivo, ci sono versioni su versioni del mostro, parodie e citazioni si diffondono come spore a significare che la creatura della Shelley è uscita dalla pagina per rimanere viva nel patrimonio culturale di generazioni. Per un altro motivo il mostro di Frankestein è importante: esso incarna per estensione, l’esempio in negativo di quello bioetico,  riferendosi al fatto che il dottor Frankenstein compisse esperimenti eticamente discutibili.

LA GENESI

Manoscritto Frankenstein - Lande Incantate

Manoscritto del Frankenstein

L’idea del Frankenstein nacque a Ginevra nel maggio 1816, i coniugi Shelley seguirono la sorellastra di Mary, divenuta amante di Lord Byron e passarono l’estate a Villa Diodati. Fu un estate funestata dal maltempo e costrinse gli ospiti spesso a stare a casa, gli ospiti (tra cui John Polidori che scrisse il racconto “The Vampire” proprio durante la sua permanenza alla villa) passavano il loro tempo leggendo traduzioni in francese di storie di fantasmi dalla letteratura tedesca. Fu così che a un certo punto Lord Byron propose a tutti di scrivere un racconto che riguardasse i fantasmi e i soprannaturale. Questa è dunque l’atmosfera in cui nasce Frankenstein. La serie di storie di fantasmi sui monti svizzeri che appaiono durante la prigionia dovuta dalla pioggia inclemente e dalle conversazioni notturne tra amici: tutto ciò bastava a infondere l’elemento gotico nella storia di Mary. Ma non era abbastanza per darle sostanza e forma. Mary non ebbe subito l’ispirazione.

La stessa Mary Shelley descrive le fasi del percorso che poi l’ha portata a scrivere il Frankenstein nella Prefazione della seconda pubblicazione, quella del 1831.

Mi affannai a pensare a una storia, una storia che potesse tener testa a quelle che ci avevano spinto a quell’impresa.  Una storia che parlasse delle misteriose paure che abbiamo in noi, e risvegliasse un orrore da brivido; una storia che obbligasse il lettore a guardarsi intorno spaventato, che gelasse il sangue  e accelerasse i battiti del cuore. Se non avessi ottenuto un simile risultato, la mia storia non sarebbe stata degna di questo nome. Pensai e ponzai invano. Sperimentai quel vuoto, quella totale assenza di inventiva  che è la più grande sventura degli scrittori, quando ai nostri appelli angosciati non risponde che un Nulla ottuso. Hai pensato a una storia? Mi veniva chiesto ogni mattina, e ogni mattina ero costretta a rispondere un mortificato no.

L’invenzione, bisogna ammetterlo umilmente, non consiste nel creare dal nulla, ma dal caos. […] L’invenzione sta tutta nell’abilità di cogliere le potenzialità di un argomento e nella capacità di dare corpo e forma alle idee che suggerisce.

Tra Lord Byron e Shelley, ci furono molte lunghe conversazioni di cui io fui devota ma quasi muta ascoltatrice. Durante una di queste, si discussero alcune dottrine filosofiche la natura del principio della vita e la possibilità di scoprirlo e divulgarlo. Parlarono degli esperimenti di Darwin che aveva conservato un pezzetto di vermicello in un recipiente di vetro finché, straordinariamente,  aveva cominciato a muoversi di moto proprio. Non era così, tuttavia, non si poteva infondere la vita. Forse si poteva rianimare un cadavere; il galvanismo aveva suggerito qualcosa del genere: forse si potevano fabbricare parti costitutive di una creatura, metterle insieme e infondervi il calore vitale.

[…] Posai la testa sul cuscino ma non dormii, né si può dire che pensassi. L’immaginazione, spontaneamente, si impossessò di me e mi guidò, conferendo visioni che si formavano nella mia mente una chiarezza che andava ben oltre i limiti usuali del sogno. Vidi, con gli occhi chiusi ma grazie a un’acuta vista interiore, il pallido studioso di arti scellerate inginocchiato accanto alla cosa che aveva creato. Vidi l’orribile fantasma di un uomo disteso, che poi, sotto l’azione  di un potente motore di qualche tipo, mostrava segni di vita e cominciava a muoversi, con movimenti faticosi, semianimati. […] L’artefice era terrorizzato dal suo successo; fuggiva, pieno d’orrore, dalla sua ripugnante opera. Credeva che, abbandonata a se stessa, la scintilla di vita da lui accesa si sarebbe spenta; che quella cosa, così imperfettamente animata, sarebbe ridiscesa al livello di materia morta; e lui sarebbe tornato a dormire, certo che il silenzio della tomba avrebbe nascosto per sempre l’esistenza transitoria di quel cadavere orrendo al quale aveva guardato come alla culla della vita. Dorme; ma si sveglia; apre gli occhi; guarda e la creatura orribile è là, in piedi vicino al suo letto, e tiene aperta la tenda, e lo fissa con occhi gialli, acquosi, ma intelligenti. Spalancai i miei in prenda la terrore. La visione si era impossessata di me a tal punto che fui percorsa da un brivido di paura […] Al mattino annunciai che avevo pensato a una storia.

Quindi, nel materiale grezzo di Frankenstein erano presenti due pulsioni, che infine si combinarono: quella del soprannaturale e dell’atroce e quella razionale scientifica (quando fa riferimento al galvanismo*: “Forse si poteva rianimare un cadavere; il galvanismo aveva suggerito qualcosa del genere: forse si potevano fabbricare parti costitutive di una creatura, metterle insieme e infondervi il calore vitale“).

*Galvanismo: Nel 1803 Giovanni Aldini, nipote dello sperimentatore anatomico Luigi Galvani, pubblica a Londra “An account of the late improvements in Galvanism“, che include il resoconto di alcuni interessanti esperimenti. Tramite l’uso di archi elettrici si è riusciti a infondere il movimento in un cadavere tanto da dare l’impressione di rianimazione. Aldini aggiunge che con determinate condizioni forse si sarebbe potuta ripristinare anche la vita stessa.

  • Le Edizioni

Il Frakenstein venne pubblicato la  prima volta nel 1818 in tre volumi con la prefazione del marito di Mary, Percy Bysshe Shelley al quale per molto tempo fu attribuita la paternità dell’opera. Seguono un’edizione del 1823 curata da William Godwin (padre di Mary, saggista e scrittore politico) e un’altra del 1831 con il testo completamente riveduto e con la prefazione dell’autrice, base di tutte le edizioni successive.

  • Il pregiudizio anti-femminista

Frankenstein, è un romanzo meraviglioso, considerato che è scritto da una donna

dichiarazione del Blackwoods Magazine all’epoca della pubblicazione

Furono in molti a pensare che il romanzo fosse stato ispirato al genio di due uomini, William Godwin e Percy Bysshe Shelley, dalla vita che Mary aveva condotto in un ambiente privilegiato e colto. Il grande tema, l’ideale umano, di modellare il mondo o di crearlo addirittura, fu certamente oggetto di discussione nell’ambiente intellettuale cui appartenevano Godwin e Shelley, ma la creatività di Mary fu mortificata piuttosto che alimentata dalle figure del padre e del marito; lo si evince quando trascurò le sue opere per dedicarsi al lavoro letterario del marito.

  • Il vero dottor Frankenstein

Il “dottor Frankenstein” è realmente esistito nella figura leggendaria del dottor Konrad Dippel. Questi nacque nel 1673 nel castello della famiglia Von Frankenstein e dedicò la sua esistenza alla ricerca dell’elisir di lunga vita; raccoglieva parti di corpi di cadaveri nei cimiteri proprio come il protagonista del romanzo. Morì nel 1734 in circostanze non chiare, probabilmente per aver ingerito veleno. Mary venne a conoscenza di questa vicenda grazie ai fratelli Grimm intimi amici della sua matrigna Mary Jane Clairmont. In una lettera, i Grimm, fanno cenno a questa vicenda, probabilmente appresa durante la raccolta di interviste fatta per catalogare antiche storie e leggende da inserire nella loro celebre raccolta di Fiabe.

INFLUENZE LETTERARIE

Il primo richiamo è sicuramente quello al “Paradiso Perduto” di John  Milton, per il suo contributo a una nuova combinazione dei principi elementari dell’umana natura, lo cita Mary stessa nella sua Prefazione del Frankenstein:

« Did I request thee, Maker, from my clay
to mould me man., did I solicit thee
from darkness to promote me…? »

« Ti chiesi io, Creatore, dall’argilla
di crearmi uomo, ti chiesi io
dall’oscurità di promuovermi…? »

John Milton – Paradiso Perduto

Ma Mary attinse anche e soprattutto dalla leggenda di Prometeo, tratta da Ovidio. Poiché, Prometeo rappresenta l’archetipo del ricercatore della saggezza e per questa ricerca incorse in una punizione terribile.  Nel romanzo oltre che alla figura del Prometeo, ricercatore e, in questo caso, creatore, si lega quello della creatura che si rivolta contro il suo creatore, quindi nega la concezione di un dio benevolo.

IL MODERNO PROMETEO E LA DUALITÁFrankenstein - Lande Incantate

Frankenstein al pari di Prometeo e di Faust, si ribella al Creatore e alla natura, così il Mostro si ribella al padre crudele che dopo averlo creato gli nega una vita normale.  Gli nega anche il nome, a spregio il suo creatore gli nega l’identità e una compagna, condannandolo alla solitudine in un modo che non lo accetta; nel tentativo inconscio di non farlo esistere. Ma al Mostro non serve un nome, esso vive nel dottor Frankestein, è come un’amplificazione del senso di colpa del suo creatore, un “doppio” collegato alla sua ambizione blasfema . Il senso del doppio è condiviso da molti critici ed è rivelato dall’errore comune di chiamare il Mostro con il nome del suo creatore: Frankenstein.

QUALE GENERE PER FRANKENSTEIN

Frankenstein è in generale considerato un grande capolavoro della letteratura gotica, a cui è assimilabile per le descrizioni dallo stile molto realistico che producono un effetto molto potente. Ma si distacca dal gotico tradizionale quando imbocca la strada della manipolazione della natura, infatti nel gotico del Settecento, il tema della natura intatta è molto amato e in questo romanzo viene fortemente invasa. Gli altri elementi che lo accostano al gotico sono l’ansia per la mancanza di una via d’uscita e il fatto che i due protagonisti si perseguitino a vicenda fino alla morte di uno di loro. Può essere accostato a un tipo di gotico moderno poiché ne illustra il tratto più significativo cioè la mancanza del rapporto causa effetto e comunque la sua debolezza. Successivamente viene definito il primo romanzo di Fantascienza ed è anche accostato all‘Horror per il gusto dell’orrido e il carattere atroce presenti nell’opera.

 LE EDIZIONI

Frankenstein di Mary Shelley, Mondadori, collana Oscar Classici

Frankenstein di Mary Shelley, Einaudi, collana Einaudi tascabili, Classici

Frankenstein di Mary Shelley, Newton & Compton, collana Grandi Tascabili Economici

UN MOSTRO NELLA PAGINA TANTI MOSTRI AL CINEMA E ALLA TV

Come è stato già detto Frankestein è entrato a pieno titolo nella visione immaginifica di generazioni, la produzione cinematografica e televisiva non è altro che il colpo di ritorno e la dimostrazione dell’impatto che l’opera ha avuto nei tempi a venire. Film e Tv shows propongono spesso nuove interpretazioni del Mostro della Shelley e non mancano anche le parodie.

  • Film
Boris Karloff - Frankenstein - Lande Incantate

Boris Karloff nelle vesti di Frankenstein

Frankenstein – cortometraggio muto del 1910 di J. Searle Dawley

Frankenstein – film del 1931 diretto da James Whale
La moglie di Frankenstein – film del 1935 diretto da James Whale

La rivolta di Frankenstein – film del 1964 diretto da Freddie Francis
Frankenstein alla conquista della Terra – film del 1965 diretto da Ishirō Honda
La maledizione dei Frankenstein – film del 1967 diretto da Terence Fisher
Distruggete Frankenstein! – film del 1969 diretto da Terence Fisher
Gli orrori di Frankenstein – film del 1970 diretto da Jimmy Sangster
La figlia di Frankenstein (Lady Frankenstein) di Mel Welles (Ernst R. von Theumer) (1971)
Dracula contro Frankenstein (Dracula vs. Frankenstein, 1971), diretto da Al Adamson
Dracula contro Frankenstein (Dracula prisonnier de Frankenstein, 1972), diretto da Jesús Franco
Frankenstein 80 – di Mario Mancini, 1973

Lo strano caso del dottor Frankenstein – di D. Roberts, 1988

Frankenstein oltre le frontiere del tempo – film del 1990 diretto da Roger Corman    Frankenstein 2000 – di Joe D’Amato, 1991

Frankenstein: The Real Story – di David Wickes, 1992
Frankenstein di Mary Shelley – film del 1994 diretto da Kenneth Branagh
Vampire Girl vs Frankenstein Girl – di Yoshihiro Nishimura del 2009
The Frankenstein Theory – di Andrew Weiner del 2013
I, Frankenstein – di Stuart Beattie del 2014

  • Parodie
Igor in Frankenstein Junior

Igor in Frankenstein Junior

Il cervello di Frankenstein – film del 1948 diretto da Charles T. Burton
Frankenstein Junior – film di Mel Brooks del 1974
Frankenstein all’italiana – diretto da Armando Crispino nel 1975
Frankenweenie – cortometraggio di Tim Burton del 1984
Fracchia contro Dracula – film di Neri Parenti (1985)
Frankenweenie – film d’animazione di Tim Burton del 2012, tratto dall’omonimo cortometraggio
Hotel Transylvania – film d’animazione di Genndy Tartakovsky (2012)

  • Citazioni

Lo spirito dell’alveare – film del 1973 diretto da Víctor Erice
Gothic – film del 1986 diretto da Ken Russell
Dèmoni e dèi – film del 1998 di Bill Condon
Franken Stein – Personaggio dell’anime e del rispettivo manga Soul Eater
Frankenstein’s Army – film del 2013 di Richard Raaphorst

  • Televisione

La famiglia Addams (il personaggio di Lurch è una versione della creatura)
Carletto il principe dei mostri
Alvin Superstar incontra Frankenstein – 1999
Frankenstein – miniserie televisiva del 2004
C’era una volta (Once Upon a Time) – serie tv statunitense del 2012, episodio The Doctor

MARY SHELLEYMary Shelley - Lande Incantate

Mary Wollstonecraft Godwin nacque a Londra il 30 agosto 1797, unica figlia della filosofa e promotrice dei diritti delle donne Mary Wollstonecraft e del saggista e scrittore politico William Godwin. Incontrò Percy Bysshe Shelley, un libero pensatore come il padre, il 26 giugno 1814 presso la tomba della madre. I due fuggirono in Francia un mese più tardi, il 27 luglio, con Jane Clairmont, sorellastra di Mary. Tornati in Inghilterra nel settembre del 1816, dopo il suicidio della prima moglie del poeta inglese si sposarono, stavolta con il benestare dei genitori. Mary aveva appena ideato la storia di Frankenstein, che avrebbe scritto definitivamente durante l’estate dell’anno successivo.Dopo una serie di alti e bassi letterari e personali di Shelley, il seguito del poeta si spostò a Lerici, vicino La Spezia in Italia. Fu lì che l’8 luglio del 1822 il giovane poeta annegò durante un viaggio in barca di ritorno da Livorno. Mary si prodigò in modo infaticabile per promuovere gli ultimi lavori scritti dal marito, curando personalmente la pubblicazione di inediti e trovando anche l’occasione di scrivere alcuni romanzi propri, tra cui Valperga, The Fortunes of Perkin Warbeck e Falkner, che sono poco noti rispetto alla sua opera più famosa. L’ultimo uomo (The Last Man), una storia pioniera della fantascienza che narra dell’apocalisse dell’umanità in un lontano futuro è, tuttavia, da alcuni considerata la sua opera migliore. Mary Shelley morì il 1 febbraio 1851 a Londra e fu sepolta nel cimitero di St. Peter a Bournemouth, nella contea inglese del Dorset.

(1353)

It di Stephen King
Le mille e una notte
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Gioia Riccardi

« Penso che la cosa più misericordiosa al mondo sia l'incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti. Viviamo su una placida isola d'ignoranza in mezzo a neri mari d'infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano. Le scienze, che fi­nora hanno proseguito ognuna per la sua strada, non ci hanno arreca­to troppo danno: ma la ricomposizione del quadro d'insieme ci aprirà, un giorno, visioni così terrificanti della realtà e del posto che noi occupiamo in essa, che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura. » H.P. Lovecraft, Il Richiamo di Cthulhu 1928.

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